Società bucalettere: una storia infinita

Romano Losa, candidato UDC al Gran Consiglio, riprende l'argomento delle società bucalettere in Mesolcina.
13.03.2026
3 min
Caselle postali in metallo grigio con chiusure, affacciate su un paesaggio montano con un villaggio e montagne innevate sullo sfondo.

Il problema delle società bucalettere nelle valli grigionitaliane e in Mesolcina in particolare non è nuovo e si riaccende ogni qualvolta si verificano fatti con arresti di personaggi poco raccomandabili per connivenze mafiose, spaccio di droga o altri reati.

Da anni se ne parla e malgrado i vari interventi presso il Governo Cantonale, nulla o poco si è fatto e trascorso il momento di stupore, tutto ritorna come prima. Nell’era informatica sembra strano che non vi sia un passaggio di informazioni, fra i vari Cantoni e se la legislazione del Canton Grigioni è carente o peggio ancora non applicata, allora occorre porvi rimedio e in maniera urgente. Peter Peyer (PS), capo del Dipartimento di giustizia e polizia, intervistato di recente dalla RSI in relazione ai fatti avvenuti a Roveredo e sul tema delle società bucalettere, ci è sembrato alquanto blando, trincerandosi dietro possibili ostacoli relativi agli accordi bilaterali in particolare a riguardo della richiesta del casellario giudiziale. Su una popolazione di 9000 abitanti com’è possibile che vi siano quasi 1500 società bucalettere in Mesolcina e Calanca? Abbiamo l’impressione che, oltre ad una scarsa volontà politica di risolvere il problema, a differenza di quanto avvenuto nel limitrofo Canton Ticino, vi siano degli interessi personali da parte di coloro che traggono vantaggi economici da questa situazione. Per mezzo del segreto d’ufficio, di una legislazione lacunosa e di controlli poco approfonditi, i “facilitatori” aiutano questi personaggi ad avviare e gestire i loro affari. Se la legislazione e i controlli sono carenti spetta ai politici e ai nostri rappresentanti a Coira intervenire in maniera energica in modo che si ponga rimedio e al più presto a questa situazione. Si tratta di un sistema collaudato, si registra una società, ci si fa assumere come dipendenti e si ottiene il permesso di dimora. Quando la società viene fatta fallire, o viene iscritta con un altro nome, oppure, come purtroppo succede, si richiede pure il sussidio di disoccupazione per gli pseudo impiegati. Questa deplorevole situazione si protrae purtroppo da troppo tempo. La Mesolcina e la Calanca non devono diventare dei centri per loschi affari, con agganci a personaggi in odore di mafia e luogo di riciclaggio di denaro sporco, senza considerare il pregiudizio d’immagine arrecato nei confronti di tutte le società e uffici fiduciari che lavorano con trasparenza e onestà.

Come partito UDC ci impegneremo per fare in modo che il Canton Grigioni metta in atto delle misure concrete per porre rimedio a questa indecorosa situazione che danneggia l’immagine e la reputazione delle nostre Valli.

Romano Losa

candidato UDC al Gran Consiglio Retico