La “cosa” e non i partiti

Anche la signora Nicoletta Noi-Togni, torna sui permessi di dimora "facili" nel rispondere allo scritto del signor Enea Bettè.
01.06.2026
3 min
Una vista panoramica di un paese con case colorate e un campanile, circondato da alberi e montagne. Il paesaggio è verde e ben curato, con fil

Non posso non riconoscere all’articolo di Enea Bettè – e per conseguenza al suo autore – conoscenza di fatti e di situazioni, memoria “lunga” e argomentazioni pertinenti. Non posso neppure dire di non condividere molte delle opinioni da lui espresse ma resto perplessa sul fatto di tacere su fatti reali, quindi accaduti, in funzione della prossimità di elezioni e votazioni. Perché vicino alla politica dei partiti c’è anche una società civile che dovrebbe potersi esprimere. E che dovrebbe poterlo fare liberamente.

Gli accadimenti malavitosi di Roveredo – senza colpa del Comune e dei suoi abitanti - sono reali, indipendentemente dal fatto che si siano resi evidenti a ridosso dell’elezione di Gran Consiglio e Governo e che si situino temporalmente nell’imminenza della votazione sui 10 milioni bastano dell’UDC. Che ci possano essere nessi tra questi temi è possibile ma i nessi non dovrebbero servire ad imbavagliare ma a differenziare tra un argomento e l’altro. E le differenze ci sono.

Pensare positivo, relativizzare, sdrammatizzare, persino tranquillizzare non deve significare svilire i contenuti seri di una discussione, appiattire il tutto, rendere inoffensivo e banale ciò che non lo è.

Il nostro Governo – e quando parlo di Governo parlo di tutto il collegio governativo deputato a risolvere in toto i problemi della comunità e quindi non ne faccio una questione di partiti – ha dimostrato ampiamente di banalizzare la questione mafia nel Moesano. Nonostante gli avvertimenti di anni e seguendo sempre lo stesso copione. Che consiste nel: banalizzare l’accaduto, invocare l’accordo sulla libera circolazione, affermare che i Grigioni non faranno mai come il Ticino sottintendendo l’illegalità di quest’ultimo e poi convocare un incontro con i sindaci nel Moesano (a porte chiuse si sa). Copione che abbiamo già visto anche con altre problematiche (es. Covid). Nel copione mafia c’è solo una novità già dichiarata in precedenza: la famosa autocertificazione dei criminali alla quale solo il Governo e il giornalista della RSI credono se dobbiamo far fede alla dichiarazione nel corso della trasmissione Falò. Non parliamo poi di casellario giudiziale che resta totalmente tabù. Quindi il Governo non si discosta da quanto già detto e, elezioni o no, l’unico predicato che possiamo attribuirgli è quello di immobilismo.

Se poi a qualcuno venisse la tentazione di affermare che coloro che oggi protestano per l’operato, meglio per il non operato, del Governo in fatto di mafia nel Moesano - e qui ci metto anche il mancato ritiro di quei permessi B che non avrebbero mai dovuto essere rilasciati – favoriscono la propaganda in favore dell’Iniziativa popolare “No a una svizzera da 10 milioni!” in votazione il prossimo 14 giugno, dovrei da parte mia smentirli decisamente. Infatti non potrei mai sostenere un’Iniziativa che, indipendentemente da tutti gli svantaggi materiali che ne possano conseguire, agisce nella sua intenzione di base sull’esistenza o meno delle persone nel nostro Paese. E che lo fa con un numero. Quando riduciamo l’esistenza, la vita degli esseri umani a numero, ci deve suonare un campanello d’allarme. Troppe le analogie, troppe le associazioni mentali di scenari preoccupanti, già visti o intravvisti. I numeri semmai ci devono far aprire le porte, non chiuderle. E attenzione: perché i numeri si possono anche rivolgere contro di noi (Exit Dixit).

Nicoletta Noi-Togni