MARZO - Rondine e primavera arrivano con San Benedetto e San Giuseppe

Il mese è sbarazzino, un vero monello che alterna la carezza di un giorno tiepido con, all’indomani, fiocchi di neve assolutamente imprevisti anche se, come dice il proverbio, “La neve marzolina dura dalla sera alla mattina”.
26.02.2026
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E’ certamente un mese capace di brusche alternanze di tempo, ma prevalentemente è un mese ventoso e quando lo è il contadino gongola perché sa che “Marzo con vento... poca paglia e tanto frumento” perché l’impetuoso, ma benefico soffio asciuga la terra fradicia dell’inverno favorendo così buona crescita alle sementi.

Ad annunciare e spingere il cambio di stagione ci pensano, la sera del 19, i falò di San Giuseppe, santo venerato dalla chiesa e amato dalla gente intanto perché sposo di Maria e padre putativo di Gesù, ma anche esempio di genitore laborioso, semplice, umile capace di esercitare dignitosamente la figura del padre dentro un imperscrutabile disegno divino e proprio per questo, in tempi recenti, nella sua ricorrenza si festeggiano tutti i papà.

I fuochi del santo arrivano da lontano e mescolano sacro e profano perché a loro si chiede di bruciare nelle fiamme l’inverno, propiziare il risveglio della terra, ma il chiarore che sprigionano simboleggia anche la nuova luce del cristianesimo, della fede, capace di scacciare i riti pagani.

Se fuori però si accendono i fuochi, in casa si tolgono come ricorda il proverbio: “Per San Giuseppe fuori il fuoco dal letto” e quella sera noi bambini soffrivamo perché ricordavamo quanto era bello salire in gran fretta nella gelida stanza del piano di sopra, infilarsi nel letto dopo aver levato da sotto le coperte, con le dovute precauzioni, prima la “monega” e poi le braci oramai ricoperte da candida cenere e godere infine del tepore privilegiato, fasciante, creato dal braciere che regalava ogni notte tepore materno.

Due giorni dopo è San Benedetto, siamo al 21, spesso equinozio della primavera, anche se quest’anno sarà il 20 e occorre altra precisazione perché in tempi recenti il Calendario Romano ha spostato la ricorrenza dal 21 di marzo, giorno del martirio, all’11 luglio, questo perché nel 1964 Papa Paolo VI proclamò San Benedetto Patrono d’Europa scegliendo questa seconda data, forse anche per celebrarlo solennemente fuori dal tempo penitenziale della Quaresima.

San Benedetto da Norcia vissuto dal 480 al 547 d.C., studente a Roma, deluso dalla vita decadente della città si ritirò eremita a Subiaco dove visse pregando in umiltà e saggezza; presto la sua fama si diffuse e molti accorsero da lui costituendo le prime minuscole comunità benedettine che ovunque si moltiplicarono rapidamente, anche oltralpe, così da identificare San Benedetto come fondatore del più importante movimento monastico del mondo occidentale; a lui si deve anche l’imponente monastero di Montecassino edificato attorno al 529 d.C.

Il Santo ebbe soprattutto il merito di nobilitare il lavoro manuale sino ad allora considerato elemento di disturbo per una vera vita ascetica, lo elevò a preghiera ed è da lì che, ammirando i frati benedettini che serenamente e diligentemente lavoravano e pregavano, prese corpo il celebre motto “Ora et labora che, contrariamente a quanto tutti credono, non è contenuto nella “Regola Benedettina”.

Noi comunque continuiamo a legare il 21 marzo all’adagio che dice: “A san Benedetto la rondine sotto il tetto”.

Ricordo ancora vividamente il loro ritorno al paese; una in particolare l’aspettavo ogni anno, quella che aveva il nido sotto il portico della stalla del vicino; il contadino lo custodiva proprio come casa propria ed era felice al suo ritorno, da parte mia, ancora oggi continuo a credere che quella che arrivava fosse sempre la stessa.

Dopo di lei eccone altre a stormi, tornavano ai loro nidi e poco dopo ecco i primi rondinini con la bocca dorata, spalancata per ricevere nutrimento dal becco della mamma che poi, accudita la nidiata, festosa, garrendo, ruotava con le altre attorno al campanile della chiesa creando sacra armonia.

Con tristezza le vedevo in autunno allineate sui fili, sostavano lì a lungo, si aspettavano l’un l’altra poi d’improvviso prendevano il volo partivano ma si era certi del loro ritorno.

Ora ne tornano sempre meno.

COSA CI DICE MARZO

I santi del mese ci parlano soprattutto di famiglia e di lavoro.

San Giuseppe è l’emblema del padre che veglia sul figlio, lo cresce lo guida ma lo lascia al suo destino che sia la via del tempio per parlare ai dottori della legge o l’irta strada del calvario.

Lo lascia andare verso la croce e di certo quello di rispettare le scelte dei figli è ancor oggi, per un genitore, il compito più faticoso.

San Benedetto, più pragmatico, intuisce la fatica del procurarsi il pane e trova il giusto equilibrio tra preghiera e lavoro ...ora et labora... dà sacralità alle nostre fatiche quotidiane perché pregando mentre si rivoltano faticose zolle si dà pienezza alla nostra vita e il suggerimento è valido ancor di più oggi dove il “campo” del lavoro è diventato un ring rissoso, competitivo, sleale e la preghiera ma anche la comprensione, la tolleranza sono sempre più assenti.

Si perde allora equilibrio, umiltà, dimenticando che lo scopo del lavoro, questa volta ce lo insegna la rondine, è quello di portare cibo ai “rondinini”.

I Contadini dal canto loro queste cose le sapevano perché iniziavano e finivano le loro fatiche quotidiane con i rintocchi dell’Ave Maria ed erano pazienti con i capricci del mese perché erano preludio alla primavera.