Dopo tante fatiche, grandi timori, incertezze meteorologiche, finalmente le bionde spighe di grano sono mature, è tempo di mietere come sollecita il proverbio: “Giugno la falce in pugno “e sarà impresa lunga, faticosa, ma nessuno si tira indietro, anzi tutti scalpitano perché quel campo dorato è salvadanaio e dispensa di farina per tutto l’anno.
Oggi il raccolto avviene con mietitrebbiatrici che in brevissimo tempo completano il lavoro; ai tempi impegnava, falce in pugno e per settimane, decine di uomini che si disponevano uno dietro l’altro a scala, falciavano, legavano i grossi covoni che a 5 ammonticchiavano sdraiandone uno in cima a protezione di scrosci di pioggia e solo dopo aver falciato tutto il campo il mietuto veniva caricato sui carri e portati in cascina per la trebbiatura.
Trebbiare era un rito, un momento di festa e l’operazione coinvolgeva donne e bambini e per tutti, dopo la gran fatica c’era una generosa merenda con pane, salame, formaggio e vino, ai bambini pane burro e zucchero.
Alla fine i sacchi di frumento allineati sotto il portico rassicuravano economicamente la famiglia che guardava con fiducia al futuro, infatti una minima parte finiva al mulino per la farina, il resto venduto al consorzio agricolo ricavandone il gruzzolo più consistente dell’annata.
Provocavano euforia quelle grosse banconote ma la saggezza contadina metteva in guardia: “A giugno allarga la mano e stringi il pugno” a significare che se prima si era allargato il palmo per afferrare il maggior numero di spighe e serrato il pugno attorno alla falce per recidere con colpo sicuro, ora è sì tempo di allargare la mano per ricevere il meritato compenso, ma soprattutto di stringere il pugno per non sperperare il gruzzolo che deve essere amministrato con oculatezza per tutte le necessità della famiglia.
Certo è che con giugno inizia per il mondo contadino un trimestre di fuoco: raccolti, erba da falciare, campi di granoturco da irrigare, poi c’è la stalla, l’orto così per tenere il ritmo si inizia alle primissime luci dell’alba e si termina esausti quando arriva il buio, motivo che fa dire all’adagio: “Giugno, luglio, agosto moglie mia non ti conosco...arriverà settembre, allora te la darò d’intendere”.
Il consiglio è esplicito, niente pause nel trimestre poiché è prioritario rimanere concentrati sui raccolti, sono mesi d’oro che non vogliono distrazioni nemmeno quelle amorose, tanto... tanto poi
arriva settembre... meno fatiche, rinfresca, fa buio presto, ci si corica prima e allora sì ci sarà tutto il tempo per ...darla d’intendere.
A metà mese, esattamente il 13 si festeggia Sant’Antonio da Padova (1195/ 1231) portoghese, di nobili origini, giovanissimo diviene frate agostiniano ma l’incontro con i francescani, soprattutto con Francesco conosciuto in occasione del “Capitolo generale di Assisi detto delle Stuoie” del 1221 lo convince ad unirsi al loro ordine.
Antonio da Padova è riconosciuto come uno dei più grandi predicatori del Medioevo e si scopre la sua eloquenza in occasione di un incontro fra domenicani e francescani; il giovane frate dapprima si rifiuta di prendere la parola perché dice di essere lì per mestieri umili, deve lavare i piatti, ma dopo ripetute insistenze dei superiori sorprende tutti al punto che annota “La vita Antoniana”: “ ...come se al suo posto ci fosse un diluvio di eloquenza divina, scaturirono parole brillanti e piene d’ardore”.
Predicare divenne così una missione, presto le chiese non bastarono a contenere le folle che volevano ascoltarlo, si riempirono le piazze, i mercati e molti cambiavano vita perché Frate Antonio sapeva calare nel quotidiano di ognuno, con umiltà e semplicità, gli illuminanti e salvifici temi teologici; il Santo mirava con i suoi sermoni alla conversione dei cuori, al soccorso dei poveri, a lui infatti si deve la caritatevole fondazione “Pane di San Francesco” attiva ancora oggi.
Muore giovanissimo alle porte di Padova nella primavera del 1231 a soli 36 anni e nell’iconografia
è ritratto o con un giglio simbolo della purezza o seduto sotto un noce simbolo della solitudine; la sua tomba nella Basilica di Sant'Antonio a Padova ancora oggi è una delle mete di pellegrinaggio più importanti d’Europa.
A lui ci si rivolge per ritrovare un oggetto smarrito: “Oh Sant’Antonio dalla barba bianca, fammi ritrovare quello che mi manca” e questa credenza nasce dal furto di un prezioso salterio da parte di un novizio; Antonio addolorato pregò che venisse ritrovato e fu esaudito perché il ladruncolo in fuga ebbe una visione: una figura misteriosa, forse divina, gli apparve intimandogli di abbandonare la refurtiva che poi venne ritrovata.
COSA CI DICE GIUGNO
I Contadini: ricordano che serve tempo, fatica, costanza, per arrivare al raccolto e subito dopo parsimonia e oculatezza nell’utilizzo del introito.
La merenda dopo la trebbiatura: sollecita la riconoscenza poiché tutti, grandi e piccini hanno collaborato e in aiuto sono arrivati anche i vicini; è bene allora essere grati non solo a parole.
Sant’Antonio da Padova: la sua breve vita conferma che non contano gli anni vissuti, bensì le buone parole, le opere misericordiose, esercitate con umiltà e semplicità.
Il Pane di Sant’Antonio: ci dice che il bisogno di “pane”, di cui Lui si è fatto carico nel lontano undicesimo secolo del millennio scorso, è drammaticamente ancora attuale.