Il Municipio di Roveredo ha preso atto della risposta del Governo cantonale, tramite il Dipartimento competente, alla propria lettera del 5 marzo 2026, concernente il rilascio di permessi di dimora a persone oggi coinvolte in un’importante inchiesta antimafia internazionale.
Il Municipio si riconosce negli obiettivi della «Strategia della Svizzera per la lotta alla criminalità organizzata», che pone la collaborazione tra Confederazione, Cantoni e Comuni al centro dell’azione contro le reti criminali e chiede di rafforzare prevenzione, scambio d’informazioni e capacità di individuare i rischi sul territorio. Le richieste di Roveredo si inseriscono in questo quadro e mirano a contribuire alla traduzione operativa di tali obiettivi sul piano cantonale e comunale.
Il Municipio riconosce che il Dipartimento ha fornito una ricostruzione dettagliata del quadro giuridico applicabile ai cittadini UE/AELS, in particolare per quanto riguarda l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, le condizioni per il rifiuto o la revoca di un permesso e i limiti all’uso sistematico dell’estratto del casellario giudiziale. Prendiamo atto anche del fatto che, con le informazioni disponibili in quei momenti, le decisioni dell’Ufficio della migrazione e del diritto civile (UMDC) sono ritenute dal Dipartimento conformi al diritto vigente. Al tempo stesso, il Municipio sottolinea che il diritto vigente consente, in presenza di condanne penali gravi, segnatamente per appartenenza a organizzazioni criminali e altri reati di particolare gravità già iscritti a casellario, di revocare un permesso di dimora, anche per cittadini UE/AELS, qualora il comportamento personale dell’interessato costituisca una minaccia attuale per l’ordine pubblico.
Il Municipio prende atto delle spiegazioni fornite pubblicamente dal Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità dei Grigioni nel corso della conferenza stampa del 1 aprile 2026 e del fatto che, secondo le autorità retiche, il rilascio dei permessi di soggiorno è avvenuto nel rispetto del diritto vigente. Allo stesso tempo, dalle stesse dichiarazioni emerge che il caso di Roveredo ha aperto interrogativi importanti sulla prassi attuale e sulla necessità di verifiche interne e di possibili adeguamenti futuri, in particolare per quanto riguarda il coordinamento intercantonale e la gestione dei profili a rischio.
Tuttavia, pur comprendendo i vincoli legali richiamati, il Municipio di Roveredo resta profondamente preoccupato e insoddisfatto sotto tre profili:
1. Prudenza e valutazione del rischio
Anche quando il diritto federale lascia margini ristretti, resta uno spazio di apprezzamento nella prassi cantonale. Il fatto che lo stesso profilo sia stato rifiutato in Ticino e accettato nei Grigioni dimostra che, pur nello stesso quadro normativo, sono possibili valutazioni diverse del rischio. Proprio questo scarto di valutazione è al centro delle preoccupazioni del nostro Comune.
2. Ruolo dei Comuni e informazione preventiva
La risposta del Dipartimento non offre, allo stato, garanzie sufficienti sul fatto che i Comuni vengano informati tempestivamente quando sul loro territorio si insediano persone con profili sensibili. Roveredo ha appreso dell’esistenza di legami con la criminalità organizzata solo a posteriori, tramite la cronaca giudiziaria. Per un Comune direttamente esposto sul territorio ciò è difficilmente accettabile. Proprio la strategia nazionale sottolinea che anche le autorità comunali devono essere messe in condizione di riconoscere per tempo tali fenomeni e di contribuire all’identificazione e alla prevenzione.
3. Necessità di un cambio di prassi
Prendiamo atto con favore delle dichiarazioni secondo cui il Dipartimento sta valutando un possibile cambio di prassi in materia di permessi. Riteniamo però necessario che tale cambio non rimanga una mera intenzione, ma si traduca in direttive chiare all’UMDC, in un rafforzamento strutturato dello scambio di informazioni tra Cantoni e in procedure formali di coinvolgimento dei Comuni nei casi a rischio elevato.
Alla luce di quanto precede, il Municipio di Roveredo:
a) ribadisce la propria richiesta che, laddove il diritto federale lo consente, il Cantone adotti una prassi più prudente e rigorosa nel rilascio di permessi a persone con precedenti penali significativi o indicatori di collegamento con la criminalità organizzata;
b) chiede che siano definiti protocolli chiari affinché i Comuni vengano informati in modo sistematico quando sul loro territorio risiedono persone segnalate dalle autorità di polizia o da altri Cantoni;
c) sostiene che quanto accaduto rappresenta un campanello d’allarme e non un semplice “incidente di percorso”, e che richiede quindi misure correttive sia sul piano dei processi interni sia, se necessario, sul piano del diritto superiore.
Il Municipio sottolinea che il dibattito in corso nei Grigioni si inserisce in un contesto più ampio, definito dalla nuova strategia nazionale per la lotta alla criminalità organizzata, che insiste sulla cooperazione strutturata tra Cantoni e Comuni, sul miglioramento dei flussi informativi e su strumenti preventivi adeguati per impedire l’insediamento di strutture criminali sul territorio. In questo senso, le richieste di Roveredo intendono rafforzare – e non indebolire – il fronte comune contro le infiltrazioni mafiose.
Il Municipio conferma la propria piena disponibilità a collaborare con il Governo cantonale e con il Dipartimento competente, con le autorità di polizia e con gli altri Comuni nella lotta contro le infiltrazioni della criminalità organizzata e si dichiara pronto a contribuire, nel Moesano, a progetti pilota che traducano in pratica gli obiettivi della strategia nazionale e le eventuali nuove direttive cantonali in materia di permessi e di scambio di informazioni. Tale lotta, però, deve poter contare anche su strumenti preventivi adeguati e su una piena considerazione delle preoccupazioni dei Comuni di frontiera come Roveredo.
Ritiene infine che il tema vada affrontato non solo dal Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità dei Grigioni, ma debba coinvolgere tutto il Governo cantonale e gli altri Dipartimenti e relativi uffici.
La lotta alla criminalità organizzata richiede una collaborazione stretta di tutti gli apparati della Stato e, se necessario, anche della società civile.
Roveredo, 2 aprile 2026 Il Municipio di Roveredo