Il Corteo dei Tre Re di San Vittore si conferma un appuntamento di forte valore culturale e comunitario per il Moesano, capace di coniugare tradizione, musica e partecipazione intergenerazionale. L’edizione di quest’anno si è aperta con l’intervento del Coro dei Piccoli Cantori della Stella, diretto dalla Maestra Silvia Toniolli, le cui voci hanno introdotto la serata con misura ed eleganza, creando un clima di raccoglimento condiviso.
Il tradizionale Canto dei Tre Re ha accompagnato il corteo — composto da oltre venti figuranti — lungo il percorso che collega la casa prepositurale alla Chiesa Madre del Moesano. Un tragitto breve ma denso di significato, che ogni anno rinnova un rito collettivo capace di trasformare lo spazio urbano in luogo simbolico. L’arrivo nella Collegiata di San Vittore, valorizzata da un’illuminazione scenografica interna ed esterna, ha offerto un forte impatto visivo, richiamando la stella come elemento guida e metafora di orientamento.
Dopo l’esibizione dei più piccoli, la serata è proseguita con la musica quale linguaggio privilegiato di dialogo tra realtà culturali del territorio. Si sono alternati l’Armonia Elvetica di Mesocco, diretta dal Maestro Matteo a Marca, e il Coro Operistico di Mendrisio, sotto la guida del Maestro Massimiliano Di Fino. Le esecuzioni hanno evidenziato il ruolo della musica come strumento di coesione e valorizzazione delle competenze artistiche regionali.
Prima dell’inizio della parte musicale centrale, il Presidente del Consiglio Parrocchiale Alessandro Tini ha invitato i presenti a osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime della tragedia di Crans-Montana. Un momento di raccoglimento che ha inserito l’evento in una dimensione più ampia, ricordando come le tradizioni locali sappiano farsi anche spazio di condivisione del dolore e di riflessione collettiva.
L’accompagnamento spirituale della serata è stato affidato a Padre Marco Flecchia, che ha proposto una lettura dell’Epifania centrata sui temi del cammino, della ricerca e della rivelazione, collegando il racconto evangelico alla vita quotidiana delle comunità contemporanee.
Nonostante le rigide temperature invernali, la partecipazione del pubblico è stata numerosa e attenta, confermando il radicamento del Corteo nel tessuto sociale locale. Un segnale significativo della vitalità di una tradizione che, pur rinnovandosi nella forma, continua a mantenere un forte legame con le proprie origini.
Lo sguardo è ora rivolto al futuro: la formula attuale dell’evento, capace di attirare visitatori anche da oltre le Alpi, si avvicina infatti al suo quinto anniversario, ponendo le basi per ulteriori sviluppi in chiave culturale e territoriale.
Nei saluti conclusivi è stato riservato un sentito applauso al costumista cornogiovinese Piero Zacchetti, figura centrale nella costruzione dell’immaginario visivo del Corteo, tornato attivo dopo un periodo complesso sul piano personale. La sua presenza rappresenta un ulteriore tassello nella continuità di un evento che vive grazie all’impegno di molte competenze locali.
La serata si è conclusa con la benedizione finale impartita con il Bambinello, gesto tradizionale che suggella il Corteo e ne riafferma il valore di rito comunitario, capace di tenere insieme memoria, identità e partecipazione.