Elezioni nel Moesano: premiato fronte borghese, ma la sinistra c'è!

Le elezioni cantonali del 14 giugno consegnano un verdetto chiaro. Al Cantone, la nuova composizione del Gran Consiglio vede l’UDC come prima forza con 35 seggi, seguita dal Centro con 28, dal PLR con 23, dal PS con 20, dai Verdi liberali con 7 e dai Verdi con 7.
18.06.2026
4 min
Una sala conferenze con un gruppo di persone sedute attorno a tavoli disposti a forma di U. Un grande arazzo decorativo copre la parete sullo sfondo, mentre schermi e fiori adornano i tavoli.

In termini complessivi, il Parlamento grigionese esce quindi con una maggioranza nettamente collocata nel campo borghese e moderato-conservatore.

Nel Moesano, il risultato regionale è ancora più netto: i sei seggi disponibili risultano ripartiti tra UDC, PLR e Centro, con due seggi ciascuno. Restano invece senza rappresentanza diretta PS, Verdi e PVL. Il dato politico è evidente: nella regione, l’elettorato ha scelto una rappresentanza istituzionale concentrata sulle forze tradizionali e borghesi.

Guardando ai voti personali, Samuele Censi risulta il candidato più votato con 1’176 preferenze, seguito da Eleonora Righetti con 938, Mattia Ciocco con 905 e Romano Losa con 665. Più distanziati gli altri candidati riportati nel foglio: Piera Furger con 363 voti, Leda Ramelli con 357, Paolo Paganetti con 343, Rosanna Spagnolatti con 288 ed Emma Negretti con 272.

Il risultato dei singoli candidati mostra però anche un’altra realtà, meno evidente nella distribuzione finale dei seggi. Se si concentra l’attenzione sui voti ricevuti da Paolo Paganetti, Emma Negretti e Leda Ramelli, emerge un dato politicamente significativo: insieme totalizzano 972 voti. Si tratta di una somma superiore ai 938 voti di Eleonora Righetti e nettamente superiore ai 665 voti di Romano Losa.

Con il sistema elettorale attuale, i voti personali dei candidati hanno certamente un peso politico, ma vengono letti all’interno di una struttura elettorale più ampia, in cui la lista o il gruppo di liste rappresenta il contenitore determinante per la trasformazione dei voti in seggi.

Proprio per questo, il dato relativo a Paolo Paganetti, Emma Negretti e Leda Ramelli non può essere liquidato come irrilevante. I loro voti, sommati, indicano l’esistenza di un bacino progressista tutt’altro che marginale. Tuttavia, presentandosi attraverso liste partitiche distinte, queste sensibilità sono rimaste separate dentro un sistema che non ammette congiunzioni di liste – un fatto che storicamente va a sfavore dell’area rossoverde.

Questo è probabilmente uno degli elementi centrali da analizzare dopo il voto. Nonostante la sconfitta nella rappresentanza regionale, PS e Verdi non sono scomparsi dal territorio e anzi una nuova sensibilità verde ha fatto valere la sua voce con determinazione. Il risultato aggregato di Paganetti, Negretti e Ramelli dimostra che esiste una parte importante della popolazione che continua a riconoscersi in temi come solidarietà sociale, tutela ambientale, accessibilità dei servizi, promozione della cultura, equilibrio territoriale e attenzione alle fasce meno favorite.

Per questo motivo, chi oggi rivendica la collegialità dovrà dimostrarla nei fatti. Se il Moesano vuole davvero essere rappresentato nella sua interezza, gli eletti dovranno dare spazio anche alle sensibilità socialiste, ecologiste e progressiste.

Domenica scorsa ha vinto una certa idea di società: più vicina al capitale, alla proprietà, allo sviluppo edilizio, agli interessi economici consolidati. Ha perso, almeno sul piano della rappresentanza regionale, un’idea di società fondata sulla giustizia sociale, sulla solidarietà e sulla responsabilità ambientale.

In ogni caso penso sia davvero difficile che un blocco politico dominato da logiche immobiliari e prettamente economiche diventi improvvisamente sensibile ai temi della solidarietà, intesa come costruzione di una società per tutti e non per pochi, con soluzioni accessibili indipendentemente da provenienza, reddito e ceto sociale degli individui.

Il cambiamento climatico, il consumo del territorio, la fragilità delle valli alpine e la necessità di una transizione sociale ed ecologica non sono più questioni teoriche. Sono realtà presenti, concrete, urgenti.

Il voto popolare ha dato una direzione chiara. Chi rappresenterà il Moesano dovrà però ascoltare anche chi chiede più giustizia sociale, solidarietà e tutela ambientale.

In una società libera e all’avanguardia, questa non è una concessione: è una necessità democratica, soprattutto quando emergono conflitti di interesse milionari come è il caso nella nostra regione.