MAGGIO - Tempo di rose e fieno in cascina

Maggio è un mese impegnativo, ma prezioso per i contadini: le piogge abbondanti favoriscono la crescita dell’erba, destinata a diventare fieno, garantendo scorte importanti per la cascina. È anche il mese delle rose, che rendono questo periodo ancora più suggestivo.
29.04.2026
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Un contadino anziano con un cappello di paglia sta tagliando l'erba alta con un falcetto in un paesaggio montano, circondato da alberi e

“Mettere fieno in cascina” era convinzione ben presente nella cultura contadina e significava riempire il fienile garantendo così foraggio alla stalla nel lungo periodo invernale.

La fienagione era una delle fatiche più impegnative della primavera e se le piogge erano state frequenti il maggengo ondeggiava abbondante alla brezza; a quella vista il contadino, individuati i giorni più caldi e stabili del mese, iniziava a falciare coinvolgendo nell’impresa tutta la famiglia.

Ai tempi il taglio si faceva a forza di braccia e con la sola falce continuamente aguzzata e oggi risulta incredibile come potessero reggere per l’intera giornata quell’alzare e abbassare la lama, fatica immane sino a sera quando tutta l’erba dei prati era a terra.

L’indomani toccava alle donne e ai bambini girare con dei lunghi bastoni l’erba per farla ben seccare e loro compito era anche, una volta caricato il carro, spigolare il poco fieno che era sfuggito alla forca del papà perché nulla doveva andare perduto.

I contadini conoscevano bene le bizze del tempo, quando il rosso di sera lasciava ben sperare, non perdevano tempo e in pochi giorni tutti i prati attorno al paese erano falciati; quelle sere l’inconfondibile profumo del fieno saliva fin sul sagrato della chiesa ad addolcire, assieme a quello delle rose, le serate e i cuori dei giovani che, usciti da chiesa dopo la “Novena della Madonna”, si attardavano e amoreggiavano per le vie del paese.

Anche caricare il carro era faticosissimo e un ragazzo mostrava a tutti e alla sua ragazza in particolare, quanto robusto fosse, attraverso il gesto simbolico della quantità di maggengo che, con un sol colpo di forca, riusciva a lanciare sopra il carro che, una volta colmo e in cascina regalava finalmente tranquillità al contadino e alle bestie.

Quel mondo conosceva anche la divina provvidenza, ancor più l’obbligo caritatevole così, finito il raccolto, organizzava la “Questua del fieno” sulla piazza della chiesa; il ricavato andava a sostegno delle spese della parrocchia e dei più bisognosi del paese e maggiore era la generosità se il mese era stato: “Maggio asciutto grano dappertutto” situazione questa doppiamente favorevole perché avrebbe garantito un buon raccolto futuro di frumento e aveva favorito un taglio senza intoppi.

Le insidie c’erano e le ricorda il proverbio: “Se piove il giorno dell’asenza (ascensione) per quaranta giorni non ne siamo senza” e risulta difficile interpretare questo bivio meteorologico perché non ha una precisa collocazione nel calendario in quanto si celebra 40 giorni dopo la Pasqua che, com’ è noto, cade una volta “bassa” e un’altra “alta”.

C’è da credere, invece, che il senso religioso prevalga e che gli eventi che accadono in questo giorno in cui si celebra la salita al cielo di Cristo acquistino un significato speciale confermato anche da altro adagio: “Nel giorno dell’asenza (ascensione) gli uccelli fanno penitenza”.

Certo! Nel momento in cui nostro Signore Gesù Cristo andava a sedersi alla destra del Padre gli unici autorizzati a fargli ala erano gli Angeli e i Santi mentre uomini, animali, nubi, venti dovevano stare immobili, estasiati come passeri, merli, tordi, usignoli, rondini, tortore che, in quegli attimi, rimanevano accovacciati e silenziosi nel loro nido, non preoccupandosi nemmeno di procurarsi del cibo.

E le rose? Maggio è il loro mese e ai tempi erano presenti nei giardini di tutte le case, il loro profumo assieme a quello del fieno inebriava le tiepide serate di primavera; venivano colte a mazzi per addobbare le nicchie della Madonna sparse nel paese, ma anche per fare cesti profumati di petali da stendere in strada in occasioni delle solenni processioni primaverili.

Il 22 di maggio si celebra anche Santa Rita da Cascia (1381 - 1457) una delle sante più venerate dal mondo cattolico; Rita, nata in una famiglia di contadini, sin da giovinetta espresse il desiderio di farsi suora ma i genitori che la ebbero in tarda età, sciaguratamente, la diedero in sposa ad un uomo violento che la tradì, la umiliò, ma al quale per lealtà sacramentale, restò fedele sino alla sua morte violenta, venne infatti ucciso in una faida.

Patì anche la morte dei due figli in giovane età e leggenda narra che Rita, saputo della loro intenzione di vendicare il padre, rivolgesse accorate preghiere al Signore affinché non si macchiassero di colpe così atroci e sembra che un imperscrutabile disegno divino accolse la sua supplica.

Finalmente, pur con difficoltà in quanto le autorità agostiniane fecero inizialmente resistenza sulla sua non verginità, riuscì a prendere i voti ed essere consacrata monaca agostiniana nel convento di Cascia; per le sue vicissitudini temporali divenne per tutti la Santa dell’impossibile.

In punto di morte chiese alle sorelle una rosa del suo giardino, era però pieno inverno ma una era lì, sbocciata miracolosamente per lei.

Alle profumate rose per devozione alla Madonna, a quelle con le spine di Santa Rita recentemente si sono aggiunte quelle per la Festa della mamma, tradizione recente che quest’anno si celebra il 10 del mese.

Che dire della mamma... l’amore materno tiene anche di questi tempi perché ...di mamma ce n’è una sola!

COSA CI DICE MAGGIO

I Contadini ci ricordano quanto sia importante “mettere fieno in cascina” e quanta fatica serve per avere tanto e buon maggengo per il benessere alla stalla e di tutta la famiglia; le donne e i bambini, poi, che rastrellano i pochi file d’erba secca, invitano a non sprecare nulla perché anche quel piccolo mucchietto di fieno risulterà prezioso per fronteggiare il lungo periodo dell’inverno.

La questua del fieno fa capire che la “Divina provvidenza” apprezza e ricompensa generosamente i nostri gesti caritatevoli verso chi sta peggio di noi.

Santa Rita più che ammonire testimonia quanto sia ineludibile arrendersi agli imperscrutabili disegni divini che spesso, per vie dolorose e misteriose, mettono infine sigilli regali alle nostre esistenze.

Le rose sui gambi hanno spine pungenti ed è metafora che suggerisce che, per arrivare al vellutato e desiderato “fiore della vita”, non esistono percorsi di solo godimento.