Pochi minuti…ed è già tragedia

Nicoletta Noi-Togni si sofferma sull'ineluttabilità del destino, sull'attimo fatidico che può sconvolgere una vita.
13.01.2026
3 min
Un elegante allestimento floreale con rose bianche e garofani, circondato da candele accese di varie dimensioni. Petali di rosa si posano delicatamente

Bastano pochi minuti…, basta così poco ed eccoci qui increduli, stupefatti ad osservare un’alba livida che sorge su uno scenario di fiori intirizziti e di fiamme tremolanti che mani pietose e impotenti hanno in fretta trasformato in un messaggio d’amore. Per quei giovani, tanti, troppi, che in pochi minuti hanno perso il bene più prezioso: la vita. Eccoci qui a stropicciarci gli occhi e a non crederci perché non può accadere nel nostro Paese. Eccoci a pensare a quale deve essere il risveglio delle famiglie investite dalla disgrazia, al dolore immenso, all’orologio che si vorrebbe far riornare al tempo prima di quei minuti per poterli strappare, quei giovani, fuori da quel locale in fiamme. Oppure si sarebbe potuto dire a quei giovani, non andateci, non andateci proprio stasera. Se solo si avesse saputo….se solo fosse stato più presto, o più tardi, se fossero stati ammalati o stanchi. Il “se” può essere devastante, eppure è solo una congiunzione ipotetica formata da due piccole lettere che si tengono per mano. Cosi dovremmo fare, tenere i nostri figli tutta la vita per mano. Ma così non possiamo fare. No, dobbiamo stare nella vita e nei suoi minuti con le nostre insicurezze, le nostre paure, la nostra impotenza, le nostre domande senza risposte e il nostro dolore. Non significa che attraversata questa gelida galassia di emozioni alla vita non si ritornerà. Le risorse dell’essere umano sono stupefacenti e, come abbiamo sentito nel passaggio di un testo nella significativa commemorazione di Martigny: “devo continuare a vivere perché altrimenti chi parlerà di te, chi dirà il tuo nome e chi sei stato?”.

E poi, eccoci qui a chiederci di chi è stata la colpa. A chiederci il perché della trascuratezza delle obbligatorie misure di sicurezza in quel locale, della mancanza di controlli, delle varie infrazioni, di leggi e regolamenti non osservati. Non da ultimo a stupire è l’Esecutivo comunale. Con i silenzi, le risposte reticenti a reiterate domande. Non così il Presidente del Governo cantonale vallesano Mathias Reynard che ha porto le scuse dell’accaduto in nome del suo Cantone e Popolo, parlato dell’umiltà che la situazione richiede e detto che se è vero che il rispetto per chi soffre impone il silenzio, il silenzio da solo non basta. Significa che giustamente l’inchiesta deve procedere con il rigore che richiede e che i responsabili devono subire la pena del caso. Ciò che ha promesso avverrà ed è ciò che tutti speriamo avvenga.

Nicoletta Noi-Togni