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Viaggi & Cucina
domenica 16 febbraio 2014.
Gulasch
di Enrico Migliorucci

Ed eccolo di ritorno il nostro caro amico Enrico con un programma piuttosto impegnativo e ricco di gusti, di sapori e di profumi che ci perverranno da tutta l’Italia!
Ci lasceremo estasiare!

Cari lettori, ritorno a voi dopo una lunga pausa, e ho deciso di portarvi a fare un lungo giro lungo la penisola italiana, ma sarà un giro senza punti di riferimento, dettato più dall’estro che dalla logica, visiteremo naturalmente i principali capoluoghi di regione.
Inizieremo questo giro dal Friuli e naturalmente dal suo capoluogo Udine. Di Udine si cominciano ad avere tracce storiche a partire dal 983 quando in un documento ufficiale viene citata la donazione del castello di Udine al patriarcato di Aquileia da parte dell’Imperatore Ottone II. Ed è proprio attorno a quel castello che ruota la storia della città friulana sin dai suoi albori, perché in seguito a quel conferimento imperiale, meno di un secolo dopo, il patriarca Bertoldo di Andechs decise di trasferirvi la sua sede da Cividale.
Le poche case intorno alla rocca si trasformarono in una cittadina attiva e dedita al commercio, tanto che la prima cinta di mura si rivelò presto insufficiente per contenere lo sviluppo urbano; nel XIV secolo si procedette ad un allargamento dei confini con la costruzione di nuovi bastioni, in concomitanza di una lotta pro e contro il patriarcato.
Le faide finirono nel 1420, quando la città passò sotto il dominio della repubblica di San Marco, perdendo l’indipendenza ma guadagnando prestigio economico e culturale.

Sotto la Serenissima infatti si svilupparono l’arte, la cultura e l’architettura, e proprio a quel periodo risalgono le opere urbane più significative. La Repubblica veneta cadde nel 1797, e Udine, dopo un piccolo intermezzo napoleonico, entrò a far parte del territorio Lombardo-Veneto sotto il dominio austriaco, per restarvi fino all’annessione al Regno d’Italia nel 1866, subito dopo la terza guerra d’indipendenza.
In una visita ideale conviene partire proprio dal castello, quello attuale è sorto sulle mura di quello dei patriarchi, e risale al 1517, nascendo da un progetto di Giovanni Fontana e Giovanni da Udine. La struttura ha subito gravi danni a causa del terremoto del 1976, ma nel giro di 15 anni ha man mano riacquistato la funzione di museo. Particolarmente importanti i musei di Storia e Arte Antica che vi hanno sede dall’inizio del 1900, il cui complesso è diviso in quattro sezioni: la galleria di arte antica, il museo archeologico, il gabinetto dei disegni e delle stampe e la biblioteca d’arte storia ed etnografia.
Al piano nobile sono conservati affreschi di notevole importanza, fra questi spicca il “Trionfo dei Cristiani sui turchi” di Giovanbattista Tiepolo. Da non perdere una visita alla chiesa interna di Santa Maria di Castello, saccello (nucleo) cristiano risalente al VI secolo e più volte modificato. Eleganti la facciata e il campanile rinascimentali, mentre l’interno, tre navate con abside, è di forma romanica, e vi sono conservati resti di affreschi duecenteschi.
Per accedere alla rocca bisogna incamminarsi lungo la “salita” (costruita nel 1563) da piazza della Libertà superando l’arco del Bollani e percorrendo il porticato Lippomano.
Di grande suggestione il panorama dalla sommità, l’osservatorio in dialetto friulano è chiamato specola.
Sulla piazza della Libertà si affacciano numerosi edifici in stile veneziano fra i quali spicca la loggia del Lionello cioè il palazzo del comune edificato nel 1448-1486.
Dalla piazza si apre il portico di san Giovanni del 1533, opera di Bernardino da Morcote, il disegno è rinascimentale e si sviluppa in un lungo portico con colonne sormontato da una elegante torre con orologio; particolari citazioni meritano il palazzo Arcivescovile e il Duomo, dove si trovano il Museo Diocesano e la Galleria del Tiepolo.

La cucina popolare mitteleuropea veneta vanta un percorso particolare, un esempio su tutti è il Gulasch, speziato piatto di derivazione ungherese di cui in seguito vi espongo la ricetta.

Per 4 persone

400 g di polpa di manzo
500 g di patate
400 g di cipolle
80 g di lardo a dadini
2 cucchiai di olio di oliva
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 mazzetto di odori (1 foglia di alloro, 1 rametto di rosmarino, 2 ramoscelli di origano tutti legati insieme)
Paprica
Sale

Preparazione

Fate rosolare nell’olio i dadini di lardo per 4 minuti, abbassate la fiamma, unite la cipolla affettata e fatela lentamente appassire per 5 minuti.
Tagliate la polpa di manzo a cubetti di 2-3 cm di lato, aggiungetela alla base di lardo e cipolle e alzate la fiamma, aromatizzate con una presa di paprica, salate, unite il mazzetto di odori e il concentrato di pomodoro diluito in un mestolo di acqua tiepida.
Mettete il coperchio e proseguite la cottura a fuoco lento per circa 2 ore e 30 minuti, bagnando ogni tanto con poca acqua calda.
Servite con patate bollite ben calde.
Vino rosso consigliato, un bel merlot, anche del Ticino va benissimo.

Buon appetito.

Il Toscanaccio

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Il segreto della salute fisica e mentale non sta nel lamentarsi del passato, né del preoccuparsi del futuro, ma nel vivere il momento presente con saggezza e serietà.
La vita può avere luogo solo nel momento presente. Se lo perdiamo, perdiamo la vita.
L’amore nel passato è solo memoria. Quello nel futuro è fantasia. Solo qui e ora possiamo amare veramente.
Quando ti prendi cura di questo momento, ti prendi cura di tutto il tempo.

Buddha Siddhārtha Gautama

 
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