Prima di loro però arriva, il 2 di febbraio, la festa della Madonna della Candelora, per i contadini un bivio meteorologico importante che fa dire al proverbio: “Alla Madonna della Candelora dall’inverno siamo fora, ma se piove o tira vento per altri quaranta giorni siamo dentro”.
Mistico e simbolico il numero 40 intanto perché la Candelora cade 40 giorni dopo il Natale e 40 sono i giorni della quaresima, 40 pure i giorni di Gesù nel deserto e altrettanti quelli di Mosè sul monte Sinai e sempre 40 giorni durò il diluvio universale; ma il 2 di febbraio è anche ricorrenza religiosa molto sentita, infatti il Parroco al termine della Messa mattutina, distribuisce ai fedeli la candela della Madonna e Il cero, una volta a casa, è devotamente appeso a fianco del letto a protezione di salute e raccolti della famiglia e ai tempi non mancava in nessuna casa contadina.
Pochi giorni dopo, il 5 ecco Sant’Agata giorno in cui il contadino ancora osserva il tempo, fiuta l’aria e si accorge che: “Per Sant’Agata la terra rifiata”.
L’avevamo lasciata, la terra, il mese scorso, con un tempo inclemente: nebbie, ghiaccio, neve che han reso impraticabili le strade, isolato cascine e paesi, lei sepolta, addormentata sotto una spessa coltre di neve per proteggersi dal gelo, ma per Sant’Agata ecco i primi segnali di risveglio, “rifiata” esce dal letargo, tira un respiro di sollievo, torna a dare segni di vita, sapendo però che l’inverno sarà ancora lungo e rigido.
La morsa del ghiaccio allenterà però solo verso metà mese, il 14 San Valentino quando appare evidente che : “A San Valentino il ghiaccio si fa tenerino.”
Ricordate il secchio d’acqua dimenticato fuori casa e trasformato durante la gelida notte in un disco
di ghiaccio tondo quanto il recipiente che lo conteneva? Ecco San Valentino un poco scioglie queste rigide durezze proprio come seppe fare con il cuore di tanti innamorati.
Di lui mi sono occupato nel libro: “L’amore profuma di rose - Editrice Monti” scritto insieme a mia figlia Silvia per capire perché proprio il vescovo di Terni fosse universalmente riconosciuto il Santo dell’amore e la ragione l’ho trovata, infatti, il Vescovo seppe trasformare in sacro l’amore profano del fauno Luperco, indiscusso dio pagano della fertilità, la cui festa ricorreva il 15 febbraio; in quel cupo giorno venivano messi in un’urna i nomi delle vergini del villaggio e in altra quello degli uomini, poi un bimbo bendato sorteggiava le coppie che quell’anno avrebbero avuto il preciso e solo scopo di procreare… indecoroso rito pagano...delirio dei sensi.
San Valentino, viceversa, diede sacralità all’amore, non più solo carnale, ma benedetto da Dio, disegnò i contorni della moderna famiglia, arrivò a benedire l’unione fra un centurione romano e una giovane cristiana e questo, in tempi di persecuzioni, scatenò l’ira dell’imperatore Aureliano e gli costò il martirio il 14 febbraio del 273 d.C. anticipando così e scalzando definitivamente la nefasta data del 15 di Luperco.
Valentino non era giovane come quasi tutti i martiri di quel cruento periodo, aveva, infatti, ben 98 anni e sorprende scoprire che il santo dell’amore è un arzillo ultra novantenne, sorpresa che dura poco poiché dei giovani è la passione mentre l’amore richiede pazienza, dedizione, tempo e matura e si consolida nella coppia dopo anni di vita condivisa nella buona e nella cattiva sorte, tempo che potrebbe non bastare per capire l’amore, come diceva bene il poeta irlandese William Butler Yeats: “Ah l’amore è cosa tortuosa, – nessuno è sufficientemente saggio – da scoprire tutto ciò che racchiude, – altrimenti penserebbe all’amore – fino a quando le stelle non siano fuggite – e le ombre non abbiano divorato la luna”.
Nessuna paura quindi nemmeno di altro adagio del mese che afferma: “Febbraio febbraietto corto e maledetto” perché se è pur vero che il periodo è caratterizzato da pungenti bizze meteorologiche, c’è Lui a proteggerci: l’Amore!
COSA CI DICE FEBBRAIO
Il mese ancora sottolinea l’attenzione, l’acume dei contadini che, non disponendo di attendibili previsioni meteorologiche come le abbiamo oggi, osservavano e prevedevano il tempo come se parlassero direttamente con nuvole e stelle riuscendo ad interpretare, memorizzandoli, gli impercettibili ma inconfondibili segnali che terra e cielo manifestano.
Il cero della Candelora appeso a lato del letto, ricorda tuttora anche a noi, spesso troppo affannati, che non tutto dipende dalla sola nostra volontà, rammenta che esiste una provvidenza divina che guarda benevola ai nostri affanni quotidiani e alla quale possiamo affidarci.
Da ultimo, la festa degli innamorati, peraltro ricorrenza recente ma sconosciuta ai tempi, indica che una vita onesta cresce nella famiglia, nell’amore.