Nel rapporto, ripreso questa settimana anche dal quotidiano La Regione, l’esecutivo propone di non dare seguito alla mozione presentata il 16 giugno 2025 da Enea Bettè, pur riconoscendo che il tema è "di indubbio rilievo istituzionale" e merita una valutazione fondata sull'interesse pubblico e sulla sostenibilità a medio e lungo termine.
Secondo l'esecutivo, tuttavia, allo stato attuale una fusione con Roveredo non può essere considerata una strategia prioritaria né sufficientemente matura per giustificare l’avvio di una trattativa formale. Un processo aggregativo richiede infatti condizioni politiche, istituzionali, amministrative e finanziarie solide, oltre a una chiara prospettiva di rafforzamento reciproco tra gli enti coinvolti.
Il Municipio sottolinea che, negli ultimi mesi, San Vittore ha già avuto alcuni incontri con Roveredo, durante i quali sono stati compiuti primi passi in un'ottica di dialogo e condivisione di idee e servizi. Questi contatti, secondo l’esecutivo, hanno permesso di avviare una riflessione costruttiva su possibili forme di collaborazione, senza però far emergere le premesse necessarie per aprire una trattativa di fusione.
Un tema già discusso
La discussione arriva a circa sei mesi dal dibattito rilanciato a gennaio dal vicesindaco di Roveredo, Decio Cavallini. In una lettera scritta a titolo personale, Cavallini aveva indicato nelle aggregazioni una scelta strategica per il futuro della Regione Moesa, evocando anche l'ipotesi di tre comuni: uno per la bassa, uno per la media e uno per l'alta valle.
Sempre in gennaio, la sindaca di San Vittore, Elena Pizzetti, aveva però respinto l'idea di un’aggregazione motivata soprattutto da ragioni finanziarie o da maggiori contributi cantonali. Interpellata da Keystone-ATS, aveva paragonato la fusione a un matrimonio: "Non ci si sposa solo per i vantaggi economici". Secondo Pizzetti, prima di parlare di fusioni, Roveredo dovrebbe concentrarsi sul rendere il proprio paese attrattivo per i residenti.
Il Municipio di San Vittore afferma comunque di non chiudere la porta a future riflessioni sulle collaborazioni intercomunali o su eventuali scenari istituzionali diversi. Nelle condizioni attuali, conclude però l'esecutivo, l'apertura di un percorso aggregativo con Roveredo non risponderebbe in modo adeguato agli interessi del Comune.