UDC - “10 milioni bastano” (Iniziativa per la sostenibilità)

Con una quota del 28%, la Svizzera registra una delle più alte percentuali di stranieri in Europa (2.2 milioni di stranieri nel 2025), il che rafforza ulteriormente il carattere multiculturale della Svizzera.
15.05.2026
5 min
Uomo sorridente seduto a una scrivania, indossa una camicia blu e occhiali sulla testa. Sullo sfondo si vedono documenti e attrezzature per uff

Dal 1850 la popolazione Svizzera viene censita a livello federale ogni 10 anni.

Di seguito alcuni dati che mostrano l’evoluzione demografica.

Nel 1900: 3.3 milioni

Nel 1940: 4.3 milioni

Nel 1960: 5.36 milioni

Nel 1980: 6.34 milioni

Nel 2000: 7.2 milioni

Nel 2025: 9.1 milioni

Attualmente la popolazione Svizzera aumenta di circa 120000 persone ogni anno che corrispondono a 4 volte la popolazione della città di Coira.

La buona salute economica del paese e l’introduzione della libera circolazione delle persone, entrata in vigore nel giugno del 2002, hanno attirato nella Confederazione decine di migliaia di lavoratori, principalmente dai paesi dell’UE. Dal 2002 si parla di 1 milioni di persone immigrate dall’UE e mezzo milione da altri paesi.

Con una quota del 28%, la Svizzera registra una delle più alte percentuali di stranieri in Europa (2.2 milioni di stranieri nel 2025), il che rafforza ulteriormente il carattere multiculturale della Svizzera. Dalle cifre citate sono esclusi i richiedenti d’asilo, circa 300000 (26000 richieste nel 2025) e gli statuti S che sono circa 72000.

La popolazione è concentrata principalmente nelle zone urbane situate sull’altipiano, ma negli ultimi decenni si assiste ad una sempre più massiccia cementificazione del territorio, anche nelle zone periferiche e si tende a costruire sempre più alloggi insediati in palazzi, per compensare l’alto costo dei terreni. Questa crescente e incontrollata evoluzione demografica genera enormi costi per la collettività in nuove infrastrutture, come strade, scuole, approvvigionamento idrico e elettrico, sottostrutture e altri costi sociali che incidono pesantemente sui bilanci dei Comuni, dei Cantoni e della Confederazione. Lo vediamo tutti i giorni con strade intasate, ospedali affollati, qualità dei servizi in calo, aumento della criminalità (80% dei detenuti nelle carceri è straniero) e sempre più persone che richiedono aiuti e prestazioni sociali. Solo la metà delle persone che entrano annualmente e risiedono sul nostro territorio lo fa per lavoro, l’altra metà è composta dai ricongiungimenti famigliari e dalle persone che richiedono lo statuto di rifugiato o più di recente lo statuto S. Molti Comuni sono in difficoltà economiche, in quanto gli introiti fiscali sono sovente inferiori ai costi che questi nuovi cittadini creano. Abbiamo una delle più grandi densità di popolazione al mondo con 220 ab/km2 e in futuro questa cifra aumenterà, se non si pone un freno. Se consideriamo che il 70% del territorio è costituito da montagne o zone di difficile accesso e fruibilità, vediamo che la densità di popolazione aumenta in modo esponenziale.

La superficie agricola utile si erode a favore delle zone residenziali, rendendo il nostro approvvigionamento alimentare sempre più dipendente dai prodotti esteri. Le aziende agricole erano 125000 nel 1980, mentre nel 2025 ne rimangono purtroppo solo 45000. Chi ha una certa età o rilegge la storia, ricorda il piano Wahlen, introdotto durante la seconda guerra mondiale, per garantire il sostentamento interno e una certa indipendenza economica. È vero, la popolazione svizzera invecchia, ma forse bisognerebbe chiedersi perché le giovani generazioni fanno sempre meno figli e cercare di porvi rimedio. Invece si giustifica la necessità di gente che arriva dall’estero, con la diminuzione della natalità indigena, con l’invecchiamento della popolazione e il fabbisogno di manodopera. Non sarebbe più corretto reintrodurre, come un tempo, il sistema dei contingenti in funzione della necessità dell’economia e fare in modo di ridurre il tasso di disoccupazione interno,150000 disoccupati registrati nel 2025, di cui la metà sono stranieri? Chi obietta che con questo agire si metterebbe in discussione la libera circolazione e i rapporti economici con l’UE, dimentica che nel 1972 la Svizzera ha siglato un accordo di libero scambio con l’allora CEE, tuttora in vigore. Vi sono inoltre altri mercati che l’economia elvetica potrebbe prendere in considerazione o potenziare, considerando l’alto valore aggiunto della nostra economia basata su prodotti tecnologicamente all’avanguardia e mondialmente riconosciuti per la qualità. In caso di accettazione di questa iniziativa non è vero che mancherà personale specializzato, ma si dovrà puntare su una migliore diversificazione delle formazioni e fare in modo che i nostri giovani non subiscano la concorrenza e il dumping salariale creato dalla libera circolazione delle persone. Abbiamo un sistema formativo che ci viene invidiato e copiato, ma non siamo in grado di permettere alle giovani generazioni di potersi costruire un futuro professionale e famigliare solido e questo è un aspetto importante che va corretto.

A questo punto la domanda è lecita: vogliamo continuare a crescere all’infinito in una nazione la cui superficie è sempre la stessa, oppure vogliamo che le generazioni future possano usufruire di un territorio gestito in modo sensato e armonioso, dove poter vivere senza troppi vincoli e difficoltà? La Svizzera è sempre stata terra di accoglienza e anche in futuro lo sarà, ma si auspica che chi arriva da noi contribuisca al benessere della collettività e si integri con le nostre tradizioni e la nostra cultura e non approfitti della nostra positiva situazione finanziaria e sociale, senza aver minimamente contribuito.

Il prossimo 14 giugno la tematica verrà sottoposta al voto popolare e l’UDC evidentemente sosterrà l’iniziativa.

Romano Losa

Candidato UDC al Gran Consiglio Grigioni