Quando un permesso sbagliato mette a rischio un intero paese

Quattro persone residenti a Roveredo, due delle quali già arrestate all'estero, hanno riportato il comune agli onori delle cronache.
03.03.2026
4 min
Un uomo in maglione scuro parla da un podio in legno con il simbolo del Comune di Roveredo. Sullo sfondo, un ambiente interno con attrezzature di lavoro

Nel corso di un’operazione internazionale contro una rete di traffico di cocaina e riciclaggio di denaro legata alla mafia italiana sono stati arrestati all’estero sette individui, tra cui un 52enne italiano e suo figlio 24enne domiciliati a Roveredo in Mesolcina, mentre altre due persone, anch’esse residenti a Roveredo, risultano coinvolte nella medesima inchiesta.

Secondo quanto riportato dalla stampa, il 52enne si sarebbe trasferito nei Grigioni nel 2021, ottenendo un permesso di dimora dopo che le autorità ticinesi gli avevano negato tale permesso a causa dei suoi precedenti penali.

Di fronte a questi fatti, è difficile per il Municipio di Roveredo non porsi una domanda scomoda ma necessaria: com’è possibile che una persona ritenuta troppo rischiosa per ottenere un permesso in Ticino venga invece accolta nei Grigioni, con la conseguenza che l’intera comunità di Roveredo si ritrova a convivere, inconsapevolmente, con figure sospettate di legami con la criminalità organizzata?

Non è in discussione il lavoro puntuale delle forze di polizia e delle autorità inquirenti, che hanno contribuito allo smantellamento di un’organizzazione criminale internazionale. È invece inevitabile interrogarsi sui criteri e sulle procedure con cui gli uffici cantonali competenti in materia di stranieri valutano i rischi legati al rilascio di permessi di soggiorno, soprattutto quando vi sono precedenti penali noti e già valutati da un altro Cantone.

Il diritto federale offre ai Cantoni strumenti chiari per rifiutare o revocare permessi quando la sicurezza e l’ordine pubblico sono messi in pericolo, in particolare in presenza di condanne penali gravi o di indizi di legami con organizzazioni mafiose. Se, nonostante questi strumenti, una persona con un simile profilo ottiene comunque un permesso di dimora, il problema non è la mancanza di base legale, ma l’uso che se ne fa: valutazioni troppo benevole? Informazioni non condivise? Verifiche insufficienti dei precedenti?

La popolazione ha il diritto di ricevere risposte chiare. I cittadini di Roveredo e della Mesolcina non possono limitarsi a scoprire dai media che nel loro Comune abitavano persone oggi accusate di far parte di reti mafiose, dopo che un altro Cantone aveva già ritenuto inaccettabile il rischio connesso al loro soggiorno. E non è accettabile che il dibattito pubblico si fermi alla cronaca dell’operazione di polizia, senza affrontare fino in fondo la questione politica e amministrativa: chi ha deciso, su quali basi, e con quali verifiche, di rilasciare quei permessi?

Il Canton Ticino, da anni, applica criteri molto restrittivi in materia di rilascio dei permessi, anche grazie all’uso sistematico del casellario giudiziale, proprio per evitare che persone con gravi precedenti penali si stabiliscano sul proprio territorio. Se altri Cantoni adottano prassi sensibilmente più permissive, il risultato è una disparità di trattamento che scarica il rischio su determinati Comuni di confine, trasformandoli di fatto in “valvole di sfogo” per situazioni che altrove vengono giustamente rifiutate. Non si tratta di cedere a facili allarmismi, né di stigmatizzare indistintamente gli stranieri che vivono e lavorano e si comportano onestamente nei nostri paesi.

Si tratta, al contrario, di proteggere anche loro, oltre che l’intera comunità, da scelte amministrative inopportune che, per leggerezza o sottovalutazione, finiscono per aprire le porte a persone legate a traffici di droga e a organizzazioni mafiose, con tutte le ricadute in termini di sicurezza, immagine e fiducia nelle istituzioni.

Per queste ragioni, il Municipio di Roveredo chiede con forza che il Governo cantonale grigionese:

- chiarisca pubblicamente, in modo trasparente, quali criteri sono stati applicati nel caso specifico;

- verifichi se le procedure interne per l’analisi dei precedenti penali e dei rischi di criminalità organizzata siano realmente adeguate;

- rafforzi il coordinamento con gli altri Cantoni, in particolare quelli di confine come il Ticino, affinché decisioni così delicate non si traducano in “shopping dei permessi” a favore di persone pericolose.

La sicurezza dei nostri paesi non è una variabile negoziabile né un effetto collaterale della burocrazia. È un dovere primario delle autorità, e passa anche dalla capacità di dire “no” quando i segnali d’allarme sono già stati accesi altrove.