Bassa Mesolcina: completata l’area golenale della Moesa

Sabato 9 maggio si è svolta, con una bella partecipazione, la giornata delle porte aperte per ammirare la zona golenale di circa 65 ettari, iniziata nel 2019 e da poco conclusa, costata circa 33 milioni, tra San Vittore e Lumino.
09.05.2026
5 min
Un fiume si snoda attraverso un bosco verde, circondato da alberi, con le montagne sullo sfondo. La luce del sole illumina la scena, creando un'at
Zona golenale «Ai Fornas».
© Foto Lino Succetti

Una bella passeggiata lungo il sentiero didattico

È stato un appuntamento molto interessante, un’uscita naturalistica per scoprire da vicino il lavoro svolto a tutela dell’ambiente e della biodiversità e per ammirare i diversi tratti del percorso didattico di ca. 7 km realizzato lungo la zona golenale.

Ora l’intera zona, essendo anche assai vicina alla pista ciclabile Castione – Grono e costeggiata da comode strade di campagna e appositi sentieri facilmente percorribili, risulta una bella passeggiata in una zona caratterizzata dalla mobilità lenta.

Il costo totale dell’opera di ca. 33 milioni di franchi

Lo scopo di questi lavori, commissionati dall’Ufficio federale delle strade (USTRA) – del costo totale di ca. 33 milioni di franchi – è di compensare i deficit ambientali generati dalla realizzazione della circonvallazione di Roveredo (compresa la galleria con una sola carreggiata con due corsie di marcia), del semisvincolo di San Vittore e le relative infrastrutture (area di servizio e centro del controllo dei mezzi pesanti), così come l’allargamento del profilo autostradale tra Castione e Roveredo.

Caratteristiche della seconda tappa di rinaturazione ambientale

Gli interventi principali della seconda tappa lungo la golena (in particolare nelle aree “Isola Sgravér” e “Ai Fornas) hanno incluso:

L’allargamento dell’alveo del fiume e il ripristino della dinamica fluviale con zone soggette ad allagamento periodico e formazione di banchi di ghiaia e boschi golenali. In pratica alla Moesa è stato restituito spazio almeno in parte sulla sponda pedemontana, permettendo al fiume di muoversi, creare ghiaioni, lanche e zone umide come farebbe naturalmente.

La ricostruzione degli ambienti acquatici della zona golenale «Ai Fornas» ha creato una ventina di stagni naturali destinati alle diverse specie di anfibi. Ciò non presenta un rischio di propagazione della zanzara tigre, che infatti non si riproduce in stagni naturali, ma unicamente in ristagni artificiali.

L’allargamento del fiume e il rialzamento del fondale della Moesa mediante due rampe a reticolo in blocchi di granito ha innalzato il fondo del fiume Moesa, favorendo così l’innalzamento delle acque sotterranee, l’idratazione delle aree umide dell’ ”Isola Sgravér” e la riattivazione dei processi alluvionali nella zona “Ai Fornas”. La sua morfologia permette inoltre la libera migrazione della fauna ittica e crea habitat diversificati per specie come la trota di ruscello, lo scazzone, il temolo, lo strigione, la sanguinerola italiana e la bottatrice.

Il ponte faunistico largo 42 metri e costato 7 milioni

È stato pure costruito un grande ponte faunistico largo 42 metri e costato 7 milioni, che consente il superamento dell’autostrada A13 sia da parte degli animali selvatici di piccole dimensioni (come tassi, volpi, faine, ecc.), sia da parte di quelli di grossa taglia (cervi, caprioli cinghiali, ecc.).

Nuovo corso d’acqua e lanche nella zona “Isola Sgravér”

Sul lato destro della Moesa a fianco dell’autostrada in zona “Isola Sgravér” sono state inoltre costruite tre lanche e un nuovo corso d’acqua che attraversa parte della golena.

Grazie agli interventi appena conclusi anche nella nuova zona golenale dovrebbero a poco a poco essere visibili gli importanti effetti sulla natura già in atto con la prima fase golenale nella zona dell’ex ”Pascol Grand”, dove i diversi interventi di rinaturazione iniziati nel 2019 hanno già permesso di ottenere ottimi risultati a favore della biodiversità di fauna e flora.

Una notevole varietà di specie di grande valore naturalistico

Come ben spiegato da Marco Nembrini, biologo che accompagna tutto il progetto di rinaturazione delle due sponde del fiume Moesa, “il territorio golenale ospita già una notevole varietà di specie di grande valore naturalistico. Tra gli anfibi più rappresentativi si annoverano la rana agile (Rana dalmatina), che appertiene alle specie rare e minacciate, il rospo comune (Bufo bufo) e la raganella italica (Hyla intermedia perrini). A queste si affianca la natrice dal collare elvetica (Natrix helvetica), un rettile del tutto innocuo che frequenta corsi d’acqua e zone palustri.Pure la presenza della libellula è indicatrice di un buono stato ecologico delle golene.

Dal punto di vista botanico, uno degli elementi più caratteristici è la felce penna di struzzo (Matteuccia struthiopteris), una specie rara e protetta, tipica degli ambienti umidi e palustri. Accanto a essa si sviluppano numerose piante acquatiche, tra cui le brasche (Potamogeton spp.), fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi d’acqua dolce.

In base alla posizione rispetto al fiume il bosco golenale è caratterizzato dalla presenza di alberi a legno tenero (salice ripaiolo, pioppo tremulo, frassino, ontano bianco, ecc.) e a legno duro (quercia, frassino, ontano bianco, acero campestre, tiglio selvatico, pino silvestre, ecc.).

Anche l’avifauna riveste un ruolo di primo piano: nelle aree golenali trovano infatti rifugio specie protette come il piro piro piccolo e il corriere piccolo, uccelli che testimoniano l’elevata qualità ambientale di questi habitat”.

Come precisato da USTRA sul flyer distribuito per la giornata delle porte aperte, il progetto golenale iniziato nel 2019 non si limita a intervenire sugli ecosistemi naturali, ma è il frutto della collaborazione tra istituzioni, tecnici, imprese esecutrici ed enti locali, in un’ottica di gestione responsabile e duratura del territorio.