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Ricordiamoli - i nostri cari
venerdì 13 novembre 2020.
In ricordo

Le foglie, brune e gialle, si staccano dai rami, volteggiano nell’aria e si posano sul terreno. La terra le accoglie, pian piano le circonda e presto non distingueremo piu’ le foglie dalla terra. Solo qualche mese fa queste stesse foglie erano verdi e stavano saldamente attaccate ai rami. Ora non piu’. Cosi il destino dell’essere umano. Magistralmente tracciato da Salvatore Quasimodo nell’intensa e significativa frase: “Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole ed è subito sera”.
Si, è subito sera ed io mi accorgo che son tante le persone, legate al paese e alla valle, che ci hanno lasciato e delle quali io non ho scritto su questo giornale dov’ero solita ricordarle. Vorrei farlo in queste settimane, mentre gli ultimi sprazzi di sole dell’autunno sfiorano dolcemente i boschi ingialliti, incominciando dal ricordo di due donne particolarmente legate al paese di San Vittore e scomparse sul finire del 2019.

Cosi le ricordo:

Xenia Storni-De Luigi

Deve essere stato bello! Passare attraverso la vita al fianco di una persona tanto solare e positiva. Me la ricordo Xenia: in bicicletta, i capelli al vento e quel sorriso che doveva accompagnarla per tutta la vita. Un sorriso che si riproponeva ogni volta che incontrava qualcuno e che le faceva pronunciare parole gentili di attenzione e partecipazione. Un tratto che le veniva dall’anima, connaturato, forse perché lei stessa aveva goduto dell’amorevolezza, attenta e serena, di genitori per i quali era stata l’unica, preziosa figlia.
Xenia, nata il 17 febbraio del 1934 e cresciuta a San Vittore, era rimasta insieme con il marito Remo Storni, anch’egli cittadino di San Vittore, fedele per tutta la vita al suo comune di origine. Fedele alle abitudini e ai riti religiosi della comunità – me la ricordo camminare signorile lungo le navate della nostra Collegiata – che seguiva ed osservava e trascorrendo gli anni nella casa patrizia al centro del paese prima e nell’attigua nuova abitazione dopo. Circondata dall’attenzione amorevole del marito, delle figlie e di tutta la famiglia durante gli anni belli e felici ma anche in quelli della malattia. La vita di Xenia, piena del resto di incontri e di quel socializzare che le era congeniale, si chiudeva il 21 ottobre dello scorso anno non senza lasciare quella scia di sorriso che aveva caratterizzato il suo “essere” e l’aveva, insieme con il tratto generoso della sua personalità, fatta amare da chi l’aveva incontrata sul suo cammino.
Ricordarla in quel suo “essere” terreno oggi, è bello e confortante.

Egidia Fasani-Biondina

Incontrare Egidia, “Gidia” come la chiamavamo noi, nella bella frazione di Monticello dove trascorreva gli anni della maturità e quiescenza, significava essere accolti da un’onda di cordialità, da un’esternazione di simpatia e amorevolezza. Perché Gidia era cosi. Ti correva incontro e ti invitava subito nella sua casa con un innato senso dell’accoglienza e della cordialità. Cosa questa che credo non riservasse solo a parenti e conoscenti ma a tutti indistintamente, tanta era la sua predisposizione alla generosità e all’apertura verso gli altri e verso il nuovo. E cosa che le derivava probabilmente anche da una vita trascorsa incontrando per professione molta gente. Egidia infatti, nata il 12 febbraio del 1932, dopo la formazione in un collegio della Svizzera interna, aveva superato l’esame come impiegata della Posta ed aveva iniziato la sua attività in quel di Zurigo. Trasferitasi in seguito a Bellinzona, sempre nell’ambito del servizio postale ed assegnata al lavoro di “sportello”, aveva avuto modo di esercitare ottimamente le sue qualità comunicative. Sposatasi con Americo Fasani si trasferiva poi a Mesocco e la famiglia veniva allietata da un figlio e da una figlia. In seguito, dopo la morte del marito, Egidia dopo una breve permanenza a Claro ritornava ad abitare nella bella casa paterna dove era cresciuta circondata da sorella e fratelli, nel solatio Monticello. Questo fin che le forze le avevano concesso di restarci occupandosi tra l’altro amorevolmente del suo giardino. L’ultima volta che ho incontrato Gidia ormai ospite della Mater Christi di Grono, avevo visto nuovamente nei suoi occhi la gioia dell’incontro e l’entusiasmo per la vita in tutta la sua positività. Una vita che si spegneva il 1 dicembre 2019. Forse con un ultimo sorriso. E cosi vogliamo ricordarla.

Velia Pacciarelli-Tamo’

Ci ha lasciato il 18 marzo 2020. La dipartita di Velia ha lasciato un grande vuoto in paese dove la vedevamo ogni giorno accompagnata dalla sua cara figlia Maruska e dal genero. La sua presenza ci ricordava gli anni belli della giovinezza che teneva ben memorizzati e immortalati nelle fotografie che aveva conservato negli anni. Stando con lei si dipanava tutta la vita d’allora, i luoghi, i volti e nella lontananza tutto appariva bello e anche se faticosa la vita d’allora ci appariva come un tempo felice, carico di fascino. Le corse alla stazione per prendere il trenino, lei Velia, già signorina in bicicletta nel recarsi al lavoro. Una vita la sua iniziatasi il 19 maggio del 1933 e trascorsa quasi completamente a San Vittore. Allietata dai figli che l’hanno molto amata e seguita nella malattia. Sopportata da Velia con grande forza e coraggio. La ricordiamo nel suo tratto affabile e sincero, nel suo stare con amici e conoscenti nel paese che amava e non da ultimo quale testimone di eventi e tradizioni del passato alle quali era molto legata. Per le quali molte volte veniva coinvolta quale conoscitrice del nostro territorio. Una persona Velia che al paese manca certamente.

Maria Pia Frizzo-Ambrosetti

Il 23 marzo 2020 San Vittore perdeva un’altra persona molto conosciuta nel paese, in valle e nel vicino Ticino: Maria Pia Frizzo. Nata il 20 giugno 1940 e cresciuta a Cama, Pia dopo il matrimonio con Mario Frizzo si stabiliva a San Vittore nella bella casa antica del Gerb. Vivendoci per molti anni la maggior parte dei quali dedicati alla gestione, insieme con il marito, del rinomato Grotto Frizzi. Molto conosciuta per questa sua attività, le venivano attestate doti sia di cuoca che di ristoratrice in genere, da una vasta clientela. Non per questo dimenticando la cura della casa e delle figlie che seguiva con grande amorevolezza e attenzione. Espresse quest’ultime molto bene dalla figlia Anna che nel giorno del commiato, ricordando la mamma parlava di quanto essa vegliasse anche da lontano su di loro e sulle loro famiglie. Raccontava Anna che quando con l’automobile partivano da San Vittore per raggiungere il loro domicilio in Ticino, Pia non si tranquillizzava fin che non le sapeva al sicuro nelle loro case. Una preoccupazione questa comune alle mamme che vedono partire i loro figli, una preoccupazione che le rende veramente madri.

Elena Bonomi-Martinelli

Il 24 agosto 2020 moriva abbastanza inaspettatamente all’ospedale di Bellinzona, Elena Bonomi. Nata a Grono il 6 agosto 1935 ed ivi cresciuta dopo il matrimonio con il compianto Silvio Bonomi trascorreva la sua vita e cresceva i suoi figli nella casa sulla via Favera a San Vittore. Dalla quale si affacciava volentieri per un saluto o una conversazione. Era bello vedere Leni accudire il suo giardino ed ascoltare le sue parole. Si interessava alla salute ed alle vicende della comunità e negli anni migliori la si vedeva sovente avvicendarsi sulle strade di campagna verso la Moesa in compagnia del marito Silvio. La sua attenta presenza mancherà al paese, ai suoi figli e a tutti quelli che l’hanno amata e stimata.

Nicoletta Noi-Togni

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Proverbio cinese

 
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