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Editoriale
martedì 30 agosto 2016.
Io ti vedo ma tu mi vedi?
di Giuseppe Russomanno

Se è vero che molte cose si apprendono dai libri è anche vero che l’arte del vivere non è scritta da nessuna parte in quanto dipende dalla nostra educazione e quindi dalle sane abitudini assimilate in famiglia.
Tra le sane abitudini c’è o c’era quella del rispetto di cose e persone che è il primo passo verso il vivere in sintonia con tutto quello che ci circonda e che fa di noi persone coscienziose e coscienti del ruolo che vogliamo occupare nella società!
Chi conosce il significato della parola “rispetto” è in grado di "vedere", cioè di "accorgersi" che intorno a lui non c’è il vuoto ma al contrario esiste una moltitudine di cose e di persone ognuna con una sua peculiarità, peculiarità che, unita a tutte le altre peculiarità, rende più armoniosa e più degna di essere vissuta la nostra vita! Se noi non vediamo o non teniamo conto di quello che ci circonda non possiamo aspettarci di essere visti e di essere tenuti in conto.
La mancanza di rispetto è quindi una mancanza di riconoscimento e le persone o le cose non viste e quindi non riconosciute è come se non esistessero!
Ma l’uomo come diceva Aristotele non è un angelo e nemmeno un animale per cui è costretto a vivere in società e quando si vive in società bisogna rispettare certe regole di convivenza, regole che di volta in volta ci hanno permesso di costruire società sempre più giuste.
Rispetto è anche sinonimo di reciprocità! Tu rispetti me, io rispetto te! Io rispetto la tua cultura, il tuo modo di essere e tu rispetti il mio modo di essere, la mia cultura. Messa in questi termini la questione verrebbe risolta in un attimo ma quando una delle due parti non rispetta, non vede e quindi non riconosce l’altra parte, si rompono gli equilibri e scoppiano i dissidi che rischiano di trasformarsi poi in vere e proprie guerre.
Chi meglio di noi sa dove ci sta portando oggi la mancanza di rispetto?
Se pensiamo poi che il rispetto, a differenza di tante altre cose, non costa nulla e che anzi genera valore, viene da chiedersi come mai tanta gente non è in grado di capirne l’importanza.


Giuseppe Russomanno
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“Lo scender ne l’Averno è cosa agevole ché notte e dì ne sta l’entrata aperta; ma tornar poscia a riveder le stelle, qui la fatica e qui l’opra consiste.”

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