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Storia di luoghi - Luoghi della storia
lunedì 16 dicembre 2013.
Il ponte del Ram
di Marco Marcacci

Il ponte del Ram, immerso nel verde primaverile.

Tra le più belle testimonianze di archeologia ingegneristica nel Moesano possiamo annoverare il ponte del Ram, a sud di Grono, in prossimità del bivio per la Calanca. Fino all’inizio del XX secolo il ponte del Ram consentiva alla strada carrozzabile del S. Bernardino di superare la Calancasca. Probabilmente in seguito alle disastrose alluvioni del 1908 e del 1911, che danneggiarono gravemente la strada e la linea ferrovia, la Calancasca si è scavata un nuovo alveo, più ad est, e il ponte è rimasto inutilizzato, in seguito allo spostamento della strada cantonale.


Una vecchia fotografia del ponte (Archivio federale dei monumenti storici – foto Zinggeler).

Non possediamo informazioni certe e circostanziate sull’origine del ponte in sasso attualmente esistente. Lo si fa risalire all’epoca della signoria di Gian Giacomo Trivulzio sulla Mesolcina, segnata dalla costruzione di numerose opere pubbliche. Il ponte potrebbe essere stato costruito intorno al 1509: un documento dell’archivio comunale di Grono menziona, infatti, una somma pagata al commissario trivulziano «per la sua tangente parte del ponte della Calancasca». La «strada del ponte della Calancasca» appare anche in una pergamena del 1522. Più esplicito un altro documento, sempre proveniente dall’archivio comunale di Grono, datato maggio 1708, nel quale si menziona un accordo concluso con «mastro Carlo Cugiale di Roveredo per la ristaurazione del ponte del Ram».


Il sistema di mensole in sasso, immaginato dall’ingegner Riccardo La Nicca, grazie al quale la carreggiata del ponte è stata allargata nell’Ottocento per consentire il transito con carri e carrozze.

L’aspetto attuale del ponte risale al 1822 circa, quando il manufatto fu ristrutturato e allargato in occasione della costruzione della strada carrozzabile del S. Bernardino, progettata dall’ingegnere ticinese Giulio Pocobelli. L’adattamento del ponte fu affidato al giovane ingegnere retico Riccardo La Nicca. Secondo i disegni pervenuti fino a noi, La Nicca allargò la carreggiata del ponte con un sistema di mensole in sasso – come si può osservare ancora oggi – senza modificare la struttura originaria degli archi. In tal modo da un arco largo appena 3 metri (parapetti compresi), riuscì a ricavare una carreggiata larga 3.30 metri che consentiva il transito con carri e carrozze; anche lo slargo semicircolare di sosta, costruito tra le due campate del ponte, data di allora. È molto probabile che sia stato allora eliminato il profilo a schiena d’asino del ponte, colmando gli archi.


Lo slargo a forma di lunetta al centro del ponte.

Il ponte come si presenta oggi corrisponde ai disegni di Riccardo La Nicca del 1822. Secondo la testimonianza di un viaggiatore di allora, l’allargamento del ponte sarebbe stato ottenuto in un primo tempo costruendo sopra gli archi in muratura una piattaforma in legno. È possibile che la carreggiata in sasso risalga al 1830-31, quando, sempre sotto la direzione di La Nicca, si intervenne per costruire un argine e spostare la strada, in seguito all’alluvione del 1829.


La vecchia strada d’accesso al ponte dal lato sud.

Incerta, come quasi sempre in simili casi, l’origine e il significato del nome. Si può quasi sicuramente escludere che la denominazione faccia riferimento al rame. L’ipotesi più plausibile è che il termine Ram alluda a un ramo della Calancasca, che dal ponte convogliava parte delle acque del fiume verso la zona di Vera a Roveredo, dove servivano come forza idrica per azionare mulini, segherie e magli. Il canale di derivazione è ancora oggi parzialmente riconoscibile ed è chiaramente indicato sulle planimetrie allestite al momento della costruzione della strada carrozzabile del San Bernardino.

Il ponte del Ram su rilievo planimetrico (1819-1830). È ben visibile il canale di diramazione verso la zona di Vera.

Oggi il ponte del Ram rimane come pregevole e rara testimonianza di un manufatto risalente all’epoca delle mulattiere, adattato nell’Ottocento dal genio dei costruttori per il transito con carri e carrozze. Per di più, questo monumento storico forma un insieme suggestivo con il vigneto terrazzato che lo sovrasta.

Il ponte con il bel vigneto terrazzato sul versante esposto a meridione.

Bibliografia sommaria

Paolo Mantovani, La strada commerciale del San Bernardino, Locarno, Dadò, 1988.

Gaspare Tognola, Grono antico comune di Mesolcina: memorie e documenti, Grono, 1999 [ristampa anastatica dell’ed. di Poschiavo, 1957].

Marco Marcacci

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“Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?”

Sant’Agostino

 
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