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Editoriale
giovedì 5 marzo 2020.
Il saluto al tempo del coronavirus
di Giuseppe Russomanno

Vietato stringersi la mano! Mantenere una distanza di almeno un metro dalla persona con cui si sta parlando per evitare che qualche gocciolina di saliva colpisca l’inconsapevole interlocutore contagiandolo!

Queste, due nuove abitudini che dovremo far nostre al più presto per non andare ad arricchire il già folto numero dei contagiati!
E … allora mi è venuta in mente l’immagine di due soldati romani che incontrandosi invece di abbracciarsi si fermano ad una certa distanza tra di loro e si salutano alzando il braccio, gesto che porta il nome di saluto romano e che in epoca non lontana fu messo al bando perché richiamava altri tempi e altre politiche!
Ma, vuoi vedere che anche i romani avevano paura di essere contagiati? Non lo sapremo mai ma il loro sistema era certamente efficace per impedire contatti pericolosi non desiderati.
La stretta di mano ancora oggi è simbolo di amicizia, cordialità, incoraggiamento, condivisione e, a volte ma con qualche riserva, serve anche a sancire un accordo tra persone leali e corrette!
Una volta era più frequente tra uomini anche nel mondo occidentale, mentre per l’islamismo la stretta è vista male tra persone di sesso diverso!
Ergo, se non vogliamo salutarci con i piedi, stare in equilibrio su una gamba non sempre è possibile specialmente ad una certa età, l’idea del saluto romano non è da scartare perché si prendono due piccioni con una mano, scusate volevo dire con una fava! Si evitano i contatti e in più mostrando il palmo della mano si manda un preciso messaggio: “ Ciao amico, vedi? Non nascondo niente in mano, puoi fidarti di me!”


Giuseppe Russomanno
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Non mi ha mai detto come vivere; ha vissuto, e mi ha lasciato guardare mentre lo faceva.

 
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