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Fuori regione
mercoledì 20 ottobre 2021.
Coronavirus: il Consiglio federale avvia la consultazione sull’ulteriore sviluppo del certificato COVID

Il Consiglio federale intende concedere alle persone guarite l’accesso agevolato a un certificato sanitario da impiegare unicamente in Svizzera. Nella sua seduta del 20 ottobre 2021 ha perciò avviato la consultazione su un «certificato COVID svizzero» e discusso una revoca parziale dell’obbligo del certificato. In considerazione della fine delle vacanze autunnali, della stagione fredda ormai alle porte, del numero costante di nuove infezioni, della variante Delta altamente contagiosa e del tasso relativamente basso di immunizzazione della popolazione, il Consiglio federale è giunto alla conclusione che i rischi di un allentamento dei provvedimenti sono ancora troppo elevati. Per proteggere le strutture sanitarie da una nuova forte ondata epidemica, intende per ora mantenere in vigore l’obbligo del certificato e riesaminare la situazione a metà novembre.

Il Consiglio federale intende concedere a diversi gruppi di persone un accesso agevolato al certificato sanitario introducendo un «certificato COVID svizzero» che sarà valido unicamente in Svizzera. Con questa proposta, in consultazione fino al 26 ottobre, l’Esecutivo intende inoltre dare seguito a numerose richieste avanzate nella sessione autunnale del Parlamento. La decisione definitiva è prevista il 3 novembre.

Accesso agevolato al certificato con il test per gli anticorpi

Attualmente il certificato COVID può essere rilasciato a persone che possono provare di essere guarite dalla malattia soltanto sulla base di un test PCR risultato positivo. In futuro devono poter essere rilasciati certificati COVID svizzeri anche a persone che possono provare la guarigione sulla base di un test per gli anticorpi (test sierologico) positivo, effettuato a proprie spese. La validità di questi certificati sarà limitata a 90 giorni.

Nello stesso tempo, la durata di tutti i certificati di guarigione rilasciati finora sulla base di un test PCR sarà raddoppiata, passando da 180 a 365 giorni. Secondo i dati attualmente disponibili, la guarigione dalla COVID-19 offre una protezione sufficiente contro i rischi di decorso grave e ospedalizzazione in caso di una nuova infezione. Dato che nell’UE i certificati per le persone guarite sono validi, salvo poche eccezioni, soltanto 180 giorni, anche il certificato di guarigione dalla COVID-19 con una validità prolungata è previsto unicamente per l’impiego sul territorio svizzero.

Accesso agevolato per le persone che non possono farsi vaccinare o testare

Già oggi, chi per motivi medici non può farsi vaccinare o testare ha la possibilità di accedere a strutture e manifestazioni con obbligo del certificato COVID. In futuro, tuttavia, anche queste persone devono poter ottenere un certificato COVID svizzero in forma leggibile elettronicamente con durata di validità di 365 giorni.

Accesso agevolato per i turisti

Attualmente un certificato COVID valido in Svizzera e nell’UE è rilasciato soltanto ai turisti a cui è stato somministrato all’estero un vaccino omologato da Swissmedic o autorizzato dall’Agenzia europea per i medicinali. Per sostenere l’economia e il turismo, in futuro tutti i turisti vaccinati all’estero con un prodotto approvato dall’OMS avranno accesso al certificato svizzero. Attualmente questa agevolazione riguarda i vaccini Sinovac e Sinopharm. La validità sarà limitata a 30 giorni e soltanto al territorio svizzero.

Discussione sulla revoca dell’obbligo del certificato COVID

Nella sua seduta, il Consiglio federale ha discusso a lungo anche della revoca dell’obbligo del certificato. Il Governo intende allentare l’obbligo del certificato quando gli ospedali non rischieranno più il sovraccarico, indipendentemente dal tasso di copertura vaccinale e conformemente al modello a tre fasi. Tuttavia, a seguito di un’analisi approfondita dei rischi epidemiologici, il Consiglio federale è giunto alla conclusione che attualmente anche una revoca parziale dell’obbligo del certificato comporterebbe rischi troppo elevati per il sistema sanitario. L’obiettivo rimane quello di contenere il più possibile nuove ondate per evitare il sovraccarico degli ospedali.

Nuovo aumento dei casi

Il 10 settembre scorso, il Consiglio federale aveva esteso l’obbligo del certificato in quanto gli ospedali avevano raggiunto la soglia critica di occupazione. Da allora, la situazione epidemiologica si è allentata. I casi, i ricoveri e il tasso di occupazione dei letti nei reparti di terapia intensiva con pazienti COVID-19 sono diminuiti. Tuttavia, nonostante il bel tempo autunnale e le vacanze, si assiste da alcuni giorni a una stagnazione. In diversi Cantoni i contagi hanno già ripreso a salire ed è difficile prevedere come evolverà la situazione. Nelle prossime settimane non è escluso un nuovo aumento dei contagi, visto che la popolazione passerà più tempo al chiuso e le vacanze autunnali stanno per finire.

Decorso più grave della malattia con la variante Delta

A tutto questo si aggiunge che la variante Delta è molto più contagiosa delle varianti precedenti e può portare a un decorso più grave della malattia. Dato che le persone infette necessitano più spesso e più a lungo di cure intensive, gli ospedali sono maggiormente sotto pressione, come è stato il caso alla fine dell’estate, quando il carico di lavoro è aumentato in poco tempo costringendo molte strutture a rimandare diversi interventi. Anche se la crescente immunizzazione della popolazione contribuisce a frenare la circolazione del virus, la percentuale delle persone vaccinate è ancora troppo bassa per prevenire ulteriori ondate.

Invito alla prudenza

Nella sua analisi il Consiglio federale ha tenuto conto delle esperienze in altri Paesi. Ad esempio, in Israele e nei Paesi Bassi i casi sono aumentati rapidamente dopo l’allentamento dei provvedimenti mettendo sotto pressione gli ospedali. In entrambi i Paesi, il tasso di copertura vaccinale al momento delle riaperture era simile a quello registrato attualmente in Svizzera.

Per queste ragioni, il Consiglio federale preferisce attendere prima di revocare parzialmente l’obbligo del certificato e monitorare l’evoluzione epidemiologica nelle prossime settimane. A metà novembre, quando si potranno valutare gli effetti delle temperature più fredde e della fine delle vacanze autunnali, procederà a una nuova analisi della situazione.

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“Mi considerano pazzo perché non voglio vendere i miei giorni in cambio di oro. E io li giudico pazzi perché pensano che i miei giorni abbiano un prezzo.”

KHALIL GIBRAN

 
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