Nel regno del paradosso

Le infiltrazioni mafiose nel Moesano tornano prepotentemente alla ribalta e la legislazione vigente sembra non essere sufficientemente efficace.
04.04.2026
3 min
Panorama delle Alpi con valli verdissime e montagne maestose. Ombre profonde si stagliano sulle pendici montane, mentre un fiume scorre lungo la valle.

Il 19 dicembre 2025 il Consiglio federale approvava la Strategia per la lotta alla criminalità organizzata elaborata dal Dipartimento federale di Giustizia e Polizia sotto l’egida della Polizia Federale. Una Strategia che si regge su tre pilastri: identificare, prevenire, combattere. E che, per raggiungere questi tre obiettivi prevede “una stretta collaborazione tra Confederazione, Cantone e Comuni”. Non solo naturalmente ma i sopra citati sono sicuramente gli enti più importanti in questa discussione che trova nell’informazione, nella conoscenza, l’elemento cardine per operare. Infatti non si può identificare ciò che non si conosce e non si può prevenire e combattere ciò che non si identifica.

A questo si deve, credo, lo smarrimento del Procuratore generale della Confederazione, Stefan Blättler ai microfoni della RSI - in merito ai recenti fatti di Roveredo - che ha giustamente evidenziato l’impossibilità di agire da parte della FedPol se non giungono dai Cantoni le informazioni. I Cantoni però – dicono loro - non possono informare in mancanza di elementi decisamente criminogeni (p.es. fatti cruenti, conclamabili) e neppure possono controllare più di tanto in sede di concessione di permessi se gli stessi cadono sotto le leggi della libera circolazione delle persone. Insomma, come si farà mai a raggiungere gli obiettivi postisi dalla Confederazione? Si stanno preparando nuove leggi è stato detto. Ma quando arriveranno e attraverso quale tortuoso iter che il federalismo ci riserva? Personalmente ho ricevuto una bozza della Strategia dalla FedPol già a fine 2019 dopo la mia richiesta di aggiungere anche il Moesano al piano di lotta antimafia nazionale che avrebbe avuto come epicentro il Ticino. Richiesta subito accolta da Berna e appoggiata da Coira. Sono però trascorsi quasi sette anni e, con riferimento ai Grigioni e ai fatti concreti, ci ritroviamo ai piedi della scala. Come è possibile?

Perlomeno si potrebbero usare quegli spazi che la legge lascia all’interpretazione – come suggerito dall’ex procuratrice generale, Rosa Maria Cappa – per esempio il pericolo pubblico insito nella turbativa di ordine pubblico che cade sotto la legge e dovrebbe portare l’apparato governativo cantonale ad approfondire situazioni dubbie in quanto ree di disordine amministrativo ed economico oltre che di pericolo.

Intanto le società bucalettere non smettono di “fiorire” nel Moesano. Da una ricerca della “Südostschweiz” del 2 aprile che si apre con il titolo “Benvenuti nel Moesano, valle di società bucalettere”, quest’ultime sono aumentate significativamente nel 2025 (vedi grafico). Il giornalista ipotizza in seguito al giro di vite ticinese dato che 8 Società su 10 hanno cambiato la loro sede dal Ticino al Moesano. Se tutte le Società riportate dall’apposito Index fossero attive – dice sempre il giornalista – il Moesano dovrebbe essere uno dei centri economici più importanti (dicasi fiorenti) del Cantone. Ciò che la non rallegrante lista dei fallimenti – anch’essa compresa dalla grafica – sembra smentire.

So da anni che le nostre leggi sono “leggi di bel tempo” come si dice in tedesco. Cosa confermatami dal procuratore generale nella già citata trasmissione della RSI. Lo stesso ha affermato che le nostre leggi sono fatte per le persone che si comportano bene e che perciò vanno cambiate perché non corrispondono più al contesto in cui viviamo.

Insomma che dire? Non solo la criminalità è all’angolo ma anche il paradosso. Con buona pace del Governo grigionese e delle Leggi di bel tempo del nostro Stato.