In ricordo di Guido Censi - “Tschuttschue aalege”

Un bel ricordo di Paolo Bertossa di una persona che tanto ha dato al calcio e allo sport in generale nel Moesano.
02.06.2026
2 min

Sembrava uno scioglilingua, una parolaccia. Guido ci fece lo “spelling”. “Tschuttschue aalege” significa calzare le scarpette da calcio”.

Il campo GS di Thusis (eravamo a metà degli anni ‘70) fu per molti di noi un’esperienza indimenticabile. Guido, da poco ritornato da Berna in Mesolcina, aveva ripreso la guida dei Boys A del Rorè facendone subito una squadra di valle con ragazzi che provenivano da San Vittore, su, su, fino a Mesocco. E che squadra!

Fu probabilmente il primo tassello di ciò che poi diventò il raggruppamento dei “Grandi nani”. Guido aveva questa fissa. Aveva capito, prima e meglio di molti altri, che per essere vincenti, in un contesto piccolo come il nostro, bisognava unire le forze, massimizzare le risorse che la valle offriva. Già durante la prima stagione arrivammo secondi del nostro girone, sfiorando la promozione negli interregionali. Questo la dice lunga sulle sue doti di allenatore. Ma ciò che ci univa non erano tanto i risultati sul campo. Guido non perdeva occasione di farci ragionare sul piacere di lavorare insieme, sul senso della solidarietà, della condivisione. Ci faceva capire come il calcio potesse essere una scuola, non solo di sport ma anche di vita, di civismo. Non erano “predicozzi” i suoi, ma interventi discreti, sempre tempestivi, mai banali.

Passare una settimana intera di calcio a Thusis con molti altri ragazzi del resto del cantone non ci sembrava vero.

Certo, la differenza di lingua non aiutava: un vero shock culturale. L’adunata mattutina con il capo corso che in “ostrogoto” ci illustrava il programma della giornata non era scontato. Guido fungeva anche da traduttore svelandoci i significati più reconditi di un idioma che ci sembrava così lontano ma con il quale, presto, quasi tutti ci saremmo dovuti confrontare.

“Tschuttschue aalege”, divenne il grido di battaglia; con il tempo, la metafora di quell’esperienza rimasta in fondo alla memoria.

Nessuno di quella “favolosa squadra” è diventato un campione anche se qualche acuto c’è stato. Ma poco importa. È ciò che di quel tempo ci è rimasto che conta: non solo nostalgici ricordi ma quegli utili suggerimenti, il piacere di non dare nulla per scontato, l’abituarsi a riflettere, a stupirsi, a stare insieme…..per vincere.

Grazie Guido