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Storia di luoghi - Luoghi della storia
domenica 7 ottobre 2012.
La chiesa di Santa Domenica: un capolavoro da salvare
di Marco Marcacci

Il Moesano annovera numerose chiese di grande pregio architettonico, tra cui diversi monumenti barocchi. Tra gli edifici di culto degni d’interesse troviamo sicuramente la chiesa parrocchiale del villaggio di Santa Domenica in Calanca, ritenuta per le sue armoniose proporzioni una delle più belle chiese barocche dei Grigioni. Questo capolavoro del XVII secolo è stato di recente minacciato da un fungo aggressivo che ha danneggiato il tetto, provocando infiltrazioni d’acqua che hanno parzialmente rovinato gli affreschi. Neutralizzato il fungo, si dovrà procedere alla sostituzione del tetto e al restauro interno. Per far fronte alle ingenti spese è stata promossa anche una raccolta di fondi.

La chiesa di Santa Domenica e le sue adiacenze.

La prima chiesa di Santa Domenica risale all’inizio del XV secolo: l’edificio comprendente tre altari viene consacrato nel 1414. Il villaggio calanchino assume poi il nome della santa patrona della chiesa. Trasformata circa un secolo dopo, la chiesa viene riconsacrata nel 1524 e diventa parrocchiale nel 1548, staccandosi dalla chiesa madre di Santa Maria: La parrocchia comprende allora Cauco, Santa Domenica, Augio e Rossa.

La pianta dell’edificio costruito tra il 1664 e il 1670.

La costruzione attuale, di notevoli dimensioni, risale alla seconda metà del Seicento. Nel 1659 erano giunti in valle e nel villaggio di Santa Domenica i frati Cappuccini, incaricati della cura d’anime e nel 1663 viene chiesto al vescovo di Coira il placet per il rifacimento dell’edificio onde disporre la chiesa “in miglior forma”. I lavori iniziano nel 1664 e nel 1669 viene “impiodato il tetto”, mentre nel 1670 “s’è stabilito il volto della Chiesa, fatta la Sacristia” come si legge nel Libro della Chiesa, compilato dai Padri cappuccini; il portale d’entrata reca la data del 1671.



Il portale e il campanile con la sacristia, ricavata dal coro dell’edificio preesistente.

Si procede in seguito all’arredamento e alle decorazioni interne – stucchi, quadri, pitture murali (eseguite dal Giorgioli), statue, altari, pulpito, vetrate – e all’acquisizione di suppellettili e paramenti. La nuova chiesa di Santa Domenica viene consacrata il 30 maggio 1683, ma alcuni lavori saranno completati in seguito, per esempio la posa di quattro campane “per concertare alla grande”. Con questi interventi l’aspetto della chiesa cambia radicalmente: l’attuale sacristia era il coro dell’edificio precedente. La costruzione attuale si presenta a navata unica secondo l’impianto a Wandpfeiler (pilastri addossati alla parete): le cappelle laterali hanno la stessa altezza della navata centrale, priva di proprie finestre; la luce cade all’interno unicamente dalle finestre delle cappelle e diventa fattore integrante dell’insieme. L’impianto a Wandpfeiler, che ritroviamo anche nella chiesa della Madonna del ponte chiuso a Roveredo, caratterizza diverse chiese barocche a nord delle Alpi, talvolta costruite da architetti moesani.


Le finestre delle cappelle laterali che danno luce alla navata.

Lo storico dell’arte Mariusz Karpowicz, impressionato dal valore artistico della chiesa, si è soffermato soprattutto sull’altare maggiore, nella cui struttura il gioco delle proporzioni e delle ripetizioni tra i vari elementi è di grande effetto artistico ed armonico. Egli emette pure l’ipotesi – ricavata dall’esame stilistico e contenutistico di vari elementi – che l’altare maggiore risalga ai primi decenni del XVII secolo e sia quindi anteriore all’edificio attuale. Karpowicz ha rilevato influssi della grande arte italiana in alcune opere pittoriche e scultoree: “un riflesso” di Michelangelo nel tabernacolo dell’altare maggiore, e di Tiziano in un quadro della cappella di S. Pietro Martire.



Il tema iconografico della “Pietà” nel tabernacolo di Santa Domenica (a sin.) e in un disegno di Michelangelo.
Un edificio dalle forme armoniose.

Come spiegare la presenza in un piccolo villaggio della Calanca di una chiesa che riflette la grande arte europea del periodo nel quale fu edificata? Per Karpowicz la risposta è chiara: è tutto merito degli emigrati nelle grandi città europee che poi “nella loro patria portavano con la loro arte il respiro dei grandi problemi dell’epoca” e il “riflesso dell’arte dei centri”. A questa spiegazione, che vale un po’ per l’insieme del Moesano, e forse per tutta la Svizzera italiana, possiamo aggiungere qualche elemento specifico per Santa Domenica. Innanzitutto, l’arrivo di una missione dei Cappuccini nel 1659. Uomini di chiesa motivati e militanti, essi hanno voluto dare lustro alla chiesa del villaggio quale elemento per incrementare la fede e il prestigio del cattolicesimo. Inoltre, quella di Santa Domenica era all’epoca la chiesa principale della Calanca interna (Augio e Rossa vi dipendevano ancora, mentre Cauco si era staccato nel 1633) e si voleva probabilmente marcare questa supremazia attraverso una costruzione prestigiosa e imponente, ancorché armoniosamente inserita nel suo ambiente.
L’altare maggiore di cui si possono ammirare le proporzioni e la simmetria.

Bibliografia sommaria

Antonio Marcelliano Zendralli, La Chiesa di S.ta Domenica di Calanca, «Quaderni grigionitaliani», II, 1933, p. 168-178.

Mariusz Karpowicz, Santa Domenica in Calanca. Osservazioni di uno storico dell’arte, Poschiavo s.d. (Estratto da «Quaderni grigionitaliani», n. 4/98-1/99).

Edoardo Agustoni, Guida d’arte della Calanca, Bellinzona 2005.

Giorgio Tognola, Rossa, Augio, Santa Domenica. Luoghi, nomi, storie, Rossa 2011.

Marco Marcacci

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