I sopracitati hanno sottoposto a Berna la problematica dei permessi, riuscendo a far approvare la loro mozione al Consiglio Nazionale con 121 favorevoli 71 contrari e 4 astenuti.
In concreto la mozione vuole promuovere la richiesta del casellario giudiziale da presentare per l’ottenimento di un permesso di soggiorno annuale di tipo B, da estendere a tutti i cantoni, come già da oltre un decennio sta praticando il Canton Ticino.
Ora a Coira dovranno finalmente capacitarsi che il problema non si pone solo a livello delle valli italofone e in particolare nel Moesano, ma che la problematica ha oramai assunto una rilevanza e una risonanza a livello nazionale, tanto da far approvare la mozione presentata dal gruppo UDC e sostenuta da altri partiti, anche in relazione ai tragici fatti avvenuti a inizio anno a Crans Montana.
Il direttore del Dipartimento di polizia Peter Payer, malgrado l’esito della mozione, i colloqui con il Patriziato, la lettera del Municipio e la nostra presa di posizione, continua a mostrarsi ancora titubante nel patetico tentativo di proporre per la Mesolcina una misura palliativa, con uno statuto speciale, grazie al quale sembrerebbe ora possibile richiedere, oltre alla di per sé ridicola autocertificazione, anche il casellario giudiziale. Affaire a suivre...
È risaputo che i tempi della politica sono lunghi, ma continuare ad ostinarsi e trincerarsi dietro una presunta impossibilità di richiedere il casellario giudiziale a causa degli accordi bilaterali, ci sembra quantomeno un atteggiamento superficiale e irrispettoso verso coloro che hanno portato sotto i riflettori questa annosa ed irrisolta problematica, che da troppo tempo danneggia la reputazione della nostra regione. Grazie all’UDC per aver fatto in modo che il Consiglio Nazionale ha infine approvato la mozione in tempi relativamente brevi.
Ritornando al titolo ci sentiamo in dovere di fare alcune dovute precisazioni. Il merito di quanto ottenuto va attribuito in primo luogo al Patriziato di Roveredo e in particolare all’impegno e alla caparbietà del suo Presidente Aurelio Troger per l’enorme lavoro mediatico, nonostante le pressioni e le minacce del dipartimento di polizia diretto da Peter Payer. Contrariamente a quanto espresso in maniera esageratamente autocelebrativa nel suo recente comunicato stampa, nella vicenda il Municipio di Roveredo ha avuto soltanto un merito marginale di secondo piano e sicuramente non rilevante quanto avrebbe voluto far intendere. Vorremmo poi per l’occasione far tra l’altro notare come in tutta la vicenda, l’UDC Moesano sia stato l’unico partito ad esprimersi ed esporsi pubblicamente per denunciare la problematica e sostenere il Patriziato, mentre le altre fazioni politiche si sono contraddistinte unicamente per il loro silenzio assoluto.
Partendo dal principio che è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, se l’UDC ha ottenuto e continua ad ottenere consensi sia a livello regionale, che cantonale, che federale, lo si deve anche e soprattutto al grande impegno profuso per il bene della collettività e nello specifico caso per il recupero e la salvaguardia della reputazione della nostra Regione.
Il Comitato UDC del Moesano