Da quanto si è sentito non si può purtroppo dire che l’annoso fenomeno delle Società bucalettere, riciclaggio, ecc., sia un fenomeno finalmente sotto controllo.
A tal proposito anche dal lato politico il granconsigliere Samuele Censi (PLR) ha annunciato nuovi interventi parlamentari durante la sessione di aprile in Gran Consiglio e pure il Municipio di Roveredo ha puntualmente preso posizione dopo la risposta del Governo del Cantone dei Grigioni.
Premettendo che la lotta al malaffare, e non solo alle nostre latitudini, rischia di non finire mai, si può dire che per ora l’operazione “Bucalettera” sia da ormai troppo tempo andata a buca, cioè nel significato letterale non è riuscita, è andata a vuoto, causa vari inghippi legislativi ora evocati più che altro per scagionare la procedura adottata. Si continua infatti a ripetere la stessa “solfa”, compresi i regolamenti imposti dall’accordo sulla libera circolazione con l’Unione Europea, adottati a livello federale, meno che dal Ticino.
Restando al concreto: il Ticino ha negato i permessi B, mentre il Grigioni li ha concessi per Roveredo e (almeno per ora) ancora mantenuti, malgrado l’arresto dei quattro nell’ambito di un’inchiesta internazionale su traffico di droga e riciclaggio!
Purtroppo, se andremo avanti così, come dicono da Coira, nel Moesano, tra Società bucalettere, riciclaggio e fallimenti a "a gogò" andremo sempre peggio!
Come si sa il problema non è recente e quindi non bisognerebbe accampare scuse inerenti risorse e personale insufficienti, ma concentrare specialmente le risorse utili per un controllo tempestivo alla fonte proprio nel Moesano, dove il fenomeno “Bucalettere” è più diffuso.
Sbirciando nel vecchio computer già una decina d’anni fa in occasione della famosa tavola rotonda sul problema "Società Bucalettere" organizzata a Roveredo annotavo: “…un malcostume che affonda purtroppo da tempo le radici anche nella nostra realtà moesana e che sembra dimostrare, dovuto anche alle troppe limitazioni legislative, l’inefficienza delle nostre istituzioni nel gestire l’annoso problema. Si spera, per finalmente voltar pagina, in nome del rispetto delle regole esistenti o di quelle che dovranno ancora essere attuate o almeno modificate: comunali, cantonali, federali e internazionali. Ciò per evitare che l’illegalità diffusa possa corrodere il buon nome, l’integrità democratica ed economica dell’intera regione e pure di chi opera nel rispetto della deontologia professionale.”
Viste le ultime notizie riguardanti il fenomeno e probabilmente altri casi non accertati a causa dell’inefficienza nei controlli, dopo le precisazioni grigionesi del 1. di aprile 2026, siamo però purtroppo ancora ai piedi della scala.
Così ha anche commentato alla RSI Francesco Lepori, il responsabile operativo dell’Osservatorio ticinese dell’USI sulla criminalità organizzata, dopo le “precisazioni” governative da Coira:
I vincoli legislativi federali e le normative europee che limitano fortemente lo scambio di informazioni a vari livelli non devono essere un paravento. In Ticino dal 2013 i dipendenti dell’Ufficio della migrazione devono verificare su internet se vi siano carichi di natura penale, nel 2015 è stato introdotto l’obbligo di presentare il casellario e nel 2024 il Consiglio di Stato ha licenziato un messaggio per rafforzare ulteriormente la lotta alla criminalità economica.
Sarebbe quindi ora, aggiungiamo a quanto precisato da Lepori, seguendo l’esempio ticinese e senza accampare troppe scuse procedurali, di darsi una mossa anche dalla parte grigionese.