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Ricordiamoli - i nostri cari
lunedì 19 ottobre 2020.
Il “Delio”, un amico speciale

Caro “Delio”, hai voluto sorprendere anche nel congedarti definitivamente da questo mondo. La domenica sera, alla televisione, c’era tua figlia Aixa che ti ricordava, con rispetto e commozione. Due giorni dopo, sul giornale, c’era l’annuncio della tua morte. Con dolci parole: “Serenamente se n’è andato”. Per me – e per molti altri, ne sono certo – sentimenti contrapposti in uno spazio di tempo ristretto. La speranza di potersi rivedere e la certezza di dovervi rinunciare. D’altronde, non poteva che finire così. Tu eri diverso dagli altri. Le regole troppo rigide e gli schemi troppo stretti ti davano fastidio. Eri un uomo libero, intendendo la libertà nel senso più alto e bello del termine. Il “così fan tutti” non era nel tuo Dna. Eri te stesso, senza compromessi, ed hai sempre voluto esserlo. Alla tua maniera, hai voluto vivere quella “vita spericolata” cantata da Vasco Rossi. Ma allo stesso tempo anche responsabile. Perché tu eri una persona responsabile e intelligente. L’intelligenza, appunto, di cui eri dotato. Abbiamo percorso nella stessa classe tutto il cammino della scuola elementare e già allora eri diverso dagli altri, per la tua intelligenza viva. Eri tutto fuorché il classico secchione, ma eri il più bravo di tutti. Abbiamo avuto la fortuna di convivere la gioventù negli anni Sessanta. Qualcuno li ha definiti favolosi e per certi versi lo sono stati. Certamente hanno contribuito a dare un forte scossone al mondo. Si manifestava per la pace e per una società più aperta, meno patriarcale; contro le guerre inutili come quella nel Vietnam e per maggiori diritti per tutti, nessuno escluso. Il filosofo Herbert Marcuse e il poeta-cantante Bob Dylan erano i maestri di pensiero a cui ispirarsi. Noi giovani eravamo in prima fila, tu in primissima. Ed eravamo visti male da chi aveva in mano il pallino e dettava le regole del gioco. Già allora, come oggi avviene con i giovani che denunciano l’emergenza climatica. Cambiano i tempi, non le mentalità dominanti. Purtroppo. Abbiamo vissuto assieme tanti momenti di allegria, alla Lingera, dalla Irma, alle feste danzanti estive (Sant’Anna su tutte). Senza dimenticare le risottate notturne e le interminabili discussioni che spaziavano dalle quisquilie di paese ai massimi sistemi. E poi il tuo mitico “mega samba”, colonna sonora di momenti meravigliosi. Quando tu venivi a Rorè mi cercavi sempre, mentre io non potrò mai perdonarmi il fatto di non essere mai venuto a trovarti in Venezuela. Adesso è troppo tardi. Ciao “Delio”, grazie di tutto. Buon viaggio negli immensi spazi dell’Infinito.

Un tuo compagno di scuola

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Colpisci te stesso prima, per capire il dolore che daresti.

Proverbio cinese

 
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