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Lettere dei lettori
domenica 5 luglio 2020.
Le colline furono verdi di nuova vita
di Giuseppe Donati

Riflessioni di un nostro affezionato lettore ...

Leggendo alcuni pareri alle giornaliere dichiarazioni di Virologi e di Politici della maggioranza di Governo italiana, si trovano insulti ed aggressività e rabbia per una presunta "macchinazione" ordita da non si sa bene chi di preciso... cinesi, comunisti, Organizzazioni mondiali della Sanità e del Soccorso, associazioni no-profit, Greta Thunberg, le case farmaceutiche, la Monarchia britannica, i politici della sinistra che vorrebbe isolare le persone per controllarle meglio...
Al di là di queste argomentazioni palesemente prive di pur minime fondamenta conoscitive, rimane la realtà del fatto che il Virus pandemico in circolazione ha mostrato le debolezze della nostra Società basata essenzialmente sul mondo degli Affari... così che se il mondo degli Affari è costretto in pausa forzata le singole persone e le singole attività entrano in affanno. Come sempre sono le persone più deboli e meno tutelate a pagare il prezzo. Pare ovvio che la rabbia si alimenti: la si può comprendere ed in certe condizioni anche condividere, almeno quando sia spontanea e non venga alimentata per bassi intenti da certe convenienze di parte e da certa informazione demagogica (sempre presente accanto a quella corretta e leale) ... e la rabbia non sempre si esprime con ragionevolezza e sagacia, spesso si fa violenta nell’espressione verbale, talvolta anche in quella fisica.

Ho finito la lettura dei "grappoli d’ira", il romanzo Furore che il grande scrittore John Steinbeck aveva costruito per mostrare le penitenze degli agricoltori del MidWest americano costretti a lasciare le loro terre rovinati dalle Banche a seguito della grande Depressione del 1929 e dei venti atmosferici che rovinavano i loro raccolti con le polveri trasportate.
Avevo programmato da qualche anno la lettura di Furore e, casualità, l’ho fatto nel periodo di condizioni speciali causate dall’infezione da Covid 19.
Mai casualità fu più illuminante. Il furore degli agricoltori del MidWest, privati delle loro terre e del loro lavoro, costretti a diventare emigranti per tentare di sopravvivere come braccianti nei periodi di raccolta di frutta e verdura e cotone in California.
Situazioni già vissute si ripetono nei momenti difficili.
Vissute anche di persona durante la malattia invalidante dei genitori. Forse se si fosse presentata l’occasione storta, fortunatamente non giunta, anch’io avrei spaccato una qualche testa col manico di un piccone, come Tom Joad.

"La pioggia cessò. L’acqua indugiò nei campi riflettendo il cielo grigio, poi dalla terra si levò il sussurro dell’acqua che scorre. Gli uomini uscirono dai fienili, uscirono dai capanni. Si accoccolavano sui talloni e guardavano la terra devastata. Restavano in silenzio. A volte dicevano qualcosa sottovoce. Niente lavoro fino a primavera. Niente lavoro. E se niente lavoro... niente soldi, niente cibo. Se uno ha un tiro di cavalli per arare e coltivare e mietere, non è che poi li lascia morire di fame quando non c’è lavoro. Quelli sono cavalli... noi siamo uomini. Le donne guardavano gli uomini, li guardavano per capire se stavolta sarebbero crollati. Le donne guardavano e non dicevano niente. E quando gli uomini erano in gruppo, la paura spariva dai loro volti e la rabbia prendeva il suo posto. E le donne sospiravano di sollievo, perché capivano che andava tutto bene: il crollo non c’era stato; e non ci sarebbe mai stato nessun crollo finché la paura fosse riuscita a trasformarsi in furore. Piccoli germogli d’erba cominciarono a sbucare dalla terra, e in pochi giorni le colline furono verdi di nuova vita."

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Non mi ha mai detto come vivere; ha vissuto, e mi ha lasciato guardare mentre lo faceva.

 
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