IL VERO AMICO LO RICONOSCI NEL MOMENTO DELLA GIOIA!

Le due sciatrici che si inginocchiano davanti alla vincitrice della gara sono l'esempio massimo di sportività. Un gesto che farà scuola.
17.02.2026
2 min
Atleta italiana sul podio con la medaglia d'oro, sorridente e con bandiera italiana in mano. Due atlete, una svedese e una norvegese, in posizione
Un bellissimo gesto che richiama rispetto e riconoscimento della superiorità agonistica. Un gesto da medaglia d'oro!.

Le meravigliose e commoventi immagini delle sciatrici Sara Hector (svedese) e Thea Louise Stjernesund (norvegese), argento alle Olimpiadi di Milano Cortina che, all’arrivo di Federica Brignone, oro, si inginocchiano sorridenti davanti alla campionissima e poi festose l’abbracciano, ha sdoganato un mio convincimento che recita: “Il miglior amico non lo riconosci nel momento del dolore, del bisogno, ma nel tuo migliore momento di gioia, di successo, di fortuna”.

Questa mia convinzione poggia anche sulle “letture” che quando esortano ad amare il fratello, raccomandano, in primis, di farlo nel momento della gioia.

Ne propongo una, ma ce ne sono altre simili: “L’amore che in noi hai riversato, Padre, sia senza finzioni...per avere i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri, rallegrarci con chi è nella gioia e piangere con chi è nel pianto...”.

Di sicuro l’anteporre la gioia al momento del dolore non è casuale, infatti, prestare aiuto, soccorrere un amico in stato di bisogno fisico o morale risulta infine reazione istintiva, scontata, quasi dovuta.

Tutti però veniamo presi alla sprovvista di fronte ad un successo vuoi professionale, sportivo, economico di chi ci stà vicino e la reazione è spesso contrastante poiché inconsciamente scatta una sorta prima di incredulità, poi di gelosia, anche invidia che porta a mal ragionare sul perché a lui quella “gioia” e non a noi.

Accade anche per gioie non eclatanti come un oro olimpionico, spesso nel quotidiano spicciolo e ad infastidirci può essere di volta in volta la laurea con 110 e lode del figlio del vicino o la promozione di un collega o un parente che costruisce la villa.

Ecco, di fronte a queste situazioni è più difficile fare salti di gioia perché spesso prevale un misero amor proprio, un disagio psicologico di inadeguatezza che mette alla prova il nostro evangelico amore verso il prossimo.

Gioire invece per un successo non nostro è amare davvero l’amico, partecipare e riconoscerne il merito porta alla gioia delle due sciatrici d’argento che, abbracciando chi le ha precedute, si sono trovate cosparse di polvere d’oro.