Il mondo è in fiamme e non sarà la luminosità della mimosa ad attutirne i bagliori sinistri. Attraverso le mimose occorrerà guardare bene in faccia questo mondo contraddittorio e insincero che vuol farci credere di star decapitando il patriarcato mentre semina odio e dolore, distrugge e si pulisce le mani riempiendole subito dopo con moneta sonante e non solo. Perché i predatori sono cosi: azzannano, uccidono e se ne vanno. Siamo ormai entrati, uomini e donne, nel “regno della forza”, in un mondo che non ci saremmo mai aspettati e negarlo non serve. Non dobbiamo farlo anche per la maggioranza di persone buone e corrette che questo stesso mondo popolano; per lo stesso dolore che vediamo negli occhi dei bambini dovunque essi si trovino.
Questo mondo che brucia potrebbe addirittura portarci lontani dalla preoccupazione, dall’impegno nel contrastare la disuguaglianza donna-uomo che potremmo percepire come minor male al confronto. Eppure cosi non è. Perché il “regno della forza” non è solo quello dei padroni del mondo ma è anche il microcosmo che ci circonda. In esso ci sono anche gli ormai troppi partner che “forti” della loro forza e convinti della supremazia del loro possesso tormentano ed anche uccidono le loro compagne. Un tragico fenomeno che, come le fiamme del Medio Oriente, sembra allargarsi.
Nessuno di noi sa come contrastare il “regno della forza”. Ci sono però esempi. Esempi che non vengono da una diplomazia che sta fallendo perché nessuna ragione serve nel “regno della forza” ma da una semplice, lucida negazione. Da un NO! Come quello detto e ripetuto con forza nei confronti della guerra e all’indirizzo del predatore Trump da Pedro Sanchez, Premier spagnolo e come quello pronunciato da Papa Leone XIV che invitato da Trump a Washington per la festività americana del 4 luglio gli ha risposto che andrà quel giorno a Lampedusa. Il significato è molto chiaro ed è un NO al “regno della forza”. Tutto il mondo dovrebbe dire quel NO che sale verso il cielo.
Nicoletta Noi-Togni