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Regionale
venerdì 17 marzo 2023.
Rave alla diga della Roggiasca: dalla tragedia alla farsa!
di Roberto Keller, avvocato di Roveredo

La granconsigliera Eleonora Righetti (a cui va dato il grande merito di aver sollevato la questione) ha indubbiamente ragioni da vendere, quando si è dichiarata insoddisfatta della risposta data dal Governo cantonale alla sua interpellanza in merito agli eventi non autorizzati come quello avvenuto in Val Roré nel novembre dello scorso anno.

In buona sostanza, l’esecutivo retico rifila ogni responsabilità al Comune di Roveredo e assolve – su tutta la linea – l’operato della Polizia cantonale. Quest’ultima, avrebbe sì ripetutamente sorvegliato l’evento non autorizzato, ma si è limitata ad perseguire (e punire) dei reati contro la circolazione stradale. Inoltre, siccome “l’evento si stava svolgendo in modo pacifico (!) e non era giunta alcuna richiesta di assistenza da parte del Comune di Roveredo, per la Polizia cantonale non vi era motivo per intervenire ulteriormente”. Lo ha però fatto dopo (sic) il decesso della giovane all’ospedale di Bellinzona.

A mio modesto parere, questa visione delle cose del Governo è sconcertante e, quindi, non mi stupisce più di quel tanto se i vertici subalterni della Polizia cantonale non hanno avuto un altro approccio in capo a quanto successo. Ma vi è di che preoccuparsi, e di molto.

Va intanto detto che il Comune di Roveredo non ne sapeva assolutamente nulla del rave, mentre la Polizia cantonale ne era, da tempo, a conoscenza. Tanto vero che ha “ripetutamente sorvegliato” l’evento. Non solo era quindi suo preciso obbligo legale quello di contattare il Comune (art. 5 cpv.1 Legge sulla polizia, LPol), ma era anche una necessità dettata dalla ragionevolezza e dal senso di responsabilità.

Ricordo, inoltre, che fra i compiti della Polizia cantonale rientrano le misure atte a riconoscere, impedire ed eliminare pericoli per persone, animali e cose nonché disturbi alla sicurezza e all’ordine pubblici, così come l’effettuazione delle necessarie identificazioni e chiarificazioni, già prima che vengano avviate indagini di polizia giudiziaria. Per di più, la Polizia cantonale deve aiutare persone la cui integrità fisica o la cui vita è direttamente minacciata o che si trovano altrimenti in situazioni d’emergenza (art. 2 LPol).

Nella sua risposta all’interpellanza Righetti, il Governo cantonale sorvola su questi precetti con la motivazione che il party era pacifico, che il Comune se ne era stato zitto e che nemmeno la popolazione aveva segnalato dei disturbi! Inoltre, sempre a dire del Governo, la circolazione stradale era monitorata e le infrazioni commesse sono pure state punite. Siamo alla farsa pura e semplice. In effetti, l’esecutivo cantonale omette di menzionare il fatto che l’evento in questione si è configurato in una impressionante serie di ipotesi di reati penali perseguibili d’ufficio. A solo titolo esemplificativo ne elenchiamo alcuni: Mancata autorizzazione dell’evento, violazione della quiete, dell’ordine e della pubblica sicurezza, infrazione alla Legge federale e cantonale sulle foreste, violazione della Legge federale sulla protezione dell’ambiente, violazione della Legge federale sugli stupefacenti e violazione della Legge federale e cantonale sulla caccia. Senza poi dimenticare altre fattispecie penali che, obbligatoriamente, la Polizia doveva accertare se si fosse data la briga di fare il suo dovere, ovvero i reati contro la vita e l’integrità fisica, l’omissione di soccorso nonché infrazioni contro la proprietà e il patrimonio altrui. Eppure, nonostante la gravita della situazione e la commissione flagrante di questi reati, nulla è stato intrapreso. Nemmeno l’identificazione degli organizzatori è stata tentata. A giustificazione di questa inazione, il Governo invoca il principio della proporzionalità. Nulla di più sbagliato e pretestuoso. Per molto, ma molto meno, la Polizia Cantonale ha già avuto modo di ordinare, illegalmente, lo sgombero forzato di proprietà private per permettere un… esercizio di tiro. Per amor di verità, si eviti quindi di cadere nel ridicolo.

Come detto, di tutto ciò la risposta governativa fa strame mentre loda senza ritegno i diversi controlli della circolazione effettuati. Di fronte a quanto realmente, e in fin dei conti, tragicamente successo, quest’affermazione suona beffarda e finanche irrispettosa, sia nei confronti di chi è stato umanamente colpito nei suoi affetti, sia nei confronti delle istituzioni comunali e, non da ultimo, anche nei confronti di noi cittadini. Infatti, e questo va ricordato energicamente al Governo, le aspettative della popolazione nei confronti della Polizia cantonale vanno bel oltre i soliti, comodi, redditizi e, per certi versi, vessatori controlli del traffico stradale che imperversano nella Regione. A tutto c’è un limite, ossia quello della legalità, che vale per tutti. Indistintamente e per tutte le evenienze. Nascondersi dietro l’invero stantia foglia di fico dei controlli stradali per giustificare l’ingiustificabile, non solo non fa onore al Governo, ma umilia inutilmente anche le stesse forze dell’ordine.

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È domenica

È domenica
e scendo queste scale,
e come un cane fiuto a queste porte
il solito, indistinto cucinìo condominiale.
Porto con me, ancora non so dove,
un giorno rosso della settimana,
forse un Natale,
con mia madre che gira il suo ragù
e le campane così forti e vive
che ogni casa sembrava un campanile.


Vito Maida (poeta soveratese, 1946/2004) 
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