Municipio di Roveredo: dal silenzio agli allori

Secondo il testo, il Municipio di Roveredo rivendica meriti nella svolta sui controlli dei permessi, ma il ruolo decisivo è stato svolto dal presidente patriziale Aurelio Troger, che ha portato avanti per mesi la battaglia fino all’attenzione delle autorità federali.
21.06.2026
4 min
Edificio storico a due piani con balconi e decorazioni architettoniche, situato in un'area montuosa. Una macchina rossa è parcheggiata di fronte.

Con l'avvio della campagna elettorale per il rinnovo, nel prossimo autunno delle autorità comunali a Roveredo, assistiamo a un fenomeno già visto: il tentativo di riscrivere la storia attribuendosi meriti conquistati da altri.

Il Municipio di Roveredo ha infatti appena diffuso un comunicato nel quale lascia intendere di aver svolto un ruolo determinante nella recente svolta politica federale e cantonale riguardante i controlli sui richiedenti permessi di dimora, di soggiorno e naturalizzazioni. Una ricostruzione che appare quantomeno discutibile.

È vero che, alcuni mesi fa, il Municipio aveva inviato una lettera al Governo grigionese chiedendo chiarimenti sulle procedure di accertamento adottate nei confronti dei cittadini stranieri che richiedono permessi o la cittadinanza svizzera. Tuttavia, dopo quella presa di posizione, l'esecutivo comunale è sostanzialmente scomparso dal dibattito pubblico, limitandosi ad attendere che altri affrontassero una questione tanto delicata quanto politicamente scomoda.

Chi ha invece deciso di esporsi personalmente è stato il presidente del Comune patriziale di Roveredo, Aurelio Troger. Con determinazione e assumendosi rischi politici non indifferenti, ha portato avanti per mesi una battaglia che molti preferivano evitare, riuscendo progressivamente a coinvolgere esponenti di primo piano delle autorità cantonali e federali e ottenendo credibilità e attenzione a livelli istituzionali elevati.

I risultati sono ora sotto gli occhi di tutti. Proprio pochi giorni fa, le Camere federali hanno deciso di rafforzare i controlli sul passato giudiziario dei richiedenti permessi di dimora, soggiorno e naturalizzazione. Una decisione che rappresenta una svolta importante e che arriva al termine di un intenso lavoro di sensibilizzazione politica e mediatica.

Colpisce pertanto che il Municipio, rimasto sostanzialmente in silenzio sull'argomento nelle ultime settimane, intervenga soltanto ora, a risultato acquisito, per rivendicare un protagonismo che nei fatti non ha esercitato. È facile salire sul carro dei vincitori quando la battaglia è ormai conclusa.

Del resto, da oltre tre anni l'esecutivo comunale sembra aver progressivamente rinunciato ad affrontare in prima linea i dossier più controversi e impegnativi, preferendo concentrarsi sulla gestione amministrativa ordinaria. Una scelta legittima, ma che rende poco credibile il tentativo odierno di presentarsi come promotore di una battaglia sostenuta principalmente da altri.

Giova ricordare che Aurelio Troger, non appena venuto a conoscenza delle criticità emerse attorno alla concessione di alcuni permessi e delle notizie riguardanti l'arresto di presunti esponenti della criminalità organizzata, aveva assunto una posizione netta, sospendendo le procedure di naturalizzazione e annunciando uno "sciopero dello zelo". Una decisione che gli costò forti pressioni istituzionali e persino la minaccia di un commissariamento da parte delle autorità cantonali.

Nonostante ciò, Troger ha proseguito nella sua azione, attirando l'attenzione dei media nazionali e internazionali. La vicenda è stata ripresa da autorevoli testate come la Neue Zürcher Zeitung (NZZ) e la Südostschweiz, oltre che da emittenti radiofoniche e televisive svizzere e straniere. Nelle scorse settimane ha inoltre incontrato rappresentanti delle autorità cantonali e parlamentari federali presso il Palazzo federale, contribuendo a portare il tema all'attenzione dei livelli decisionali più elevati.

Oggi, grazie a questo lungo percorso, il problema è stato finalmente riconosciuto e affrontato dalle autorità competenti. Proprio per questo appare singolare che chi è rimasto alla finestra per mesi tenti ora di raccogliere gli applausi riservati a chi ha avuto il coraggio di esporsi, assumersi responsabilità e portare avanti una battaglia che molti consideravano troppo scomoda.

In politica, le lettere sono importanti. Ma sono i fatti, la costanza e la capacità di assumersi dei rischi a fare la differenza. E i fatti, in questa vicenda, raccontano una storia diversa da quella che il Municipio cerca oggi di accreditare.

Gruppo Vigilanza Comunale Roveredo

Il portavoce Paolo Taddei