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Politica
martedì 5 novembre 2019.
Parlamenti diversi e principi democratici
di Nicoletta Noi-Togni

C’e’ differenza tra il Consiglio Nazionale e il Gran Consiglio del Cantone dei Grigioni. Entrambi legislativi, entrambi plurilingui, con modalità molto simili se non identiche ma con una differenza determinante: il Parlamento nazionale dispone di una traduzione simultanea della quale non dispone quello grigionese.

Differente quindi l’impostazione che possono dare i rispettivi presidenti.
Infatti se Marina Carobbio ha potuto e può dirigere i lavori parlamentari servendosi - credo - esclusivamente della lingua italiana, non altrettanto può fare Alessandro della Vedova. Infatti se quest’ultimo usasse unicamente la lingua italiana la stragrande maggioranza del Gran Consiglio non lo comprenderebbe o, meglio detto, non lo comprenderebbe come la necessità operazionale di un Parlamento richiede. Certo noi Grigionitaliani potremmo dire che se deputati, governo, persone e giornalisti sulla tribuna non capiscono quello che diciamo, questo non è un problema che ci riguarda. Siamo legittimati in Gran Consiglio ad usare le lingue dei nostri territori e quindi le tre lingue cantonali; la lingua della maggioranza non ci viene imposta. Non nego però di avere qualche dubbio sulla bontà di una conduzione del Gran Consiglio esclusivamente in una lingua della minoranza, senza traduzione simultanea. A parte il "gesto" come tale (non mi interessa se gli altri capiscono o non capiscono) il principio democratico che regge lo Stato - e perciò anche il nostro cantone - è quello della quantità e perciò del numero che ci piaccia o no. E non serve alle minoranze causare i disagi che esse stesse subiscono, alle maggioranze. Ciò non significa che non si possano (debbano) introdurre nel discorso passaggi in lingua italiana che connotino sia la provenienza di colui che dirige il Gran Consiglio, sia la lingua del territorio che rappresenta. Il dilemma linguistico comunque si presenta puntualmente ai grigionitaliani quando sono chiamati in Parlamento ad assolvere un compito a carattere collettivo, che esula quindi dall’esprimere un parere politico individuale come avviene nei dibattiti. L’ho vissuto anch’io quando ho avuto l’onore di aprire l’attuale legislatura - per merito di anzianita’ di carica - e l’ho "risolto" alternando nel discorso le due lingue, la mia/nostra e quella della maggioranza. Cosa che del resto cerchiamo di fare tutti noi deputati del GI, facendo con questo più fatica degli altri ma con la convinzione che ciò sia giusto. Veramente giusto sarebbe però disporre della traduzione simultanea che non abbiamo. Non è uguale se quest’ultima esiste o no. Credo ne dovrebbero tener conto coloro che paragonano i Parlamenti nazionale e cantonale. Comprese le presidenze puntuali. Come sempre occorre saper fare le differenze.

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La cosa più preziosa che puoi ricevere da chi ami è il suo tempo.
Non sono le parole, non sono i fiori, i regali. È il tempo.
Perché quello non torna indietro e quello che ha dato a te è solo tuo, non importa se è stata un’ora o una vita.

(David Grossman)

 
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