Il 2026, per chi sperava che l’anno nuovo portasse gioia e benessere, è iniziato male. Non è che negli anni precedenti siano mancati incidenti, tragedie e guerre, ma come accade a ogni inizio d’anno si tende a sperare, e quasi a crederci, che il futuro possa essere migliore. Purtroppo, incidenti e sventure, guerre e tragedie sono all’ordine del giorno in ogni Paese, in ogni angolo del mondo: ce n’è per tutti e nessuno può dirsi davvero al riparo.
Stabilito che tutti siamo nelle stesse condizioni e che a chiunque può capitare di finire agli onori della cronaca, è necessario soffermarsi sulle reazioni che ciascuno di noi mette in atto di fronte a fatti improvvisi e tragici. Il punto decisivo non è l’incidente in sé, che, come detto, può accadere a chiunque, ma la reazione che ne segue. Il problema è proprio la risposta che viene data a un evento inatteso e magari drammatico. È qui che nascono le difficoltà: c’è chi reagisce con lucidità, chi si lascia prendere dal panico e chi, sperando che tutto si risolva da solo, si chiude in sé stesso e attende che la vicenda cada nell’oblio.
A questo punto, oltre alla reazione delle istituzioni, non sempre tempestiva ed efficace, entra in gioco la stampa: quella scritta, quella parlata e quella online, ciascuna chiamata a rispondere in modo appropriato ai propri lettori. I media, infatti, dovrebbero raccontare i fatti per come sono realmente accaduti, senza distorsioni e senza reticenze, facendo attenzione a non creare allarmismo dove non ce n’è bisogno. Raccontare i fatti, dunque, senza infarcirli di opinioni personali. Ogni giornalista può avere il proprio punto di vista, ma il suo compito è raccontare, non inventare, la verità. A chi legge spetta poi trarre deduzioni e formulare giudizi.
L’informazione, quindi, deve essere sobria, non urlata né aggressiva, per non esacerbare ulteriormente gli animi; questo però non significa che debba essere incompleta o, addirittura, compiacente. L’informazione vera, quella che informa i cittadini anche senza gridare, deve essere accurata e dettagliata. Ciò comporta che il giornalista deve guardare anche “sotto il tappeto”, là dove spesso si nasconde ciò che non si vuole eliminare subito. Il suo dovere è informare correttamente e, per rispetto soprattutto verso chi legge, senza omissioni.
Se una notizia è vera e accertata, va pubblicata: solo così si rende un servizio ai lettori. Non pubblicare un fatto, realmente accaduto, per non urtare la sensibilità di qualcuno oppure offuscare la reputazione di qualcun altro, significa fare un torto a chi ancora crede nell’imparzialità dell’informazione e continua a pagare abbonamenti e/o comprare i giornali. Il giornalista, al pari di un medico o di un giudice, deve potersi esprimere liberamente anche se quello che dirà potrà non essere gradito a chi attende il responso!
I giornalisti hanno un compito che va al di là degli altri poteri!