È tempo di congedi, di distacchi per molti giovani che giungono alla fine di un determinato ciclo di studio o di formazione. Tempo di gioia, di abbracci ma anche di lacrime per ciò che lasciano. Infatti se è bello aver raggiunto un obiettivo, concluso un percorso molte volte tutt’altro che facile, triste può essere separarsi da quelle parole, quei gesti, quegli sguardi che ti hanno accompagnato in quel percorso. Magari discretamente, senza farsi accorgere ma che tu sapevi c’erano ed erano incondizionati. Come un faro nel buio che sembrava ogni tanto sparire ma che, sapevi, non si sarebbe spento.
È questo credo ciò che distingue insegnante da insegnante. L’esserci e l’incondizionato. Due ingredienti che non tolgono niente all’insegnamento nozionistico ma al contrario lo facilitano. E non tolgono niente neppure a limiti e regole, tutt’altro, perché il rispetto cammina parallelo con l’amore. L’esserci significa ci sono e sono qui per te, null’altro è in questo momento più importante di te. L’incondizionato significa sono a tua disposizione in qualsiasi momento e per qualsiasi domanda o problema. Niente da più sicurezza del sapere che c’è qualcuno a cui posso rivolgermi liberamente.
L’esserci e l’incondizionato si “vedono” poi nella vita reale? Certo che si “vedono”. Nei discorsi degli stessi giovani, nei nomi che proferiscono e come li proferiscono, non da ultimo si manifestano al momento del congedo da determinati insegnanti. Non più tardi di qualche settimana fa l’abbiamo percepito nelle lacrime, negli sguardi, nelle parole dei giovani che si accomiatavano da Lucio Fieni e nella sua stessa commozione. Si accomiatavano non solo da un loro professore ma dal loro faro nel buio, forse nella tempesta.
Credo che a questo modello di inseganti dobbiamo un grande ringraziamento: per quello che, con il loro ESSERCI INCONDIZIONATO, danno ai giovani e per riflesso alla comunità intera.
Nicoletta Noi-Togni