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Editoriale
lunedì 21 ottobre 2019.
CIELO E PARADISO
di Teresio Bianchessi

L’estate, tempo di vacanze, ha il grande pregio di regalare riposo ma soprattutto momenti per bighellonare sull’inutile.
Capita così di passare un pomeriggio ad incidere la corteccia di un bastone di castano selvatico, di ripulire una radice che pare una scultura, di delineare con dei sassi un piccolo sentiero nel bosco, impegnando la sera a rovistare vecchi album fotografici o curiosando nella dimenticata biblioteca di campagna.
E’ proprio frugando fra le mensole dei libri che mi sono ritrovato fra le mani, sgualcito e ingiallito un libretto di poesie, autore: Teresio Bianchessi – titolo – Grazie. Riprendo la vita. Dalla fine. - Editrice Seletecnica, stampato nel dicembre 1970 e che indica sul retro della copertina, impresso con un numeratore ad inchiostro, il prezzo di 1000 lire.
A distanza di quasi cinquant’anni da quella mia prima emozionante uscita in libreria, ricordo che la raccolta ebbe successo e fu recensita da giornali e riviste giovanili dei tempi.
Me lo coccolo, sfoglio le prima pagine, m’imbatto nella scarna biografia: “...nato a Castelleone (Cr) il 15/04/46, dopo un’infanzia difficile si trasferisce, tredicenne, a Milano ove risiede tuttora. Iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano”.
Un brivido mi riporta a quando avevo poco più di vent’anni, sfoglio le pagine e mi accorgo che i versi reggono ancora, forse perché hanno la carica dell’innocenza che coglie, a volte senza saperlo, con incoscienza, verità nascoste.
Mi colpiscono sopratutto, di una poesia, i due versi finali:
“...il cielo traccia per me / semplici segni di smarrimento”.
Richiudo il libro, resto pensieroso, ripeto mentalmente i versi e li trovo attuali, ancora mi appartengono a distanza di cinquant’anni, li riscriverei ancora.
Com’è possibile, mi chiedo, dopo un’intera vita non aver ancora trovato certezze?
La risposta è nella “semplicità”; quei “segni di smarrimento” altro non sono che la consapevolezza dei nostri limiti rispetto ai quesiti esistenziali che da sempre turbano le vite di tutti.
Capirlo dà serenità, capire che dopo millenni conosciamo solo il granello di sabbia sul quale viviamo ci consente un dolce naufragare nello spazio infinito, misterioso, profondo, di tante stelle lucenti che diventano a quel punto sogno, poesia e non vuoto minaccioso.
Nel travagliato percorso di tutti aiutano le religioni e nel mio personale cammino il cristianesimo ha rappresentato un manuale attendibile, non sempre facile da seguire, al quale riconosco validità nonostante la secolarizzazione dei tempi, validissimo ancora per un presente d’amore e fraterno.
Il dopo è semplice: nell’inviolato mistero ci sta tutto e perché no, anche il paradiso.

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La cosa più preziosa che puoi ricevere da chi ami è il suo tempo.
Non sono le parole, non sono i fiori, i regali. È il tempo.
Perché quello non torna indietro e quello che ha dato a te è solo tuo, non importa se è stata un’ora o una vita.

(David Grossman)

 
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