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Politica
venerdì 9 ottobre 2020.
La Valle Poschiavo non merita di essere impoverita

L’anno Covid è stato difficile e molte volte doloroso per tutti. Anche le Istituzioni ne hanno sofferto e, quando soffrono le Istituzioni, soffrono anche le persone. Dico questo in senso lato per indicare un anno particolarmente difficile e chiedendomi se il virus abbia agito non solo dal punto di vista sanitario ma anche sull’agire sia delle persone che delle Istituzioni.

Innegabile che persone ed Istituzioni siano state in questo difficile anno messe a dura prova. Il che non spiega comunque tutto, anzi…La repentina decisione - senza preavviso a quanto sembra - della chiusura dei reparti di maternità e ginecologia all’ospedale di Poschiavo sembra essere addirittura in controtendenza con la questione Covid dato che non sarebbe certo questo il momento di spostare persone da un luogo all’altro. A parte questo aspetto, che puo’ essere opinabile, sicuramente questa decisone è in controtendenza con quanto si fa oggi (da qualche anno ormai) in favore di una nascita che dev’essere il piu’ possibile contrassegnata dalla calma, tranquillità e che deve avvenire in un ambiente sereno e armonico. Sensazioni che si vogliono trasmettere da subito a quella nuova vita che viene consegnata al mondo. Un momento ricco di significato e di bellezza che deve essere curato e protetto. Il parto è di per sé evento naturale e da vivere come tale.
Per questo sono aumentate nel nostro Paese le case da parto che ricostruiscono l’ambiente familiare coinvolgendo nel processo della nascita, se desiderato, tutta la famiglia. Cosa bella e fortunata per chi la puo’ vivere.
Che la medicina sia di supporto a questo processo, indispensabile e non discutibile quando le cose non vanno secondo natura, è certo. Sono stata levatrice e mamma e non me lo scordo. Che si privi pero’ tutta una regione della possibilità – oltretutto data da anni – di far nascere i propri bimbi circondati da visi noti che infondono fiducia e vicini alla famiglia, significa certo un impoverimento della qualità di vita in una regione altrimenti ricca di iniziative e, secondo me, di successo. Doppio peccato quindi e cosa da non accettare. Anche dal punto di vista strettamente sanitario non capisco del tutto questa decisione. Per esempio la questione dell’anestesista. Un anestesista deve pur esserci per le altre operazioni che si effettuano all’ospedale di Poschiavo, quindi un anestesista esiste. Piu’ difficile certo la questione del o della ginecologa. Che evidentemente si deve cercare come devono cercare medici e specialisti gli altri ospedali. Mi dispiace anche per le pazienti di ginecologia, con le quali ho lavorato molto, perché sono per me particolari e degne di molto riguardo. Se infatti le operazioni di ginecologia dal punto di vista medico-chirurgico non costituiscono interventi difficili (negli ospedali regionali svizzeri ho visto frequentemente chirurghi eseguire sia parti che operazioni ginecologiche) molta attenzione va data all’approccio psichico. Per quanto riguarda le levatrici, ho io stessa in passato con il team scolastico, formato levatrici di e per Poschiavo. Tutte della massima bravura e competenza tra l’altro! Distruggere tutto cio’ mi sembra…irresponsabile. Lo affermo come levatrice ma anche come politica che, con gli altri politici del Grigioni Italiano, ha già dibattuto a Coira in favore dell’Ospedale di Poschiavo. Lo dico anche come unica deputata diretta donna del Grigioni Italiano. Perché questa è una questione che riguarda direttamente anche e soprattutto le donne. Mi sembra che finora le decisioni e le argomentazioni di chiusura siano state portate avanti solo dagli uomini. Forse mi sbaglio ma come donna e deputata non ho intenzione di stare zitta.

Nicoletta Noi-Togni

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