Re e regine non muoiono

Carrellata storica sui vari sistemi di governo con una analisi amara sul significato che certuni danno alla parola "democrazia".
22.12.2025
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Donna anziana con capelli rossi ricci, indossa una giacca verde e una sciarpa bianca. È seduta e sembra assorta nella lettura o nella riflessione.

Una volta c’erano i re e le regine. Ed anche gli imperatori e le imperatrici. Dominavano! Sotto il loro dominio i sudditi chinavano la testa. Chi la rialzava veniva decapitato. Poi c’è stato un tempo in cui i sudditi decapitavano i sovrani. Non chinavano più la testa. Il popolo diventava “il sovrano” e il concetto di democrazia dell’antica Grecia veniva nei secoli continuamente rispolverato. Ma in nome della democrazia si facevano avanti i dittatori, uno più sanguinario dell’altro. Osannati, proprio da quel popolo che ne avrebbe subito le barbarie e si sarebbe fatto complice di altre barbarie a carico di altri popoli molte volte del tutto indifesi. Dolore, distruzione e morte ne erano le conseguenze.

C’era poi stato un tempo in cui soprusi e crimini dei governanti venivano travestiti e serviti in guanti di velluto in onore della diplomazia, sempre appellandosi alla vecchia democrazia che ne ha visto di tutti i colori. Sotto la cenere - e anche sopra con lo sconvolgente esempio della seconda guerra mondiale che all’inizio ha saputo anestetizzare le coscienze di molti - imperava ancora il regno della forza e si cercava un rimedio dando al mondo il 10 dicembre 1948, la Dichiarazione universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Siamo cosi arrivati a fine 2025. Un secolo ancora abbastanza nuovo che al suo inizio avevamo creduto ripulito dal regno della forza come lo avevamo conosciuto nel secolo precedente ed antecedentemente. E invece? Davanti a cosa ci troviamo oggi? Nazioni e territori distrutti, gente che continua a morire, 2 milioni e mezzo di persone che vivono in modo disumano a Gaza, bambini, neonati che soccombono alla fame e al freddo mentre un dittatore blocca gli aiuti alle frontiere. Questo  malgrado il millantatore per eccellenza Trump si glori per aver risolto tutto. A lui, eletto democraticamente - appunto per questo - deve inchinarsi il mondo. Un mondo che gli permette tutto, dal diventare un re Mida anche grazie al suo ruolo, di dire tutto ciò che non è vero, di iniziare nuove guerre (anche se lui afferma di averle fatte finire), di affamare gente togliendo loro il lavoro e il sostegno, di sovvertire valori culturali e morali (chi altro umilierebbe il suo predecessore con scritte insultanti sotto il ritratto alla Casa Bianca?), che riceve premi per la pace ma, per sua stessa ammissione, predilige su tutte la parola “Dazi”. Per buona pace di Infantino e della FIFA che gli hanno assegnato, ignominiosamente, un Premio per la Pace. Cosi la Dichiarazione dei Diritti Umani diventa carta straccia e la strada si apre a nuovi re e a nuove regine. Perché contaminazione ed emulazione sono all’angolo, nel grande e nel piccolo. Non è il mio auspicio per il 2026, è una constatazione ed è un avvertimento. Ed è anche una paura perché il “regno della forza” che si esplica in tanti ambiti, evocato come tale dalla filosofa Jeanne Hersch nella stesura dei Diritti umani dell’ONU, deve preoccupare anche la società attuale e determinarne le scelte.

Nicoletta Noi-Togni