Un importante lavoro di raccolta e salvaguardia dei dati, custodi di una grossa fetta di storia riguardante la comunità e il territorio, iniziato da Peduzzi già da decenni.
Come precisato da Dante Peduzzi la sua raccolta di toponimi di Cama “è iniziata all’incirca 45 anni fa su consiglio del professore di filologia romanza e linguistica all’Universiotà di Zurigo Konrad Huber (1916-1994), fondatore del Repertorio toponomastico ticinese (1964). In quegli anni il paese era ancora abitato da non pochi anziani e anziane che avevano mantenuto uno stretto rapporto con il territorio, le sue attività agricole e le sue tradizioni culturali e sociali”.
La raccolta dei dati consultando le fonti scritte e cartografiche e con l’aiuto delle testimonianze dei collaboratori e informatori locali
Un lavoro molto importante quello di Peduzzi, perché a poco a poco anche a Cama la memoria storica dei luoghi si è affievolita, a parte quelli abitativi nel fondovalle, specialmente a causa del calato uso dei luoghi stessi , che erano in gran parte legati all’attività agricola e all'allevamento del bestiame.
Nel volume i toponimi, oltre all’elenco alfabetico e le relative coordinate, sono facilmente rintracciabili tramite la suddivisione in 7 settori e relative cartine con la loro presentazione completata da tante preziose osservazioni e testimonianze, tramite delle "sequenze di passeggiate", così proposte da Peduzzi, una buona occasione per i lettori anche per compiere alcune belle e salutari gite lungo le strade agricole del fondovalle e magari con una bella escursione lungo il sentiero che porta in Val Cama e dintorni, ben conosciuto paesaggio alpino proprio rappresentato sulla copertina del libro con il bel laghetto incastonato in un anfiteatro di vette. A p.42 del libro è pure possibile scaricare il codice QR con le coordinate relative a ogni toponimo così facilmente rintracciabile nei settori A - G del libro.
Metodo e raccolta dei dati
Il volume approfondisce le motivazioni alla base dell’attribuzione dei toponimi, nomi ricavati da notizie sul campo, dallo studio di fonti scritte e cartografiche e dall’aiuto di una quarantina di preziosi collaboratori e informatori locali nel ricordare le peculiarità del territorio.
Il libro è corredato da numerose notizie trascritte da documenti vari e da cartine. Le numerose fotografie, per lo più d’epoca e in parte inedite, consentono di visualizzare con immediatezza i diversi luoghi dove sono nati e sono rimasti localizzati i toponimi antichi.
Un repertorio toponomastico quello curato da Peduzzi riferito ad aspetti caratteristici della morfologia del fondovalle (assai modificata nel tempo con l’espansione edilizia) e montana di Cama, che ci ricordano come chi ci ha preceduto vedeva e descriveva l'ambiente che lo circondava. Sostantivi che appaiono perfettamente appropriati e certamente frutto di un'attenta e intelligente osservazione basata principalmente su caratteristiche geografiche (natura e paesaggio, rilievi, forme, qualità e sfruttamento del terreno, acque, formazione rocciosa, vegetazione, presenza degli animali, luoghi di passaggio, paesaggi particolari e loro forme specifiche) nomi di persone (fondatori o antichi proprietari, personaggi storici o religiosi), attività umane (edifici e costruzioni varie), eventi storici/culturali/religiosi e tradizioni. Il volume presenta pure interessanti estratti di interviste in dialetto.
Ecco alcuni esempi di toponimi descritti da Peduzzi :
Toponimo 22 "el Bágol", strano nome che nel dialetto di Cama significa ”roba da poco” come appunto el bágol, quel resto di tabacco mezzo bruciato che rimane in fondo alla pipa. Il toponimo si riferisce alla pochezza della superficie coltivabile in quel posto e ha pure dato il nome al carnevale di Cama.
Toponimo 61 "i Cròtt”, il nucleo di 46 grotti di Cama completamente ristrutturato agli inizi degli Anni Duemila grazie a un progetto promosso dalla Fondazione Rivitalizzazione Grotti di Cama.
Toponimo 127 "la Bigatéra", il fabbricato in cattivo stato, in testa al ponte sulla sinistra del fiume Moesa, fu demolito dopo l’alluvione del 1978. Come riferito da Carlo Righetti (1935-2010) al primo piano in uno stanzone si allevava il baco da seta (in dialetto bigátt). Per nutrilo si coglievano le foglie del gelso (mórón). Di questi alberi ne sono rimasti pochi esemplari a Cama.
Toponimo 359 "el Pizz Cròcch", su questa cima si incontrano le linee di confine dei tre comuni: Cama, Lostallo e Verdabbio-Grono. Il nome cròcch in dialetto significa “gancio, uncino”. In questo caso l’espressione sta a segnalare lo spuntone di roccia che si intravede guardando questa cima contro il cielo da Lostallo.
Non ne citiamo altri e li lasciamo scoprire sfogliando il bel libro di Peduzzi, per vedere l'importanza che la pubblicazione viene ad assumere per ripercorrere la storia di Cama e per una piacevole fruizione a tutto campo di un un insieme di notizie, aneddoti, curiosità, sia da parte di chi a Cama ci è nato e cresciuto, sia da parte dei nuovi residenti e di tutti quelli che si trovino a passare sul territorio descritto e siano invogliati a conoscerlo meglio.