Aggregazioni in Mesolcina: da tabù politico a necessità strutturale

Con questo articolo di Decio Cavallini, vice sindaco di Roveredo e politico di lungo corso, torna il tema delle aggregazioni comunali ormai ineluttabili.
08.01.2026
3 min
Un uomo in maglione scuro parla da un podio in legno con il simbolo del Comune di Roveredo. Sullo sfondo, un ambiente interno con attrezzature di lavoro

Scrivo queste righe a titolo personale, forte dell’esperienza maturata nell’esecutivo comunale di Roveredo, con la convinzione che la politica non possa più limitarsi a gestire l’esistente, ma debba avere il coraggio di affrontare apertamente il tema delle aggregazioni comunali come scelta strategica per il futuro della Regione Moesa.

Il dibattito sulle aggregazioni comunali nella regione Moesa torna periodicamente al centro dell’agenda politica regionale, ma oggi più che mai si impone come una questione strutturale e non ideologica. Le riflessioni espresse recentemente da Nicola Giudicetti, sindaco uscente di Lostallo, riaprono il confronto con lucidità e realismo, mettendo in evidenza limiti e opportunità di un territorio che fatica a reggere il peso di una frammentazione amministrativa ormai anacronistica.

Giudicetti non si è mai definito un fautore delle aggregazioni a tutti i costi. Anzi, ricorda come in passato un progetto di aggregazione di valle sia naufragato a seguito di defezioni progressive, con Roveredo e Mesocco che avevano già intrapreso strade autonome. Lostallo, geograficamente e funzionalmente a metà strada, si è così trovata a oscillare tra nord e sud, costruendo collaborazioni su entrambi i fronti: dai pompieri alla casa anziani con l’alta valle, fino ai servizi regionali e alle infrastrutture strategiche concentrate nella bassa valle.

Un quadro che fotografa bene la realtà odierna: una regione che, nei fatti, funziona già in modo intercomunale, ma continua a reggersi su una molteplicità di piccoli enti, ciascuno con le proprie strutture politiche e amministrative, i propri costi fissi e una crescente difficoltà nel garantire competenze specialistiche.

È proprio qui che l’aggregazione smette di essere una scelta politica e diventa una necessità gestionale. A medio termine, mantenere l’attuale frammentazione significa accettare un progressivo aumento dei costi, una dipendenza sempre maggiore da consulenze esterne e una difficoltà cronica nel reperire personale qualificato per ruoli chiave dell’amministrazione pubblica. Al contrario, comuni più grandi permettono economie di scala, una migliore pianificazione finanziaria e soprattutto una professionalizzazione stabile degli apparati amministrativi.

L’ipotesi evocata da Giudicetti – tre comuni, uno per la bassa, uno per la media e uno per l’alta valle – va letta in questa chiave pragmatica. Non come un’imposizione dall’alto, ma come un modello territoriale coerente con i flussi di mobilità, lavoro e servizi che già oggi orientano gran parte della popolazione verso sud e verso il Ticino. Già era così nel lontano 1500 ai tempi delle Tre Leghe. «Ogni sposalizio va fatto con chi ha qualcosa da offrire», osserva Giudicetti, richiamando il tema della credibilità e della continuità politica, elementi indispensabili per qualsiasi processo aggregativo.

È vero: negli ultimi decenni non sempre i comuni guida della valle hanno dato un’immagine di stabilità. Ma proprio questa constatazione rafforza l’urgenza di un cambio di paradigma. Le aggregazioni non sono la panacea di tutti i mali, ma rappresentano l’unica via percorribile per garantire servizi di qualità, finanze sostenibili e una governance all’altezza delle sfide future.

Rimandare ancora significherebbe lasciare che le decisioni vengano imposte dalle difficoltà finanziarie o dalla mancanza di risorse umane, anziché costruite attraverso una visione condivisa. La Regione Moesa ha davanti a sé una scelta strategica: continuare a difendere confini amministrativi sempre più fragili, oppure avviare con coraggio un processo di riorganizzazione che guardi al territorio, alle persone e al futuro.

Decio Cavallini Vice sindaco di Roveredo