Due fra le più importanti celebrazioni cristiane: Quaresima e Pasqua, quasi sempre si inseguono nel mese; raffigurano morte e resurrezione, dolore e gioia, buio e luce e in un tempo non molto lontano, permeato da profonda religiosità, erano vissute intensamente, particolarmente il periodo penitenziale che richiedeva, nei venerdì, magro e digiuno oltre all’obbedienza del Precetto Pasquale di confessione e comunione per scongiurare le fiamme dell’inferno.
Noi bambini però vivevamo sereni il periodo, sul quaderno a quadretti disegnavamo peschi in fiore, cieli azzurri, rondini in volo, nuvole bianche, pulcini dorati, chiesette di campagna, din don di campane e ripensando a quei giorni avverto una sorta di “saudade”, nostalgia di quella straordinaria, sacra settimana.
Partiva tutto il giovedì sera con la messa in “Coena Domini” che prevedeva la lavanda dei piedi e noi chierichetti eravamo privilegiati perché dovendo portare catino e asciugamani godevamo da vicino lo spettacolo del Parroco inginocchiato davanti agli “apostoli”, umili contadini che mostravano i loro piedi nudi, neri come la terra, le loro unghie dure come un aratro, i calcagni scavati da righe profonde come canali.
Quanto somigliavano ai discepoli scalzi di Gesù lungo le polverose strade della Galilea!
Terminata la cerimonia il sacrestano saliva sul campanile e con le corde legava le campane che
sarebbero rimaste mute sino alla resurrezione ...spoglio l'altare... vuoto il tabernacolo, solo il sepolcro a ricordare la penosa assenza di Cristo.
L'indomani, venerdì, toccava a noi sostituire i rintocchi delle campane con il rumore stridulo delle “tracole”, assi di legno che agitavamo facendo sbattere i ferri mobili posti su entrambi i lati; noi chierichetti, come leprotti, correvamo per il paese per ricordare l’imminenza delle nuove funzioni e quel suono sgarbato induceva comunque tutti, ma proprio tutti, a partecipare la sera alla solenne Via Crucis che attraversava il paese; le finestre delle case erano abbellite da drappi di velluto rosso e illuminate dai ceri, ma il vero spettacolo era sotto i portoni d’ingresso delle cascine dove venivano rappresentate le stazioni della crocefissione e lì la processione faceva una breve sosta meditativa.
La lontananza del Signore si avvertiva sino alla sera del sabato quando sul sagrato della chiesa iniziavano i riti del fuoco e dell'acqua; il Sacerdote benediva le fiamme salvifiche che avrebbero acceso il “Cero Pasquale”: “Alfa ed Omega” a ricordare a tutti la caducità dei giorni.
Successivamente si riempiva d'acqua, un mastello in legno, quello grande che le donne usavano per il bucato, poi l'acqua veniva benedetta e versata nel fonte battesimale e nelle due grandi acquasantiere all'ingresso, quella che avanzava veniva lasciata ai contadini che la raccoglievano con bottiglie e brocche per benedire orti, piante e terreni, gesti che ripetevo anch’io con mio padre usando rametti d’ulivo benedetto come aspersorio.
Alla fine dei riti ritornava il suono delle campane con l'annuncio festoso della risurrezione.
Quel sabato c'era stato un altro incontro particolarissimo in chiesa: tutti noi bambini eravamo lì per far benedire le uova del pollaio che tenevamo nel piatto avvolto nel candido tovagliolo di fiandra, erano le sole uova pasquali che conoscevamo allora e che arricchivano il pranzo domenicale; una però la si consumava subito a digiuno la mattina, reputandolo nutrimento benedetto, quindi augurale per la salute di anima e corpo.
La messa solenne della domenica e la gioia della resurrezione ridavano fiducia e slancio alla vita quotidiana che riprendeva ordinatamente il suo cammino.
E il tempo?
La primavera incalza, il maggengo ondeggia alla brezza e gli alberi da frutto fioriscono, anche il fico accenna il risveglio, mentre sull'aia galline e pulcini pigolano rincorrendo la chioccia e il tutto è metafora della Resurrezione, tempo di vita, tanto da far dire al proverbio: “Ad aprile germogliano anche i manici dei badili”.
L’adagio sottolinea la felicissima combinazione del mese: sole e pioggia: “Aprile ogni giorno un barile” e proprio questo fa dire che persino un fusto di legno rinsecchito può ritornare a vivere.
Il mese però può riservare qualche bizza, addirittura una inaspettata gelata: “Brina di aprile riempie il barile” e in questo caso sarà la vigna a beneficiarne perché ritardando le gemme avrà più forza per i grappoli.
COSA CI DICE APRILE
Quaresima e Resurrezione ricordano con saggezza che sofferenza e gioia sono compagne inseparabili e inevitabili della nostra vita, camminano con noi e l’ammonimento è di mai disperare nel momento dello sconforto perché è proprio sopportando che arriva la luce e, per i credenti, anche la Resurrezione.
I Contadini dal canto loro osservano questo mese bizzarro che sembra fare solo promesse, benedicono i frequenti scrosci di pioggia, sanno pazientare sicuri che aprile è, per campi ed orti, tempo d’attesa, ma già si preparano ad affilare, per il mese successivo, le falci per il maggengo che riempirà i fienili garantendo foraggio alla stalla per tutto l’inverno.
Serene feste pasquali a tutti