Mesocco: verso il restauro degli affreschi di Santa Maria

Gli affreschi della chiesa di Santa Maria del Castello di Mesocco saranno oggetto di un progetto di studio e conservazione sviluppato in collaborazione con il Corso di Conservazione e restauro della SUPSI.
25.05.2026
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Murales colorati che decorano le pareti di una chiesa, raffiguranti scene bibliche e figure religiose, con dettagli elaborati e una varietà di costumi storici.
Gli ultimi importanti interventi sugli affreschi risalgono al 1923. Secondo gli studiosi, quei restauri modificarono in parte anche la percezione originale dell’opera.
© Keystone-ATS

Il tema è stato al centro di un convegno internazionale svoltosi il 22 e 23 maggio a Soazza, interamente dedicato al complesso pittorico e alla sua conservazione.

La principale preoccupazione riguarda il grande affresco sulla parete nord-occidentale della chiesa, considerato oggi la "priorità assoluta" dal punto di vista conservativo. L'opera, attribuita a pittori lombardi della bottega dei Seregnesi e risalente al Quattrocento, misura circa 4,80 metri per 12.

Secondo i sopralluoghi effettuati negli ultimi mesi, nella parte inferiore delle pitture sono emersi diversi segni di degrado, tra cui efflorescenze saline, sollevamenti e distacchi della pellicola pittorica, oltre a possibili fenomeni biologici e criticità legate all'umidità.

L'affresco era già stato oggetto di importanti restauri nel 1923, interventi che alterarono in parte l'aspetto originario dell'opera e la sua ricezione.

Un primo studio tecnico della SUPSI era stato realizzato tra il 2007 e il 2008 e aveva già raccomandato un monitoraggio dei fenomeni di degrado e misure di conservazione.

Le analisi preliminari della SUPSI

Per questo motivo è stato ora avviato un nuovo percorso preliminare di analisi e monitoraggio. "Abbiamo cominciato con alcune indagini preliminari allo studio", ha spiegato Stefania Luppichini, restauratrice della SUPSI - interpellata da Keystone-ATS - precisando che in questa fase l'attenzione è rivolta soprattutto all'ambiente interno della chiesa, attraverso controlli su temperatura, umidità e possibili infiltrazioni.

Secondo Luppichini, le analisi dovranno permettere di capire "che fenomeni effettivamente di degrado ci sono in atto" e valutare "se sarà una cosa piccola oppure una cosa veramente più importante".

Il vero e proprio studio dell'affresco entrerà invece nel vivo nella primavera del 2027. "Nella primavera dell'anno prossimo ci concentreremo proprio sul dipinto", ha spiegato ancora Luppichini. Il lavoro sarà svolto nell'ambito di un cantiere didattico del bachelor in Conservazione e restauro e comprenderà analisi dei materiali, delle tecniche esecutive e dello stato di conservazione dell'opera.

Tra conservazione e ricerca

Il convegno di Soazza è nato anche dalla volontà di confrontare nuove ricerche storiche e artistiche che, secondo gli organizzatori, stanno mettendo in discussione alcune interpretazioni consolidate degli affreschi, compresa la tradizionale attribuzione della committenza.