Ieri sera, presso l’Aula Magna delle scuole di Grono, si è tenuta la presentazione di La vita appesa, romanzo di Atef Abu Saif edito da Polidoro. L’evento è stato organizzato dalla Biblioteca Comunale in collaborazione con Biennale Calanca. La giornalista RSI di Rete Due, Natascha Fioretti, nel ruolo di moderatrice, ha dialogato con lo scrittore tramite interprete, il curatore del libro, Giacomo Longhi Alberti.
Nato nel 1973 nel campo profughi di Jabalia, nella Striscia di Gaza, Atef Abu Saif appartiene a una famiglia originaria di Jaffa. Dopo gli studi in Lingue e Letteratura inglese presso l’Birzeit University (Ramallah), ha conseguito un master all’University of Bradford (UK) e un dottorato in Scienze Politiche e Sociali presso l’European University Institute di Firenze.
Autore di numerosi romanzi e raccolte di racconti, Abu Saif è considerato “la voce di Gaza”: la sua letteratura intreccia vita quotidiana, memoria collettiva, guerra e identità.
Il romanzo presentato, La vita appesa (titolo originale in inglese/ arabo A Suspended Life), racconta la vita nella Striscia di Gaza — quella sospesa, fragile, segnata da perdita, attesa, esilio, ma anche da amore, solidarietà e resistenza.
In “La vita appesa”, il protagonista è emblematico: come molti a Gaza, nasce in una tenda in mezzo a guerra e profughi, e vive in uno spazio dove l’esistenza stessa è caratterizzata dalla precarietà.
Il libro ha rappresentato per gente come noi, lontana dal teatro di guerra, un'occasione per conoscere un autore di livello internazionale, che ci ha portato la sua testimonianza, una testimonianza che non parla di cifre ma di vita quotidiana vissuta a contatto con la miseria, la paura costante di perdere la propria vita o quella dei propri cari ma, anche con momenti di amore e barlumi di speranza.
Un libro da leggere e da meditare.