Nel 2024, in Svizzera sono stati registrati circa 78’300 nati vivi. Il tasso di fecondità è sceso a circa 1,29 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione della popolazione, fissata a 2,1 figli per donna. Nel giro di due generazioni, la fecondità si è quindi dimezzata: all'inizio degli anni Sessanta era ancora compresa tra 2,6 e 2,7 figli per donna. Si tratta di un cambiamento profondo e duraturo. La Svizzera non rappresenta un caso isolato, bensì fa parte di una tendenza che interessa l'intera Europa.
Un fenomeno europeo
Da decenni i tassi di natalità diminuiscono in tutta Europa. Secondo i dati di Eurostat, la fecondità nell'Unione Europea si mantiene stabilmente attorno a 1,3–1,4 figli per donna, mentre il numero delle nascite ha raggiunto minimi storici. Le cause sono note: costo elevato degli alloggi, percorsi di formazione più lunghi, formazione della famiglia sempre più tardiva e incertezze economiche. Tuttavia, queste spiegazioni non sono sufficienti. Molti di questi fattori erano presenti anche nelle generazioni precedenti, talvolta in misura persino maggiore, senza provocare un calo così drastico delle nascite. Il cambiamento è quindi non solo economico, ma anche culturale e antropologico.
L'anticipazione giapponese
Il Giappone mostra quale potrebbe essere l'esito di questo processo. Con una fecondità di circa 1,2 figli per donna, una popolazione sempre più anziana e una forza lavoro in costante diminuzione, il Paese rappresenta l'avanguardia di una transizione demografica che potrebbe attendere anche l'Europa.
Nonostante la sua forza economica, l'elevato livello d'istruzione e lo sviluppo tecnologico, il Giappone non è riuscito a riportare stabilmente verso l'alto il tasso di natalità. Ciò suggerisce che il benessere, da solo, non basta a garantire la stabilità demografica.
Dall'economia alla cultura
Le spiegazioni economiche rimangono parziali. Certamente il mercato immobiliare, le condizioni di lavoro e la conciliazione tra professione e famiglia svolgono un ruolo importante. Tuttavia, non spiegano perché in molti Paesi il numero effettivo di figli sia sistematicamente inferiore a quello desiderato.
Questa differenza rimanda a fattori strutturali e culturali: crescente individualizzazione dei progetti di vita, minore stabilità delle relazioni di coppia, ingresso più tardivo nell'età adulta e un generale cambiamento delle priorità esistenziali.
L'interruzione volontaria di gravidanza nel contesto demografico
Senza ridurre la questione a una dimensione morale o polemica, l'interruzione volontaria di gravidanza costituisce un elemento di fatto del quadro demografico complessivo.
Nel 2024 in Svizzera sono state registrate circa 12’434 interruzioni di gravidanza, pari a un ordine di grandezza di un aborto ogni sei bambini nati vivi nello stesso anno.
Questi dati non consentono interpretazioni semplici o univoche. Le situazioni individuali sono molteplici e spesso complesse. Essi ricordano però che gli sviluppi demografici derivano dall'intreccio di numerose decisioni personali e delle condizioni sociali in cui esse maturano.
La Svizzera: prosperità e invecchiamento
La Svizzera rimane un Paese altamente sviluppato, stabile e prospero. Parallelamente, però, la sua popolazione sta invecchiando in modo evidente. La quota delle persone anziane cresce, mentre le generazioni più giovani diventano numericamente sempre più ridotte.
Una conseguenza di questa evoluzione è la crescente dipendenza dal saldo migratorio per mantenere stabile la popolazione attiva. L'immigrazione contribuisce in misura significativa alla stabilità economica, ma non sostituisce la naturale riproduzione della popolazione.
La prospettiva demografica dell'Europa
Le proiezioni delle Nazioni Unite e di Eurostat delineano un quadro chiaro: senza un'inversione di tendenza, nel corso del XXI secolo l'Europa sarà al tempo stesso più piccola e molto più anziana.
Il numero delle persone in età lavorativa diminuirà, mentre la fascia degli ultrasessantacinquenni crescerà sensibilmente. Questo mutamento non influenzerà soltanto i sistemi pensionistici e i costi sanitari, ma trasformerà l'intera struttura sociale.
Il divario tra desiderio e realtà
Nei sondaggi molti europei dichiarano di desiderare, in media, circa due figli. Nella realtà, però, la fecondità effettiva rimane nettamente inferiore.
Questa differenza indica l'esistenza di un ostacolo sistematico tra il desiderio e la sua realizzazione. Essa nasce dalla combinazione di fattori materiali, istituzionali e culturali e, forse, anche da una diversa concezione del senso della vita e del futuro.
La demografia come questione di civiltà
Lo storico Pierre Chaunu parlò di un «suicidio demografico dell'Europa». L'espressione è forte, ma richiama un processo reale: una popolazione che non riesce più a sostituire sé stessa.
Il genetista Jérôme Lejeune sottolineò un'altra dimensione: il valore della trasmissione della vita come espressione della fiducia nel futuro. Se una società non considera più il bambino come portatore di speranza, cambia anche il suo rapporto con il futuro stesso.
Conclusione: fiducia nel futuro
In ultima analisi, la demografia non è una disciplina puramente tecnica, ma uno specchio della fiducia collettiva.
La Svizzera e l'Europa sono ricche, stabili e altamente sviluppate. Eppure attraversano una fase nella quale non si riproducono più spontaneamente. La domanda decisiva non è soltanto quante persone vivranno in Europa nei prossimi decenni, ma quale idea di futuro queste società coltivino.
Una civiltà rimane viva solo se è disposta a sopravvivere a sé stessa attraverso le nuove generazioni.
Ed è proprio qui che risiede il significato più profondo di una frase attribuita a Jérôme Lejeune:
«La prima ricchezza di un popolo non è economica. È il bambino che esso accoglie e trasmette, non come un numero, ma come una promessa.»
Luigi Menghini, linguista, docente e presidente del Centro di Coira
(articolo apparso in tedesco nel Bündner Tagblatt, 16.7.2026)