Dalla valle Mesolcina al mondo delle illustrazioni per bambini

Nata a Roveredo, nella valle Mesolcina, Ursula Bucher cresce a contatto con la natura. La sua provenienza la dota di una sensibilità che si rifletterà più tardi nel suo lavoro.
23.01.2026
6 min
Una donna con capelli scuri e frangia, seduta davanti a un tavolo di vetro, tiene in mano un'immagine incorniciata di un'illustrazione con un

Dopo la formazione al CSIA – Centro scolastico per l’industria artistica di Lugano, Ursula prosegue gli studi a Lione, presso l' École Emile Cohl, dove nel 2002 ottiene il diploma in illustrazione.
Vive a Novaggio (Ticino), lavora come illustratrice freelance specializzata in libri per bambini, collaborando con numerose case editrici italiane, svizzere e francesi.
Il suo lavoro si distingue per personaggi espressivi, un uso del colore vivace e una narrazione visiva che riesce ad unire semplicità e profondità.

Avendola conosciuta quando era ancora alle sue prime esperienze grafiche, abbiamo pensato di intervistarla ed ecco che cosa ci ha detto:

  1. Nel suo percorso artistico, quanto ha contato crescere a Roveredo, piccolo paese della valle Mesolcina? Ci sono ricordi, luoghi o atmosfere che ritrova ancora oggi nelle sue illustrazioni?

Sicuramente il fatto di vivere a contatto con la natura mi ha aiutata a sviluppare una freschezza e naïveté che mi accompagna da sempre. Sono rimasta legata alla ricerca di immagini surreali e poetiche che arrivano sicuramente dalla mia infanzia.

  1. Uno dei suoi primi incarichi professionali è stato la realizzazione grafica della Guida turistica “Valle Mesolcina e Valle Calanca” nel 1996 per la Cartoleria Russomanno, e nel 1999 quella del volumetto“Verdabbio” per il Comune di Verdabbio. Che ricordo ha di questi lavori giovanili e cosa le hanno insegnato nel suo sviluppo creativo?

Ho un ricordo vago di quei primi lavori, sicuramente erano i primi approcci con l'informatica e la grafica. Utilizzavamo dei programmi che erano ai loro albori... sinceramente è passato troppo tempo per ricordarmi le mie sensazioni in quei momenti. Non avevo ancora frequentato la scuola di illustrazione ed erano dei lavori prettamente grafici.

  1. Ha studiato grafica al CSIA di Lugano e poi illustrazione alla École Émile Cohl di Lione. In che modo queste due realtà – una più tecnica e progettuale, l’altra più artistica e narrativa – hanno influenzato il suo stile?

Lo stile è un tema molto complesso. C'è chi lo cerca all'infinito... lo stile si adatta alla società e ai trend. Penso di non avere un vero stile... cerco di creare l'immagine che più si addice alla committenza. A chi fruirà l'immagine. Penso che sia innato. Di sicuro rimango molto legata all'infanzia e ai colori allegri, anche volendo essere a volte più cupa, le mie immagini rimangono simpatiche.

Lo CSIA mi ha dato le basi per capire cosa significhi la composizione di un'immagine. Che una comunicazione con un concetto sarà sempre più forte di una bella immagine. Che qualsiasi stile si utilizzi, se la comunicazione veicola un concetto forte... porterà quella forza con sè. Vincerà sempre su un'immagine puramente estetica.

Mentre Emile Cohl mi ha formata ad affrontare con professionalità il mondo dell'illustrazione, dalla copia dal vero al libro illustrato. Mi ha dato la possibilità di affrontare qualsiasi mandato, di poter gestire una serie di immagini, come richiede il libro illustrato. Di creare un personaggio e farlo muovere a mio piacimento. Tutta la tecnica la devo alla mia esperienza a Emile Cohl.

  1. Lavora con molte case editrici italiane, svizzere e francesi. Nota differenze nel modo in cui viene concepito un libro per bambini nei diversi contesti culturali? E come si adatta a queste sensibilità?

Ultimamente non sto più lavorando nell'editoria, dovuto al fatto che la vita in Svizzera rimane molto cara e per noi illustratori non è più possibile sostenere un lavoro con editori europei. Il compenso paragonato alla mole di lavoro era diventato sproporzionato.

L'approccio dei vari editori, se seri e nel mondo dell'editoria da anni, è molto simile. In ticino chiaramente non hanno lo stesso approccio, gli editori ticinesi sono molto piccoli, con delle tirature inferiori. Chiaramente l'editore italiano o francese, specializzato nell'editoria dell'infanzia, ha un bagaglio molto più ampio, per l'illustratore diventa un interlocutore importante, con cui discutere delle varie immagini in maniera professionale, con un discorso costruttivo. In ticino gli editori con cui ho lavorato sono prettamente degli stampatori che non hanno questo background, quindi all'illustratore viene data più "carta bianca". Magari a volte manca una persona di riferimento che abbia un background artistico e che abbia una buona conoscenza del lavoro dell'illustratore, per poter discutere e creare un prodotto che segua un'idea editoriale specifica. Decisa a monte dall'editore.

  1. Guardando oggi al suo percorso — dagli inizi in Mesolcina ai libri per bambini pubblicati all’estero — quali sono le nuove sfide che vorrebbe affrontare? La attrae l’idea di esplorare animazione, progetti digitali o nuove forme di narrazione visiva?

Idealmente mi piacerebbe avere del tempo per creare un mio libro. Impossibile però ritagliarsi dei periodi così lunghi (2 mesi?) per poter creare un progetto del genere senza dover disdire delle offerte di lavoro che fortunatamente riempiono le mie giornate. Mi piacerebbe moltissimo potermi ritagliare del tempo per creare qualcosa di mio... senza doverlo realizzare per una committenza. Penso a delle residenze artistiche per esempio. Ma per ora non ne ho ancora avuta l'opportunità. Lavorando da indipendente per più di vent'anni, so cosa significhi la paura di non avere lavoro... e cosa significhi accettare qualsiasi lavoro arrivi. Con l'avvento dell'IA per noi illustratori si prospetta inoltre un futuro complesso. Penso che l'unico modo per contrastarne l'avvento sia: o usarla... ma per ora non ne ho ancora l'entusiasmo, oppure ritornare al tradizionale. Carta, pennelli, matite. Originali che si possano toccare. Penso che la mia strada sarà questa. Vorrei lavorare sul collage abbinato all'illustrazione. Vedo in questo una via di libertà e felicità artistica.

Dopo anni di editoria e committenze, lo sguardo di Ursula torna alla materia, alla carta, ai colori e al gesto manuale, come per chiudere un cerchio, un ritorno al passato per continuare a disegnare mondi che si possano ancora toccare.

Ringraziamo Ursula per la sua disponibilità e le auguriamo ancora tanti altri successi.

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