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Viaggi & Cucina
mercoledì 14 gennaio 2015.
Strangolapreti
di Enrico Migliorucci

Ci ritroviamo finalmente cari amici; ricominciamo il nostro girovagare nei luoghi d’Italia; oggi andremo nella bella Trento.
Le valli si incontrano e formano immense conche boscose tra le alpi che si innalzano fino ad incontrare il cielo. Le verdi distese rincorrono i territori ondulati su cui si dipanano le piccole stradine tortuose tra scorci di suggestivi panorami. Nella valle dell’Adige, dove il fiume si nutre delle acque del Fersina e si trova lo spuntone roccioso della Verruca, sorge la città di Trento, capoluogo della regione a cui dà il nome. Fondata dai Galli o dai Reti, il suo esteso territorio fu abitato anche dalle popolazioni dei Liguri, dei Veneto-Illirici e degli Etruschi: Tridentum ( così si chiamava la Trento romana), sottomessa dall’Impero romano nel 222 a.C. e ottenuta la cittadinanza(49 a.C.), è stata un centro militare inespugnabile durante l’età augustea e sede vescovile a partire dal IV secolo.
Dopo alterne vicende da ducato longobardo a feudo dei principi-vescovi, dall’annessione alla contea del Tirolo, al protettorato imperiale per proteggersi da Venezia, nel XVI secolo, il centro medievale fu trasformato in una splendida città rinascimentale di carattere europeo, in seguito all’iniziativa del vescovo Bernardo Clesio (di Cles) e del suo successore Cristoforo Madruzzo, che la abbellirono con palazzi sontuosi e ne fecero sede per il concilio. Il Concilio di Trento (1545-1563) fu convocato dalla Chiesa Cattolica per tentare una rappacificazione con i protestanti tedeschi e per riformare la dottrina e l’organizzazione ecclesiastica. Tra le più interessanti del Trentino Alto Adige, la città deve il suo sviluppo alla posizione geografica per cui controlla il commercio di tutta la vallata attraverso una fitta rete di comunicazioni col Brennero, la Valsugana e la Gardesana.
La stessa tradizione dell’autonomia amministrativa, siglata da uno statuto speciale che circoscrive le competenze e gli strumenti della provincia, affonda le proprie radici nella lunga reggenza vescovile. La tendenza di Trento a rinnovarsi sempre ha contribuito a renderla tra le città d’arte più interessanti per la qualità delle offerte artistiche e delle proposte turistiche. Oggi come ieri, Trento mantiene a testa alta il ruolo di crocevia importante tra civiltà mediterranea e transalpina.
Passeggiando a piedi nel centro storico, lungo via Belenzani si incontrano alcune residenze nobiliari tra cui Palazzo Geremia (XV sec.) e il cinquecentesco Palazzo Thun (dal 1873 sede del municipio), che conserva nel cortile la statua originale del Nettuno della fontana in piazza del Duomo e gli affreschi del Brusasorci. Gli affreschi della facciata ritraggono le scene alle quali si assisteva frequentemente, in quella che una volta era via Larga, ogni qualvolta un personaggio illustre passava per Trento scendendo dalla Germania o facendovi ritorno. Tra le scene, l’ingresso di Massimiliano d’Austria e quelle di Muzio Scevola e Curzio Romano, che rappresentano una riunione di personaggi nel pieno di una discussione. Altri edifici nobiliari da menzionare sono Palazzo Firmian, ll settecentesco Palazzo Trentini, il rinascimentale Palazzo Galasso o del diavolo, Palazzo delle Albere (1535) e Palazzo Lodron (1557), con un prezioso ciclo pittorico del tardo cinquecento trentino. Via Belenzani termina di fronte alla chiesa di S. Francesco Saverio, esempio splendido di architettura barocca progettata dal gesuita Andrea Pozzo. Svoltando in piazza Dante, dove si erge il monumento a Dante, realizzato da Cesare Zocchi (1896), si scorge su un lato l’Abbazia di S. Lorenzo, superbo prototipo di arte romanica del XII secolo, e, nel quartiere Piedicastello, la chiesa di S. Apollinare (XII-XIV sec.), che fu ricostruita su una cappella del periodo barbarico ed è caratterizzata da atmosfere gotiche con le coperture a tutto sesto, i contrafforti, e la copertura a falde ripidissime. In piazza del Duomo, cuore della città già utilizzato dai romani come piazza del mercato, sorge la Cattedrale di san Vigilio (XIII sec.), sintesi perfetta del romanico e del gotico che fu edificata su una basilica paleocristiana. All’interno si segnalano la barocca Cappella del Crocifisso, l’altare maggiore con le reliquie del Santo Patrono Vigilio e il sito archeologico con i resti della basilica cimiteriale bizantina. Sul lato est della piazza signoreggia Palazzo Pretorio (XIII sec.), prima residenza fortificata dei vescovi tridentini ed attuale sede del Museo Diocesano Tridentino. In via San Pietro si trova l’omonima chiesa riedificata nella seconda metà del 1400 dal vescovo Giovanni di Hindebach. In piazza della Fiera, fiancheggiata dalle antiche mura della città (1230), spicca il Torrione (o rotonda) una torre circolare del cinquecento. Tra gli altri musei che meritano una visita ci sono il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto ospitato nel palazzo delle Albere che richiama alle ville palladiane, la Galleria civica di Arte Contemporanea, il Museo di Storia Naturale e i Museo Nazionale Storico degli Alpini che si trova sul Doss Trento, un colle cittadino che un tempo ospitava un castello. Vi sorge un mausoleo dedicato a Cesare Battisti. In via Clesio si innalza il castello del Buonconsiglio, il grande complesso difensivo della città medievale. Nella parte meridionale della città c’è il Magno Palazzo con una raccolta di magnifici affreschi, ed è anche sede del Museo del Risorgimento e della lotta per la Libertà.
Trento è circondata da paesaggi incantevoli che ne fanno il centro della natura incontaminata del trentino. Salendo la strada panoramica a ovest della città, si arriva sul Monte Bondone, paradiso sciistico d’inverno e oasi floreale fra le più ricche delle alpi d’estate. Nel periodo estivo è consigliata una visita al Giardino Botanico Alpino e al Centro di Ecologia Alpina. Per gli appassionati è d’obbligo percorrere la pista ciclabile lungo il fiume Adige, o a piedi fra i boschi, i sentieri ricchi di panorami suggestivi.
Una delle più tradizionali preparazioni della cucina triestina è rappresentata dagli strangola preti di cui vado ad illustrarvi la preparazione per 4 persone:

Ingredienti

400 g di bietola a coste
300 g di pane raffermo
40 g di grana del trentino grattugiato
40 g di burro
2-3 foglie di salvia
1 bicchiere di latte
2 uova
Sale

Preparazione:

Tagliate il pane a dadini, mettetelo in un recipiente e bagnatelo con il latte; appoggiatevi sopra un piatto con un peso, lasciandovelo almeno per 8 ore. Mondate e lessate le bietole in acqua poco salata per 6-7 minuti; scolatele, strizzatele leggermente e lasciatele raffreddare. Aggiungetele al pane inzuppato e strizzato, unite 2 uova, salate e mescolate. Tritate l’impasto usando un passaverdura e raccogliendo il passato su una spianatoia;
lavoratelo bene fino ad ottenere un composto soffice e morbido (se risultasse troppo molle, aggiungete del pangrattato).
Tagliate la pasta a pezzi e facendoli rotolare sull’asse, formate con le mani infarinate altrettanti filoncini del diametro di circa 1,5 cm e tagliateli poi a gnocchetti.
Mettete sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata e, quando comincia a bollire, versatevi pochi per volta gli gnocchi; non appena affiorano in superficie raccoglieteli con la schiumarola e metteteli in una terrina. Conditeli con il grana ed il burro fatto fondere in una piccola casseruola con la salvia. Mescolate e servite ben caldo.
Gli strangola preti sono un piatto tipico della Conca della Pieve di Bono, nelle Giudicarie.
Servite accompagnando con dell’ottimo Gewürztraminer.

Buon appetito.

Il Toscanaccio

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Il segreto di un candidato politico è di sembrare stupido come chi lo ascolta, così che gli ascoltatori si sentano intelligenti come lui.

 
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