Nelle ultime settimane, dopo l'arresto di quattro presunti mafiosi italiani domiciliati a Roveredo, è tornato con forza alla ribalta un problema che denunciamo da oltre vent'anni: l'infiltrazione della criminalità organizzata nel nostro territorio.
Limitarsi a parlare di società bucalettere, tuttavia, è riduttivo. Il fenomeno è molto più ampio e complesso e riguarda diversi meccanismi che, negli anni, hanno permesso a persone legate alla malavita di stabilirsi e operare nella nostra regione.
Uno dei principali canali sfruttati rimane quello delle società bucalettere. Si tratta di aziende fantasma, spesso costituite come SA o Sagl, che dispongono unicamente di una sede legale formale, generalmente presso studi fiduciari, studi legali o semplici indirizzi postali, senza svolgere alcuna reale attività economica nel luogo in cui risultano registrate.
Queste strutture rappresentano strumenti ideali per il riciclaggio di denaro, per nascondere attività illecite e per schermare proprietà e interessi criminali. In molti casi le società bucalettere vengono inoltre utilizzate per ottenere permessi di lavoro o di dimora, creando un'apparenza di legittimità che consente ai loro gestori di operare indisturbati.
La proliferazione di società bucalettere nel nostro territorio costituisce una vulnerabilità sistemica che richiede interventi urgenti e strutturali.
Un altro canale di preoccupazione riguarda i permessi di dimora concessi con troppa leggerezza dal Cantone dei Grigioni. Come dimostra il caso dei quattro presunti mafiosi domiciliati a Roveredo, in alcuni casi è sufficiente ottenere un permesso di residenza per stabilirsi nella nostra regione e iniziare a svolgere attività economiche, talvolta anche attraverso le società bucalettere.
I controlli attuali non sempre garantiscono l'affidabilità dei richiedenti, creando spazi per infiltrazioni criminali.
A questo si aggiunge il tema delle naturalizzazioni. Diversi patriziati, in collaborazione con le autorità cantonali, partecipano alle procedure che possono portare cittadini stranieri a ottenere la cittadinanza svizzera. Dopo alcune verifiche sui documenti, sul grado di integrazione e sulla conoscenza della nostra cultura, il passaporto svizzero può essere concesso.
In linea di principio questo sistema dovrebbe funzionare. Tuttavia, gli ultimi fatti dimostrano che i controlli non sempre sono sufficienti per identificare individui con legami alla criminalità organizzata.
Le società bucalettere, i permessi di dimora e le naturalizzazioni rappresentano tre ambiti distinti ma potenzialmente collegati. Insieme, possono essere sfruttati anche da persone legate alla criminalità organizzata. In molti casi si tratta di individui che, pur appartenendo a determinate organizzazioni, agiscono apparentemente in modo autonomo, rendendo ancora più difficili i controlli.
La domanda che oggi dobbiamo porci è semplice: vogliamo davvero continuare a ignorare un problema che da anni viene segnalato?
La nostra regione non può diventare un terreno fertile per attività criminali. È quindi necessario:
Rafforzare i controlli sulla creazione e l'esercizio di società bucalettere, vietando strutture aziendali prive di sostanza economica reale;
Applicare criteri molto più severi nella concessione dei permessi di dimora, con verifiche approfondite sui richiedenti;
Implementare procedure di verifica più rigorose nelle naturalizzazioni, con particolare attenzione alle reti criminali internazionali;
Vigilare con maggiore attenzione sulla correlazione tra permessi di residenza, creazione di società bucalettere e attività economiche dichiarate.
La sicurezza e la credibilità delle nostre istituzioni non sono negoziabili. Solo attraverso un'azione coordinata e decisa sui tre fronti, in particolare contrastando il fenomeno delle società bucalettere, potremo proteggere il nostro territorio da infiltrazioni criminali e garantire ai nostri cittadini un ambiente sicuro e legale.
Roveredo, 15.03.2026 Aurelio Troger