Da qualche tempo, alzando gli occhi, la sera, notiamo in diverse parti delle nostre montagne piccole luci che non esistevano fino a qualche anno fa. Informandoci un po’, apprendiamo che alcuni di quei punti - luce nel buio, sul pendio nero, stanno ad indicare la presenza di baite o cascine dove vanno a ritirarsi, sempre più spesso, persone giovani e meno giovani, alle volte solo per qualche ora, altre volte invece vi pernottano anche. Ora mi sono chiesto perché alcune persone abbiano fatto sacco e bagaglio, si siano acquistate una cascina da qualche parte sperduta, un grotto o una baita per ritirarsi e vivere in pace. Sempre più spesso leggo di gente che sente l’esigenza di spegnere lo schermo, calzare gli scarponi, oppure impugnare le forbici del viticoltore per starsene in pace nella natura.
Penso che, dopo una vita vissuta nel rumore, nel frastuono del traffico o nel brusio delle città, e soprattutto, immersi nel sussurro più perfido, quello digitale, sia quasi scontato che uno dica “basta!”, almeno per un certo periodo. Telefonini che lampeggiano, schermi che vogliono attenzione assoluta, l'ansia di essere sempre reperibili, il fatto di dovere rispondere appena possibile per evitare di essere scortese, tutto ciò può alimentare il bisogno di staccare letteralmente la spina. La vita di oggi richiede un'attenzione costante che è una risorsa limitata. Ecco perché anche le generazioni nate dopo il cambio di secolo stanno iniziando a rifiutare ritmi di vita troppo intensi.
La natura, al contrario, stimola un'attenzione naturale: osservare un ramarro che ti scappa via fra le mani nelle foglie del vigneto, ascoltare il fruscìo delle foglie dell’acero canadese portate dal vento, ammirare l’airone cinerino che, puntualmente, plana in volo elegante verso le vasche dei pesci della piscicoltura, tutto ciò non richiede sforzo, ma ti sorprende, ti infonde stupore e serenità. L’immergersi nella natura permette al cervello di riposare e ricaricarsi. Nella società siamo definiti dai nostri ruoli: siamo dirigenti o dipendenti, maestre o allieve, consumatori o commercianti, genitori o figli/e, utenti. Nella natura, in vigna, nel bosco, in montagna o al mare, le etichette spariscono. Rimane ciò che siamo: piccoli, fragili, parti di ciò che ci sta attorno.
DP