Una famiglia, una passione: i Censi e il calcio nel Moesano

Nel Moesano, parlare di calcio significa inevitabilmente parlare della famiglia Censi: da Guido, punto di riferimento per generazioni, fino ai figli Camillo, Marcello e Samuele, il pallone continua a essere lo sport più seguito, soprattutto tra i giovani.
30.12.2025
6 min
Quattro uomini sorridenti posano davanti a un treno rosso in un ambiente industriale. Sono circondati da rotaie e pezzi di treno. Un uomo anziano è sed
Guido Censi con i figli Samuele, Camillo e Marcello e sullo sfondo un vagone della storica ferrovia BM.
© Ti-Press/Samuel Golay

Il nome Censi è da decenni sinonimo di sport nel Moesano.
Guido Censi è stato guida e motore del calcio mesolcinese, un uomo capace di trasmettere valori e passione che hanno segnato intere generazioni. Al suo fianco, la moglie Mariella, insegnante di nuoto, sci e pallavolo, altrettanto conosciuta e apprezzata. Una famiglia che ha fatto dello sport non solo una pratica, ma un vero e proprio strumento di crescita e coesione per la comunità.

Oggi, il campo di calcio di Grono cambia volto: lascia spazio a una piscina, tanto attesa dopo la perdita, nel 2008, di quella di Roveredo smantellata per l’autostrada. Ma il calcio non sparirà: a Leggia, nella frazione del comune, verrà ristrutturato lo storico campo che ospitava la squadra del “Gloria”, continuando così una tradizione mai rotta.

I figli di Guido – Camillo, Marcello e Samuele – hanno raccolto questa eredità, mantenendo viva la fiamma sportiva nel Moesano. Samuele, oggi sindaco di Grono, ci racconta come la storia della sua famiglia si intrecci ancora una volta con il futuro sportivo della regione.

1. Suo padre Guido è stato una figura centrale per il calcio mesolcinese, ma anche sua madre Mariella ha contribuito allo sviluppo dello sport. Quanto hanno influito i loro esempi sulla sua visione di sport e comunità?

I nostri genitori ci hanno insegnato molti valori tra cui quelli legati al mondo dello sport, una scuola di vita per noi e i nostri figli. Il papà ha indubbiamente dato molto allo sport e alla nostra comunità: in particolare si è dedicato al calcio. Dopo aver allenato in differenti categorie e anche maturato esperienze in Ticino e a nord delle Alpi quale dirigente sportivo, nel 1991 assieme ad un gruppo di amici è stato il fautore del primo raggruppamento calcistico giovanile (denominato da Lulo Tognola) “Grandinani”. Questo progetto ha permesso di unire sotto un unico tetto tutti i giovani calciatori del Moesano, un esempio di collaborazione che è stato precursore anche per altre fusioni non solo in ambito sportivo. 

La mamma è sempre stata attiva e lo è ancora oggigiorno quale monitrice di nuoto, sci e pallavolo nella nostra regione e con diverse scuole della Valle. 

2. Dopo oltre quarant’anni, il campo di calcio di Grono cambia destinazione e diventa una piscina, colmando un vuoto che si sentiva dal 2008. Come vive questa trasformazione, anche considerando che è sotto la sua legislatura come Sindaco, che il progetto nasce e si sviluppa?

È da quando ho mosso i primi passi in politica (2008) che sognavo di poter finalmente contribuire alla realizzazione di una nuova piscina nella nostra regione! È un’infrastruttura molto importante, non solamente dal lato sportivo e turistico, ma soprattutto quale punto di riferimento e di ritrovo per la nostra popolazione; i ricordi legati al Centro sportivo Vera a Roveredo sono ancora indimenticabili per molti della mia generazione o con qualche anno in più. Sono fiducioso che dal 2027 il Lido di Grono tornerà ad essere un punto di riferimento per la nostra comunità. 

3. Insieme ai suoi fratelli Camillo e Marcello, ha raccolto l’eredità del papà Guido. Qual è stato il segreto che vi ha permesso di portare avanti con costanza e passione il lavoro da lui iniziato?

I nostri genitori sono fieri che l’attività aziendale, giunta alla terza generazione, abbia un seguito. Oggigiorno non è scontata la successione nelle aziende famigliari. I miei fratelli Marcello e Camillo hanno preso le redini di papà Guido, mentre il sottoscritto ha seguito le orme materne legate all’insegnamento e al mondo della scuola. 

Non c’è un segreto particolare: penso però che l’aspetto più importante è che i nostri genitori ci hanno sempre coinvolto nelle loro attività e passioni che a nostra volta abbiamo deciso di intraprendere e portare avanti. 

A volte sono pure stati severi ed esigenti, questo aspetto ci ha indubbiamente fatto crescere e insegnato l’importanza del rispetto delle regole nella vita di tutti i giorni come nello sport. 

4. A Leggia sarà ristrutturato il campo in cui giocava il “Gloria”, squadra indimenticabile. Che valore simbolico ha per lei e per la comunità il fatto che proprio lì continuerà a vivere il calcio vallerano?

Il Centro Anzàn a Leggia è sempre stato un punto di riferimento per la nostra società: le feste, il carnevale, le assemblee comunali e naturalmente il calcio.

Come Municipio crediamo fortemente che questo centro possa divenire un punto di riferimento per il gioco del calcio e quale luogo aggregativo e ricreativo in una posizione molto centrale all’interno della nostra regione. 

5. Negli anni, il calcio (e lo sport in generale) ha unito generazioni e rafforzato il senso di appartenenza nel Moesano. Che ruolo attribuisce allo sport oggi, in una società che cambia così velocemente?

Lo sport è una scuola di vita: posso affermarlo con fierezza. Lo è stato per me, per la mia famiglia e penso che lo è stato e sarà per molti. Se penso al Moesano, lo sport ha permesso di tessere legami tra le differenti realtà comunali. Oggigiorno, oltre allo sport, citerei anche la cultura che gioca un ruolo importante nel nostro territorio. 

6. Cosa si augura che i giovani di oggi possano imparare dalla dedizione e dall’amore per lo sport che la sua famiglia ha incarnato per decenni?

Quale direttore della Scuola SEC/SAP del Moesano ho un osservatorio diretto e privilegiato con i giovani adolescenti di Mesolcina e Calanca: auguro loro di perseguire le proprie passioni, di praticare uno sport o partecipare attivamente alla vita associativa nelle differenti attività culturali o musicali che offre il nostro territorio. 

In una società che cambia e che corre (troppo) veloce il valore della famiglia rimane inoltre un tassello prezioso da salvaguardare. Non dimenticatevelo, cari giovani! 

La storia della famiglia Censi dimostra come lo sport possa essere molto più di una competizione: è memoria, comunità. Oggi Grono volta pagina con una nuova piscina, attesa e necessaria, ma lo spirito calcistico che per decenni ha animato il paese continuerà a vivere a Leggia, in quello stesso campo che ha visto nascere tante emozioni.

L’eredità di Guido e Mariella non si limita a un ricordo: è un patrimonio che i loro figli hanno custodito e trasformato, con lo stesso entusiasmo e lo stesso amore per il territorio. Guardando al futuro, rimane la certezza che lo sport e il calcio in particolare continuerà ad essere il cuore pulsante del Moesano, unendo generazioni e rafforzando il senso di appartenenza ad una comunità che, pur nelle sue peculiarità e differenze, batte all’unisono.