Media: valori distrutti non si ricostruiscono più

Nicoletta Noi-Togni sull'importanza del rispetto di quanto ereditato da chi, con sacrifici e perseveranza, ha lottato per preservare e tramandare beni materiali e immateriali.
11.02.2026
4 min
Testo con il nome "San Bernardino" in verde e "il Moesano" in blu. Indica una pubblicazione o un periodico locale.

C’è chi costruisce e c’è chi distrugge. C’è chi tratta con cura quanto gli vien tramandato e c’è chi sembra entrare in una bottega di cristalli come un elefante. Cosa di per sé brutta quando si tratta di materia, di cose concrete che forse si possono ricostruire ma esecrabile quando si tratta di valori legati al nostro pensare, alla nostra conoscenza, al nostro “sentire”, valori che ricostruire non si possono più. Cosi risulterebbe accettando in votazione popolare l’Iniziativa che sottraendo mezzi finanziari a radio e televisione, impoverirebbe sostanzialmente l’espressione e la trasmissione di quel pensiero pluralista ovvio in un Paese libero, al quale siamo abituati. Si tratterrebbe quindi di minacciare quel valore che ci viene dalla possibilità di accedere a conoscenze e opinioni diverse ma anche a quel valore che ci permette di partecipare, o perlomeno conoscere, quali sono gli accadimenti, le necessità nelle quattro regioni linguistiche del nostro Paese e a percepirne i sentimenti.

Un esempio di cura di quanto abbiamo o ci viene tramandato, lo ritroviamo proprio nei nostri media locali. Un esempio che ha a che fare con valori d’informazione ma anche di pluralismo poiché l’opinione è variegata e permessa a tutti e a tutte a quanto mi risulta. Ed ha anche a che fare con valori in termine di fatica e di buona volontà. Intendendo per buona volontà, oltre alla fatica, anche le concessioni, i compromessi che il mantenimento di un simile valore ha richiesto. Partendo da quella che era “La Voce delle Valli” (intese erano Mesolcina e Calanca) e giungendo all’odierna “La Voce del San Bernardino”, non dimentico le mie notti da bambina accompagnate dal suono dei tasti della Olivetti di mio padre che redigeva i suoi articoli per “La Voce delle Valli”. Più tardi era stata la volta di mio fratello Reto Togni che ogni lunedì sera si affannava prima della chiusura dell’Ufficio postale con il malloppo da spedire a Locarno per “La Voce”. Tutto gratis, passione e fatica naturalmente (se sbagliavi una parola dovevi riscrivere tutto). Non dimenticando che, in quel tempo, c’era anche “IL San Bernardino” che avrà richiesto anch’esso passione e fatica. I due giornali mantenevano tra loro anche un dialogo, a tratti acceso e controverso ma espressione autentica di pluralismo. Anni dopo, palesatasi la difficoltà di mantenere in vita due giornali in un piccolo territorio e dopo alterne vicende, ecco l’idea di conservare un giornale che accomunasse le due intestazioni. Nasceva cosi “La Voce del San Bernardino”, responsabili Marco Tini e Padre Marco Flecchia. Per me un’ottima soluzione che oltre rispettare il valore dei due giornali come tali, sapeva trascendere gli steccati politici o di parte, in favore di un valore comune. E poi la disponibilità dei responsabili della testata “Il Grigione Italiano” di integrare “La Voce del San Bernardino” nella loro pubblicazione. Un valore questo di amicizia e solidarietà tra vallate ma anche la possibilità di conoscere quanto accade nelle valli consorelle. Oggi “La Voce” – dopo essere stata condotta con molta perizia da Padre Nicola – ha come redattrice Tina Furger, che ci offre ogni settimana un piccolo capolavoro di giornalismo equilibrato, autentico e analitico. Leggerla è un piacere. Conservare questa pubblicazione un atto di rispetto verso coloro che si sono impegnati per un valore nostro.

Un altro media importante per la nostra regione è senz’altro il Moesano online. Che oltre al valore dell’immediatezza e dell’eccletticità dell’informazione e della pubblicazione, non è limitato nello spazio e può quindi rispondere alle necessità di una trasmissione completa sia locale che generale. Un valore che ci è stato conservato dall’impegno, dalla generosità e dalla tenacia di Giuseppe Russomanno che ha aderito all’iniziativa del compianto Enrico Nicola assumendosi l’onere della conduzione del giornale digitale.

Questi valori sono quindi stati, seppur a fatica e con molto impegno, conservati. Perché qualcuno ha creduto in essi e deciso che valeva la pena rispettarli. Se fossero stati guardati con indifferenza oggi non ci sarebbero più. Questo ci dice che distruggere valori, o lasciarli distruggere, è facile ma non è mai giusto. Pensiamoci quindi e non dimentichiamo che anche quanto ottenuto da Radio (per esempio “Grigioni Sera”) e Televisione per il Grigioni Italiano ha richiesto anni di fatiche. Che anch’esse si dovrebbero rispettare.

Nicoletta Noi-Togni