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Ricordiamoli - i nostri cari
mercoledì 12 ottobre 2016.
Il saluto a Mimì in chiesa
di Nicoletta Noi Togni

Siamo qui riuniti per dare un saluto a Mimì, per ricordare la sua vita, per ringraziarla di quanto ci ha dato. Non potevamo lasciarla andare senza trasmetterle - anche pubblicamente - questo saluto, senza parlare della sua vita, senza manifestare tutta la nostra gratitudine per l’attenzione, la gentilezza, in poche parole per l’amore che ha profuso su tutti noi. Parlare di Mimì significa evocare una persona luminosa nella quale non si avverte negatività. Di una persona che ti sorride, che ti osserva attentamente e cerca di interpretare il tuo stato d’animo e che conclude l’incontro chiedendoti se hai bisogno qualcosa. Di una persona rimasta negli anni giovane nell’anima, frescamente spontanea. Una caratteristica della sua vita è stata la ricerca del bello, dell’ordine, dell’armonia. Un’attitudine che le è forse derivata dalla sua origine. La mamma Lily era infatti concertista nella Svizzera francese prima di trasferirsi, negli anni venti, in Augio con il marito Gaspare Mazzoni, primo conducente dell’auto postale della Calanca. Ed in Augio nasceva Mimì, il 15 agosto del 1925, festa dell’ Assunta. Trasferitasi la famiglia in seguito a Grono, il 15 settembre del 1951 Mimì sposava, in questa chiesa collegiata, all’altare della Madonna del Rosario, Reto Togni. Ricordo Mimì in quel giorno: la sua grazia, bellezza, felicità, illuminavano tutta la navata e si protraevano fuori, la seguivano, non solo nel viaggio di nozze a Venezia ma anche negli anni quando nascevano i suoi figli. Cinque figli non solo accettati ma ardentemente desiderati che le facevano scoprire la sua attitudine principale: la famiglia. E per la famiglia si ritrovava pronta ad ogni sacrificio. Non l’ho mai sentita recriminare, non l’ho mai sentita lamentarsi, con cinque figli la sua casetta era sempre linda, perfettamente in ordine e lei con essa. Non solo: Mimì trovava il tempo per accudire gli anziani della famiglia, per il suo pianoforte e per parlare con me. Insieme abbiamo passato tante ore belle, abbiamo riso, ci siamo scambiate molte emozioni. Io che mi affacciavo alla vita e lei che già la stava percorrendo. Si, io ti devo tanto Mimì! Ti devo tante ore di meravigliosa leggerezza, di comprensione, di ascolto, di autentica amicizia. Ti devo tanta generosità. Un episodio non dimentico: quando a Natale mi consegnasti una scatoletta. Dentro una catenina d’oro con un piccolo angelo. Avevi notato che solo uno dei miei due figli possedeva una simile catenina. Non erano anni facili ne per te, ne per me e tu avevi cinque figli. Eppure avevi pensato a mio figlio, pur non essendo la sua madrina. La tua generosità si manifestava anche negli ultimi anni, negli ultimi tempi. Comprendevo la frase che non riuscivi a formulare “te ge bisegn quaicos?” Grazie Mimì per quel “te ge bisegn quaicos?” di tutta la vita, grazie per quell’angioletto d’oro, e grazie alla tua cara famiglia che ti ha seguita in questi anni di malattia, in modo particolare a tua figlia Silvia che ha desiderato ardentemente conservarti anche nella malattia, il tuo posto, nella tua casa. E grazie alla Madonna del Rosario, alla quale ti affidavi che - sono certa - ti sta accompagnando tra le volte del cielo. Sia questo un pensiero bello, che dia a noi tutti serenità. Quella che Mimì per noi avrebbe voluto. A nome di tutta la famiglia ringrazio chi ha partecipato a questa cerimonia, a Don Taddeo e a Don Ugo per la celebrazione ed alla corale, a chi ci ha sostenuto ed ha voluto bene alla nostra cara e a chi l’ha ricordata in questi giorni.
Nicoletta

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Buddha Siddhārtha Gautama

 
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